Rischio chimico: vecchi e nuovi pittogrammi

11 09 2017

 

 

      Questo breve post, lungi dall’essere esaustivo sull’argomento, si prefigge di informare gli studenti che in questo inizio d’anno scolastico affronteranno per la prima volta il corso di chimica. Il tema è il rischio delle sostanze e miscele chimiche pericolose. Per approfondimenti si possono cercare in rete i Regolamenti REACH, CLP, UE n. 453/2010 e i riferimenti al Titolo IX, Capo I, del D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, Istituti scolastici compresi.

     L’immagine in basso mostra un confronto fra i vecchi e i nuovi simboli (pittogrammi) che devono essere presenti sulle etichette delle sostanze chimiche prodotte, importate o commercializzate in Europa.

     In un precedente post ho fatto riferimento alle vecchie frasi di Rischio R e Consigli di Prudenza S, sostituiti rispettivamente dalle nuove Indicazioni di Pericolo (Frasi H) e Consigli di Prudenza (Frasi P).

     Segnalo che le sostanze chimiche alle quali si riferiscono i vecchi e nuovi pittogrammi sono presenti in molti prodotti di uso comune, oltre che nei vari settori industriali: chimica, costruzioni, tessile, agricoltura, alimentazione, informatica, lavorazione dei metalli, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti ecc. Tra i materiali di uso quotidiano che necessitano delle indicazioni di rischio, alcuni anche a scuola, ci sono: detersivi, materiali per le pulizie in generale, alcuni materiali di cancelleria, materiali utilizzati nel laboratorio di chimica e biologia, smalti per metallo e legno, colori utilizzati per i tatuaggi, sostanze emanate dai mobili soprattutto se nuovi, idrocarburi, cosmetici, ecc.

     L’Unione Europea, negli ultimi anni, oltre ad emanare il Regolamento REACH che stabilisce regole comuni su registrazione, importazione e commercio di sostanze, ha costituito anche l’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA, sito in italiano) che ha sede nella capitale della Finlandia, Helsinki. L’ECHA coordina e controlla che i Paesi membri attuino i nuovi regolamenti sulle sostanze chimiche. Per aumentare il livello di protezione della salute umana, degli altri viventi e dell’ambiente, è stato emanato anche il Regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging), entrato in vigore nel 2009. In Italia la legislazione in materia di sicurezza è stata armonizzata con il Decreto legislativo 81/2008.

Crediti immagine: Tecna Parma (Ambiente, Sicurezza, Qualità, Medicina). Video: Regolamento CLP e nuovi pittogrammi, di Marina Feriotti. Un video più dettagliato: L’etichettatura GHS-CLP, di Graziano Pitis.




Etichettatura delle sostanze chimiche pericolose

11 12 2015

     La direttiva europea sulla nuova etichettatura delle sostanze pericolose è entrata in vigore da alcuni anni (Regolamento CE n. 1272/2008, CLP Classification Labelling and Packaging) ma non tutti gli utilizzatori finali dei prodotti interessati ne sono a conoscenza. L’etichettatura e le relative schede informative di sicurezza, destinate soprattutto agli operatori professionali di questi prodotti chimici, sono gli strumenti di informazione del pericolo connesso al loro uso e alla loro conservazione.

     Propongo un video esplicativo molto chiaro, contenente anche un confronto con i vecchi pittogrammi, messo in rete da Graziano Pitis (www.pitis.it ), adatto anche per le scuole secondarie: https://www.youtube.com/watch?v=vpPPGDfPPPg . Durata 25 minuti.

      In questo blog altre volte è stato affrontato il tema a scopo didattico-divulgativo: DESC database delle sostanze chimiche ecotossiche; Frasi P consigli di prudenza; Frasi H indicazioni di pericolo; Conferenza nazionale sul regolamento REACH; La sicurezza nel laboratorio di chimica. Altri materiali sono facilmente trovabili in rete.




Social network, privacy e sicurezza nel web

3 09 2014

     Recentemente il Garante per la privacy ha rielaborato e reso disponibile in rete un breve ma interessante manuale: “Social Privacy: come tutelarsi nell’era dei social network”.

