Tema d’italiano, ambito tecnico scientifico

17 06 2015

     Esame di Stato di istruzione secondaria superiore.

L’intera prova di italiano è consultabile all’indirizzo del Ministero dell’Istruzione. Qui propongo soltanto il quarto quesito, quello dell’ambito scientifico – tecnologico. Gli studenti dovevano scegliere una delle quattro tipologie proposte.

4. AMBITO TECNICO – SCIENTIFICO

ARGOMENTO:

Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell’elettronica e dell’informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività. Questi rapidi e profondi mutamenti offrono vaste opportunità ma suscitano anche riflessioni critiche.

DOCUMENTI

1. «Con il telefonino è defunta una frase come “pronto, casa Heidegger, posso parlare con Martin?”. No, il messaggio raggiunge – tranne spiacevoli incidenti – lui, proprio lui; e lui, d’altra parte, può essere da qualunque parte. Abituati come siamo a trovare qualcuno, non riuscirci risulta particolarmente ansiogeno. La frase più minacciosa di tutte è “la persona chiamata non è al momento disponibile”. Reciprocamente, l’isolamento ontologico inizia nel momento in cui scopriamo che “non c’è campo” e incominciamo a cercarlo affannosamente. Ci sentiamo soli, ma fino a non molti anni fa era sempre così, perché eravamo sempre senza campo, e non è solo questione di parlare.»

Maurizio FERRARIS, Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani, Milano 2005

2. «La nostra è una società altamente “permeabile”, oltre che “liquida”, per usare la nota categoria introdotta da Bauman. Permeabile perché l’uso (e talvolta l’abuso) dei nuovi strumenti di comunicazione travalica i confini delle sfere di vita, li penetra rendendoli più labili.

È sufficiente osservare alcuni modi di agire quotidiani per rendersi conto di quanto sia sempre più difficile separare i momenti e gli ambiti della vita. L’uso del cellulare anche quando si è a tavola con ospiti o in famiglia. Conversare ad alta voce al telefono quando si è in luoghi pubblici, sul treno o in metropolitana. Inviare messaggi o telefonare (magari senza vivavoce), anche se si è alla guida. L’elenco potrebbe continuare e con episodi più o meno sgradevoli che giungono alla maleducazione.

Così, la sfera del lavoro si confonde con quella della vita familiare, perché possiamo essere reperibili da mail e messaggi anche nei weekend o durante le ferie.

L’ambito lavorativo, a sua volta, si può confondere con quello delle relazioni personali grazie ai social network. Tutto ciò indica come gli spazi della nostra vita siano permeati dalla dimensione della comunicazione e dall’utilizzo delle nuove tecnologie.»

Daniele MARINI, Con smartphone e social è amore (ma dopo i 60 anni) “La Stampa” del 9/2/2015

Secondo l’ufficio stampa del Ministero, la prova tecnico – scientifica è stata scelta dal 50,7% dei circa 500.000 maturandi. La rilevazione è stata condotta su un campione di 485 scuole. La tecnologia domina la loro vita, i loro pensieri, fin troppo. Nelle scuole è una battaglia continua: alcuni studenti non riescono a tenere le mani lontano dal “cellulare” che ormai per loro è molto, molto di più di uno strumento.

Il grafico è stato prodotto dal Ministero e i valori sono in %.


 




La “Tecnologia pervasiva” all’esame di Stato

19 06 2014

     Secondo un’indagine del Ministero dell’Istruzione, svolta su un campione di 400 istituti scolastici, la prova di italiano svolta ieri scelta dal maggior numero di candidati (circa il 30%) è stato il saggio breve sulla “Tecnologia pervasiva”, dell’ambito tecnico-scientifico. È stata la più scelta in tutti i percorsi di studio, ad eccezione dell’istruzione artistica.

Riporto i quattro documenti relativi al saggio richiesto.