I diversi social network offrono da qualche anno indubbi vantaggi a tutti, semplificando i contatti interpersonali, facilitando gli scambi e la ricerca di persone e informazioni. Parallelamente sono aumentati i rischi per gli utenti, soprattutto quei giovani più “deboli” e meno diffidenti verso i pericoli della rete. L’intreccio ormai massiccio tra vita reale e vita virtuale, le identità ideali e ingannevoli che chiunque può costruirsi in rete, condizionano sempre più la vita delle persone e i loro rapporti con gli altri. Da alcuni anni si ripetono fatti di cronaca, anche gravissimi, che coinvolgono adolescenti denigrati, violentati con parole forti per il loro aspetto, le loro amicizie o il loro pensiero.

     Suggerisco una prima lettura “leggera” a tutti, poi ciascuno approfondirà i temi che ritiene più interessanti e aderenti alla propria situazione.

Scarica il volumetto.

     Per chi volesse analizzare una ricerca condotta “sul campo”, in alcune scuole toscane nell’anno scolastico 2011-2012, propongo “Interazione con adolescenti su Facebook e privacy. Un’esperienza di ricerca” di Andrea Cagioti e Giulio Vidotto Fonda, pubblicata nel dicembre 2013 sulla rivista Media Education del Centro Studi Erickson di Trento. 

L’articolo è scaricabile a questo link, previa registrazione gratuita alla rivista, con l’opportunità di accedere anche ad altri articoli. Oppure qui direttamente in pdf.

 




Congresso di Chimica degli alimenti

15 07 2014

     Si è svolto a Firenze e si è concluso lo scorso 10 luglio il X Congresso Italiano di Chimica degli Alimenti, organizzato dall’Università di Firenze con la collaborazione del GICA, il Gruppo Interdivisionale di Chimica degli Alimenti della Società Chimica Italiana.

     Al congresso hanno partecipato esperti di varie università italiane e straniere. Durato cinque giorni, era rivolto soprattutto a specialisti, giovani laureati, dottorandi e ricercatori del settore.

L’evento ha rappresentato anche un primo contributo al tema centrale dell’EXPO 2015 di Milano, su cui si sono addensate diverse nubi, riguardanti appalti poco chiari sui lavori e presunte tangenti, oggetto di indagini della magistratura.

     Si è discusso di come garantire cibi sicuri e di elevata qualità alla popolazione. È stato fatto il punto sulle ricerche in atto in alcune industrie alimentari, sia per l’identificazione di sostanze indesiderate, sia per una migliore e più efficace individuazione delle sostanze nutrizionali e delle molecole presenti negli alimenti. Il congresso è stato caratterizzato anche da letture plenarie effettuate dai ricercatori dell’agroalimentare dell’industria e delle università.

     Durante  il congresso, le varie relazioni hanno toccato tutte le fasi della filiera: produzione delle materie prime, degli alimenti elaborati, il loro stoccaggio, la conservazione, il trasporto, la commercializzazione e il consumo. Una sezione ha riguardato un tema fondamentale in un periodo di crisi economica come quello attuale: la riduzione degli sprechi e il recupero degli scarti alimentari. 

 




Si costruirà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi?

15 06 2014

     Sono trascorsi quasi trent’anni dal referendum popolare che ha deciso la chiusura delle poche centrali nucleari italiane e la sospensione di ulteriori ricerche per il settore nucleare. Ma il referendum non ha risolto il problema delle scorie radioattive: l’Italia ormai ne ha accumulate circa 90.000 m3, in parte derivanti dalle vecchie centrali e in parte ricavate dal settore sanitario e industriale. Si tratta di riempire e depositare in luogo sicuro per almeno 3-4 secoli migliaia di fusti metallici, inseriti in un sarcofago di cemento armato ricoperto di terreno argilloso. Un’area ritenuta idonea per il deposito di questi particolari rifiuti fu individuata nel 2003 in Basilicata, nel comune di Scanzano Jonico, ma le proteste della popolazione bloccarono tutto.

Da allora la gestione dei rifiuti radioattivi attende una risposta che non sia un semplice rinvio al futuro. Come al solito, ora ce lo impone l’Europa: una direttiva obbliga ogni Paese membro a gestire sul proprio territorio i rifiuti nucleari. Non solo, tra alcuni anni arriveranno a scadenza anche i contratti che l’Italia ha stipulato con Francia e Inghilterra per “riprocessare” (ridurre il contenuto di uranio e plutonio) i rifiuti che sono stati inviati nei due Paesi per mezzo di treni speciali. Anche questi rifiuti dovranno ritornare sul nostro territorio, dopo esserci costati un miliardo, un miliardo e mezzo di euro. Dove sono adesso gli altri rifiuti nucleari? Suddivisi fra i vari impianti che li hanno prodotti, in situazione di sicurezza per adesso ma non per un periodo di medio o lungo termine. Dove metterli? Tutti i tecnici concordano con la necessità della costruzione di un unico deposito nazionale: è più sicuro e più economico, è stato stimato un costo di circa 2,5 miliardi di euro e sarà esteso quanto un campo di calcio, alto quanto un palazzo di cinque piani (18-20 m).

     Qualche mese fa, L’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato la Guida Tecnica n. 29 riguardante i “Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività”.  La guida, corredata da una relazione illustrativa che descrive sinteticamente il contesto internazionale in materia di gestione dei rifiuti radioattivi, contiene quindici criteri che, per esclusione, permettono di individuare aree del territorio nazionale dove costruire un Deposito nazionale che consenta di gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi. I criteri di esclusione e quelli “di approfondimento” costituiscono requisiti fondamentali e importanti elementi di valutazione per le amministrazioni centrali e periferiche, oltre che per la S.O.G.I.N. S.p.A. addetta alla messa in sicurezza di questa tipologia di rifiuti e alla localizzazione dell’area di costruzione del deposito. Quali sono i quindici fondamentali criteri di esclusione?

Sono da escludere le aree:

1. vulcaniche attive o quiescenti

2. contrassegnate da sismicità elevata

3. interessate da fenomeni di fagliazione

4. caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviali

5. contraddistinte dalla presenza di depositi alluvionali di età olocenica

6. ubicate ad altitudine maggiore di 700 m s.l.m.

7. caratterizzate da versanti con pendenza media maggiore del 10%

8. sino alla distanza di 15 km dalla linea di costa attuale oppure ubicate a distanza maggiore ma ad altitudine minore di 20 m s.l.m.

9. interessate dal processo morfogenetico carsico o con presenza di sprofondamenti catastrofici improvvisi (sinkholes)

10. caratterizzate da livelli piezometrici affioranti o che, comunque, possano interferire con le strutture di fondazione del deposito

11. naturali protette identificate ai sensi della normativa vigente

12. che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati

13. che siano a distanza inferiore a 1 km da autostrade e strade extraurbane principali e da linee ferroviarie fondamentali e complementari

14. caratterizzate dalla presenza nota di importanti risorse del sottosuolo

15. caratterizzate dalla presenza di attività industriali a rischio di incidente rilevante, dighe e sbarramenti idraulici artificiali, aeroporti o poligoni di tiro militari operativi.

Questi criteri, uniti a quelli di approfondimento dovrebbero rendere trasparenti le procedure, rassicurare le popolazioni e condurre ad una scelta che dia tempi certi e “brevi” per la costruzione del deposito. Se altri Paesi hanno già costruito depositi del genere, non si capisce perché in Italia la gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti debba sempre rimanere un’accesa e inconcludente discussione. Sperando di non scoprire in fase di appalto dei lavori, o costruzione dell’opera, i soliti problemi “all’italiana” emersi anche per il MOSE della laguna veneta.