     1. «Anche la Silicon Valley ha la sua religione. E potrebbe presto diventare il paradigma dominante tra i vertici e gli addetti ai lavori della culla dell’innovazione contemporanea. È il «transumanismo» e si può definire, scrive il saggista Roberto Manzocco in “Esseri Umani 2.0” (Springer, pp. 354), come «un sistema coerente di fantasie razionali parascientifiche», su cui la scienza cioè non può ancora pronunciarsi, «che fungono da risposta laica alle aspirazioni escatologiche delle religioni tradizionali». Per convincersene basta scorrerne i capisaldi: il potenziamento delle nostre capacità fisiche e psichiche; l’eliminazione di ogni forma di sofferenza; la sconfitta dell’invecchiamento e della morte. Ciò che piace ai geek della Valley è che questi grandiosi progetti di superamento dell’umano nel “post-umano” si devono, e possono, realizzare tramite la tecnologia. E tecniche, la cui fattibilità è ancora tutta da scoprire, come il “mind uploading”, ossia il trasferimento della coscienza su supporti non biologici, e le “nanomacchine”, robot grandi come virus in grado di riparare le cellule cancerose o i danni da malattia degenerativa direttamente a livello molecolare.» Fabio CHIUSI, TRANS UMANO la trionferà, “l’Espresso” –6 febbraio 2014

     2. «Lord Martin Rees, docente di Astrofisica all’Università di Cambridge e astronomo della Regina, la vede un po’ diversamente: i robot sono utili per lavorare in ambienti proibitivi per l’uomo – piattaforme petrolifere in fiamme, miniere semidistrutte da un crollo, centrali in avaria che perdono sostanze radioattive –oltre che per svolgere mestieri ripetitivi. Ma devono restare al livello di «utili idioti: la loro intelligenza artificiale va limitata, non devono poter svolgere mestieri intellettuali complessi». L’astronomo della Corte d’Inghilterra, occhi rivolti più alle glorie del passato che alle speranze e alle incognite di un futuro comunque problematico, propone una ricetta che sa di luddismo. Una ricetta anacronistica ed estrema che si spiega con l’angoscia che prende molti di noi davanti alla rapidità con la quale la civiltà dei robot – della quale abbiamo favoleggiato per decenni e che sembrava destinata a restare nei libri di fantascienza – sta entrando nelle nostre vite. Che i robot stiano uscendo dalle fabbriche lo sappiamo da tempo: il bancomat è un bancario trasformato in macchina, in servizio notte e giorno. In molti supermercati il cassiere non c’è più, sostituito da sensori, lettori di codici a barre, sistemi di pagamento automatizzati. In Giappone e Francia si moltiplicano treni e metropolitane guidate da un computer (è così la nuova Linea 5 della metropolitana di Milano), così come tutti i convogli che si muovono all?interno dei grandi aeroporti del mondo sono, ormai, senza conducente.» Massimo GAGGI, E il robot prepara cocktail e fa la guerra, “Corriere della Sera. la Lettura” – 26 gennaio 2014.

     3. «Per molto tempo al centro dell’attenzione sono state le tecnologie e gli interrogativi che si portano dietro: «Meglio i tablet o i netbook?», «Android, iOs o Windows?», seguiti da domande sempre più dettagliate «Quanto costano, come si usano, quali app…». Intanto i docenti hanno visto le classi invase da Lim, proiettori interattivi, pc, registri elettronici o tablet, senza riuscire a comprendere quale ruolo avrebbero dovuto assumere, soprattutto di fronte a ragazzi tecnologicamente avanzati che li guardavano con grandi speranze e aspettative. Per gli studenti si apre una grande opportunità: finalmente nessuno proibisce più di andare in internet, di comunicare tramite chat, di prendere appunti in quaderni digitali o leggere libri elettronici.» Dianora BARDI, La tecnologia da sola non fa scuola, “Il Sole 24 ORE. Nòva” –12 gennaio 2014.

     4. «Passando dal tempo che ritorna al tempo che invecchia, dal tempo ciclico della natura regolato dal sigillo della necessità al tempo progettuale della tecnica percorso dal desiderio e dall’intenzione dell?uomo, la storia subisce un sussulto. Non più decadenza da una mitica età dell’oro, ma progresso verso un avvenire senza meta. La progettualità tecnica, infatti, dice avanzamento ma non senso della storia. La contrazione tra “recente passato” e “immediato futuro”, in cui si raccoglie il suo operare, non concede di scorgere fini ultimi, ma solo progressi nell?ordine del proprio potenziamento. Null’altro, infatti, vuole la tecnica se non la propria crescita, un semplice “sì” a se stessa. L’orizzonte si spoglia dei suoi confini. Inizio e fine non si congiungono più come nel ciclo del tempo, e neppure si dilatano come nel senso del tempo. Le mitologie perdono la loro forza persuasiva. Tecnica vuol dire, da subito, congedo dagli dèi.» Umberto GALIMBERTI, Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica, Feltrinelli, Milano 2002.