Crediti per la mappa del nucleare europeo: http://www.ansa.it/ . Per approfondire:

Guida Tecnica n. 29 (versione in italiano)

Relazione illustrativa Guida Tecnica (versione in italiano)

Guida Tecnica n. 29 (versione in inglese)

Relazione illustrativa Guida Tecnica (versione in inglese)

Video dell’onda di tsunami che nel 2011 si abbatté sulle coste giapponesi provocando, tra l’altro, migliaia di morti e il disastro della centrale nucleare di Fukushima:

http://www.youtube.com/watch?v=j0YOXVlPUu4

http://www.youtube.com/watch?v=5K6evRtpdAw

 

 




Frasi P: consigli di prudenza

11 05 2014

     Dopo le frasi H, riporto anche le Frasi P (Precautionary statements), “Consigli di prudenza”. Sono prescrizioni di carattere sanitario contenute all’interno del Regolamento (CE) n. 1272/2008 e rappresentano consigli sulla prudenza necessaria relativa a classificazione, tichettatura e imballaggio di sostanze e miscele. I consigli P hanno sostituito le “vecchie” frasi S, ormai abrogate. Come per le frasi H, in Italia l’Istituto Superiore di Sanità ha recepito anche i consigli P. Insieme alle frasi H e alle frasi P sono stati introdotti i nuovi pittogrammi di pericolo, come quelli rappresentati nella figura (cliccare per ingrandirla).

Consigli di prudenza di carattere generale

  • P101 – In caso di consultazione di un medico, tenere a disposizione il contenitore o l’etichetta del prodotto.
  • P102 – Tenere fuori dalla portata dei bambini.
  • P103 – Leggere l’etichetta prima dell’uso.

Consigli di prudenza – Prevenzione

  •  P201 – Procurarsi istruzioni specifiche prima dell’uso.
  • P202 – Non manipolare prima di avere letto e compreso tutte le avvertenze.
  • P210 – Tenere lontano da fonti di calore / scintille / fiamme libere / superfici riscaldate. Non fumare.
  • P211 – Non vaporizzare su una fiamma libera o altra fonte di accensione.
  • P220 – Tenere/conservare lontano da indumenti / … / materiali combustibili.
  • P221 – Prendere ogni precauzione per evitare di miscelare con sostanze combustibili.
  • P222 – Evitare il contatto con l’aria.
  • P223 – Evitare qualsiasi contatto con l’acqua: pericolo di reazione violenta e di infiammazione spontanea.
  • P230 – Mantenere umido con…
  • P231 – Manipolare in atmosfera di gas inerte.
  • P232 – Proteggere dall’umidità.
  • P233 – Tenere il recipiente ben chiuso.
  • P234 – Conservare soltanto nel contenitore originale.
  • P235 – Conservare in luogo fresco.
  • P240 – Mettere a terra / massa il contenitore e il dispositivo ricevente.
  • P241 – Utilizzare impianti elettrici / di ventilazione / d’illuminazione / … / a prova di esplosione.
  • P242 – Utilizzare solo utensili antiscintillamento.
  • P243 – Prendere precauzioni contro le scariche elettrostatiche.
  • P244 – Mantenere le valvole di riduzione libere da grasso e olio.
  • P250 – Evitare le abrasioni / gli urti / … / gli attriti.
  • P251 – Recipiente sotto pressione: non perforare né bruciare, neppure dopo l’uso.
  • P260 – Non respirare la polvere / i fumi / i gas / la nebbia / i vapori / gli aerosol.
  • P261 – Evitare di respirare la polvere / i fumi / i gas / la nebbia / i vapori / gli aerosol.
  • P262 – Evitare il contatto con gli occhi, la pelle o gli indumenti.
  • P263 – Evitare il contatto durante la gravidanza / l’allattamento.
  • P264 – Lavare accuratamente dopo l’uso.
  • P270 – Non mangiare, né bere, né fumare durante l’uso.
  • P271 – Utilizzare soltanto all’aperto o in luogo ben ventilato.
  • P272 – Gli indumenti da lavoro contaminati non devono essere portati fuori dal luogo di lavoro.
  • P273 – Non disperdere nell’ambiente.
  • P280 – Indossare guanti / indumenti protettivi / Proteggere gli occhi / il viso.
  • P281 – Utilizzare il dispositivo di protezione individuale richiesto.
  • P282 – Utilizzare guanti termici / schermo facciale / Proteggere gli occhi.
  • P283 – Indossare indumenti completamente ignifughi o in tessuti ritardanti di fiamma.
  • P284 – Utilizzare un apparecchio respiratorio.
  • P285 – In caso di ventilazione insufficiente utilizzare un apparecchio respiratorio.
  • P231 + P232 – Manipolare in atmosfera di gas inerte. Tenere al riparo dall’umidità.
  • P235 + P410 – Tenere in luogo fresco. Proteggere dai raggi solari.

Consigli di prudenza – Reazione

  •  P301 – IN CASO DI INGESTIONE:
  • P302 – IN CASO DI CONTATTO CON LA PELLE:
  • P303 – IN CASO DI CONTATTO CON LA PELLE (O CON I CAPELLI):
  • P304 – IN CASO DI INALAZIONE:
  • P305 – IN CASO DI CONTATTO CON GLI OCCHI:
  • P306 – IN CASO DI CONTATTO CON GLI INDUMENTI:
  • P307 – IN CASO DI ESPOSIZIONE:
  • P308 – IN CASO DI ESPOSIZIONE O DI POSSIBILE ESPOSIZIONE:
  • P309 – IN CASO DI ESPOSIZIONE O DI MALESSERE:
  • P310 – Contattare immediatamente un centro antiveleni o un medico.
  • P311 – Contattare un centro antiveleni o un medico.
  • P312 – In caso di malessere, contattare un centro antiveleni o un medico.
  • P313 – Consultare un medico.
  • P314 – In caso di malessere, consultare un medico.
  • P315 – Consultare immediatamente un medico.
  • P320 – Trattamento specifico urgente (vedere… su questa etichetta).
  • P321 – Trattamento specifico (vedere… su questa etichetta).
  • P322 – Misure specifiche (vedere… su questa etichetta).
  • P330 – Sciacquare la bocca.
  • P331 – NON provocare il vomito.
  • P332 – IN CASO DI IRRITAZIONE DELLA PELLE:
  • P333 – IN CASO DI IRRITAZIONE O ERUZIONE DELLA PELLE:
  • P334 – Immergere in acqua fredda / avvolgere con un bendaggio umido.
  • P335 – Rimuovere le particelle depositate sulla pelle.
  • P336 – Sgelare le parti congelate usando acqua tiepida. Non sfregare la parte interessata.
  • P337 – SE L’IRRITAZIONE DEGLI OCCHI PERSISTE:
  • P338 – Togliere le eventuali lenti a contatto se è agevole farlo. Continuare a sciacquare.
  • P340 – Trasportare l’infortunato all’aria aperta e mantenerlo a riposo in posizione che favorisca la respirazione.
  • P341 – Se la respirazione è difficile, trasportare l’infortunato all’aria aperta e mantenerlo a riposo in posizione che favorisca la respirazione.
  • P342 – IN CASO DI SINTOMI RESPIRATORI:
  • P350 – Lavare delicatamente e abbondantemente con acqua e sapone.
  • P351 – Sciacquare accuratamente per parecchi minuti.
  • P352 – Lavare abbondantemente con acqua e sapone.
  • P353 – Sciacquare la pelle / fare una doccia.
  • P360 – Sciacquare immediatamente e abbondantemente gli indumenti contaminati e la pelle prima di togliersi gli indumenti.
  • P361 – Togliersi di dosso immediatamente tutti gli indumenti contaminati.
  • P362 – Togliersi di dosso gli indumenti contaminati e lavarli prima di indossarli nuovamente.
  • P363 – Lavare gli indumenti contaminati prima di indossarli nuovamente.
  • P370 – IN CASO DI INCENDIO:
  • P371 – IN CASO DI INCENDIO GRAVE E DI QUANTITÀ RILEVANTI:
  • P372 – Rischio di esplosione in caso di incendio.
  • P373 – NON utilizzare mezzi estinguenti se l’incendio raggiunge materiali esplosivi.
  • P374 – Utilizzare i mezzi estinguenti con le precauzioni abituali a distanza ragionevole.
  • P375 – Rischio di esplosione. Utilizzare i mezzi estinguenti a grande distanza.
  • P376 – Bloccare la perdita se non c’è pericolo.
  • P377 – In caso d’incendio dovuto a perdita di gas, non estinguere a meno che non sia possibile bloccare la perdita senza pericolo.
  • P378 – Estinguere con…
  • P380 – Evacuare la zona.
  • P381 – Eliminare ogni fonte di accensione se non c’è pericolo.
  • P390 – Assorbire la fuoriuscita per evitare danni materiali.
  • P391 – Raccogliere il materiale fuoriuscito.
  • P301 + P310 – In caso di ingestione: contattare immediatamente un centro antiveleni o un medico.
  • P301 + P312 – In caso di ingestione accompagnata da malessere: contattare un centro antiveleni o un medico.
  • P301 + P330 + P331 – In caso di ingestione: sciacquare la bocca. NON provocare il vomito.
  • P302 + P334 – In caso di contatto con la pelle: immergere in acqua fredda / avvolgere con un bendaggio umido.
  • P302 + P350 – In caso di contatto con la pelle: lavare delicatamente e abbondantemente con acqua e sapone.
  • P302 + P352 – In caso di contatto con la pelle: lavare abbondantemente con acqua e sapone.
  • P303 + P361 + P353 – In caso di contatto con la pelle (o con i capelli): togliersi di dosso immediatamente tutti gli indumenti contaminati. Sciacquare la pelle / fare una doccia.
  • P304 + P340 – In caso di inalazione: trasportare l’infortunato all’aria aperta e mantenerlo a riposo in posizione che favorisca la respirazione.
  • P304 + P341 – In caso di inalazione: se la respirazione è difficile, trasportare l’infortunato all’aria aperta e mantenerlo a riposo in posizione che favorisca la respirazione.
  • P305 + P351 + P338 – In caso di contatto con gli occhi: sciacquare accuratamente per parecchi minuti. Togliere le eventuali lenti a contatto se è agevole farlo. Continuare a sciacquare.
  • P306 + P360 – In caso di contatto con gli indumenti: sciacquare immediatamente e abbondantemente gli indumenti contaminati e la pelle prima di togliersi gli indumenti.
  • P307 + P311 – In caso di esposizione, contattare un centro antiveleni o un medico.
  • P308 + P313 – In caso di esposizione o di possibile esposizione, consultare un medico.
  • P309 + P311 – In caso di esposizione o di malessere, contattare un centro antiveleni o un medico.
  • P332 + P313 – In caso di irritazione della pelle: consultare un medico.
  • P333 + P313 – In caso di irritazione o eruzione della pelle: consultare un medico.
  • P335 + P334 – Rimuovere le particelle depositate sulla pelle. Immergere in acqua fredda / avvolgere con un bendaggio umido.
  • P337 + P313 – Se l’irritazione degli occhi persiste, consultare un medico.
  • P342 + P311 – In caso di sintomi respiratori: contattare un centro antiveleni o un medico.
  • P370 + P376 – In caso di incendio: bloccare la perdita se non c’è pericolo.
  • P370 + P378 – In caso di incendio: estinguere con…
  • P370 + P380 – Evacuare la zona in caso di incendio.
  • P370 + P380 + P375 – In caso di incendio: evacuare la zona. Rischio di esplosione. Utilizzare i mezzi estinguenti a grande distanza.
  • P371 + P380 + P375 – In caso di incendio grave e di grandi quantità: evacuare la zona. Rischio di esplosione. Utilizzare i mezzi estinguenti a grande distanza.