Credit immagini: 1.  www.csd.cs.cmu.edu  e 2. www.linkedstrategies.com

 




Comunicare la scienza è anche una forma di inclusione sociale

2 05 2014

     Il tredicesimo Congresso PCST 2014 si terrà a Salvador, la capitale dello Stato di Bahia, in Brasile dal 5 all’8 maggio prossimo.  L’acronimo PCST sta per “Public Communication of Science and Technology”. La comunicazione della scienza quest’anno, oltre a condividere esperienze, vuole presentare lo stato della ricerca scientifica in America Latina. In quest’edizione sarà anche favorita la partecipazione massiccia degli studenti che in condizioni normali non potrebbero accedere ad un evento internazionale di questa portata. Il coinvolgimento degli studenti è in linea con l’enorme sforzo che sta compiendo il Brasile da alcuni anni, con investimenti finalizzati alla ricerca e ad una crescita economica superiore a quella dei Paesi più industrializzati. La ricerca scientifica in forte espansione, collegata e integrata nella società brasiliana, ha svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’ultimo decennio, non solo in Brasile. Si pensi al balzo in avanti di Cina ed India sul piano scientifico, tecnologico e industriale (spesso a scapito dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro). Il Brasile inoltre possiede risorse minerarie di rilievo: bauxite, oro, rame, ferro, manganese, stagno, petrolio.

     Alcuni settori in cui il Brasile è impegnato  nell’integrazione fra scienza, tecnologia e società: conservazione della biodiversità (ricordo che gran parte della foresta amazzonica è in territorio brasiliano), ricerca (seria) sulle cellule staminali, su nuovi e più efficaci farmaci, sulle fonti energetiche rinnovabili, sui cambiamenti climatici.

    Nel congresso sarà dato spazio alla comunicazione della scienza come forma di inclusione sociale e impegno politico, per coinvolgere nell’istruzione e nella ricerca scientifica i giovani cittadini provenienti da famiglie a basso reddito, spesso esclusi dai benefici delle conoscenze scientifico-tecnologiche. Un problema diffuso anche nei Paesi più industrializzati del Brasile, come quelli nordamericani ed europei. Alle disparità fra Paesi ricchi e Paesi poveri, bisogna aggiungere disparità molto accentuate all’interno dello stesso Paese tra chi ha accesso alle nuove tecnologie e alle scoperte scientifiche e chi ne è escluso. Basti pensare al problema del digital divide che amplifica le differenze tra chi ha accesso all’informazione e alla conoscenza e chi non ha quest’opportunità. Ci saranno risultati concreti sulle modalità di inclusione sociale e scientifica e sugli strumenti da mettere in atto? Un primo passo il governo brasiliano lo ha già fatto circa dieci anni fa, creando un dipartimento specifico per la divulgazione e la diffusione scientifica e tecnologica.

Per saperne di più (solo in portoghese, spagnolo, inglese): PCST 2014.

 




Cluster Tecnologici Nazionali

14 10 2013

     Lo scorso anno ci fu l’avviso pubblico e la selezione di progetti relativi a otto cluster nazionali. Il bando si concluse il 28 settembre 2012. In quest’ambito sono stati approvati trenta progetti e nel processo di valutazione dei progetti, per la prima volta sono stati coinvolti esperti di riconosciuto valore, provenienti da altri Paesi.

     Cosa sono i cluster in questione? Sono gruppi di imprese, di istituzioni di ricerca, consorzi, fondazioni, distribuiti sul territorio e in grado di sviluppare ricerca, servizi, formazione, competenze specializzate in un determinato settore.

     “Ciascuno degli otto Cluster, nati grazie all’Avviso del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, costituisce una rete ampia e inclusiva delle eccellenze italiane operanti su tutto il territorio nazionale in aree tecnologiche strategiche per il sistema Paese: Fabbrica Intelligente, Chimica verde, Scienze della Vita, Mezzi e sistemi per la mobilità di superficie terrestre e marina, Agrifood, Aerospazio, Tecnologie per le Smart Communities, Tecnologie per gli ambienti di vita.” [MIUR]

     I progetti sono stati finanziati con circa 266 milioni di euro, di cui una parte come credito agevolato. C’è l’auspicio che i cluster possano attrarre altri investimenti, sia pubblici che privati, in modo da richiamare e impiegare ricercatori e tecnici altamente qualificati, anche dall’estero, per realizzare prodotti di elevata qualità per le imprese, il mercato e i territori in cui essi operano.

Una piccola speranza per alcuni dei tanti giovani talenti italiani della Scienza e della Tecnologia che continuano a migrare verso altri Paesi?