Consigli di prudenza – Conservazione

  • P401 – Conservare…
  • P403 – Conservare in luogo ben ventilato.
  • P404 – Conservare in un recipiente chiuso.
  • P405 – Conservare sotto chiave.
  • P406 – Conservare in recipiente resistente alla corrosione / provvisto di rivestimento interno resistente.
  • P407 – Mantenere uno spazio libero tra gli scaffali / i pallet.
  • P410 – Proteggere dai raggi solari.
  • P411 – Conservare a temperature non superiori a … °C / … °F.
  • P412 – Non esporre a temperature superiori a 50 °C / 122 °F.
  • P413 – Conservare le rinfuse di peso superiore a … kg / … lb a temperature non superiori a … °C / … °F.
  • P420 – Conservare lontano da altri materiali.
  • P422 – Conservare sotto…
  • P402 + P404 – Conservare in recipiente chiuso.
  • P403 + P233 – Tenere il recipiente ben chiuso e in luogo ben ventilato.
  • P403 + P235 – Conservare in luogo fresco e ben ventilato.
  • P410 + P403 – Proteggere dai raggi solari. Conservare in luogo ben ventilato.
  • P410 + P412 – Proteggere dai raggi solari. Non esporre a temperature superiori a 50 °C / 122 °F.
  • P411 + P235 – Conservare in luogo fresco a temperature non superiori a … °C / … °F.

Consigli di prudenza – Smaltimento

  • P501 Smaltire il prodotto/recipiente in punti di raccolta per rifiuti pericolosi o speciali

 




Acciaio e Ilva: settimane di drammi e di battaglie

3 12 2012

     Dopo la sospensione della produzione e la tromba d’aria che ha causato la morte dell’operaio gruista e danni per milioni di euro, il decreto del governo sembra indirizzato verso la riapertura dell’acciaieria e gli interventi di bonifica del territorio. Magistratura permettendo, perché potrebbe sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. L’Italia proprio non ne ha bisogno. La strada scelta dal governo sarà un percorso lungo è lento, ma è l’unico in grado di salvaguardare la salute e il lavoro di migliaia di persone. L’inquinamento non è storia recente ma viene da anni di cattiva gestione dell’impianto e cattiva amministrazione del territorio. Ci sono state colpe di dirigenti e proprietari dell’Ilva ma anche di amministratori che hanno permesso che sorgesse un intero quartiere a ridosso dell’acciaieria. Ricordo che la mortalità nell’area dell’Ilva è superiore a quella media della Puglia e l’aspettativa di vita è più breve, ma è un problema comune a molte  aree industriali delle altre città italiane. La via tracciata dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, se percorsa effettivamente, mi sembra quella più sensata.

     In questo post non voglio certo analizzare la situazione sociale e ambientale dell’area tarantina. Invece posso cercare di spiegare, a grandi linee, cos’è l’acciaio, uno dei materiali più utilizzati. Sarebbe più corretto parlare di acciai, perché ne esistono diversi tipi.

     L’acciaio è una lega ferro-carbonio con una percentuale di quest’ultimo inferiore all’1,8%. Se la percentuale di carbonio è compresa tra l’1,8% e il 6%, si hanno le ghise. La presenza nella lega di quantità significative di altri elementi chimici consente di ottenere centinaia di tipologie di acciai differenti. In base alla concentrazione di carbonio, gli acciai comuni vengono classificati in tre gruppi.

a.       Acciai a basso tenore di carbonio, contengono meno dello 0,25% in peso di carbonio. Sono quelli più “teneri” e meno resistenti ma possono essere facilmente lavorati, saldati e ridotti in fili. Sono meno costosi da produrre e si utilizzano per lamiere, travi, ponti, lattine, chiodi, fili, tubazioni. Se nella lega si aggiungono altri elementi (rame, vanadio, nichel, molibdeno), si ottengono gli acciai basso-legati ad alta resistenza (HSLA) che resistono meglio alla corrosione, utilizzati per strutture da bullonare e per telai di vagoni ferroviari o di camion. Possono essere rafforzati da opportuni trattamenti termici.

b.      Acciai a medio tenore di carbonio, hanno una concentrazione di quest’elemento compresa tra lo 0,25% e lo 0,60% in peso. Anche in questo caso si possono aggiungere altri elementi per ottenere diverse combinazioni di resistenza-duttilità. Sono più forti degli acciai a basso tenore di carbonio ma sono anche meno duttili. Ricordo che la duttilità è la capacità del materiale di lasciarsi ridurre in fili sottili; viene misurata come capacità di subire deformazioni plastiche prima della frattura.

c.      Acciai ad alto tenore di carbonio, hanno un contenuto di C compreso tra lo 0,60% e l’1,4% in peso. Sono gli acciai più duri e resistenti ma anche i meno duttili. Sono molto resistenti all’usura e per questo utilizzati, con l’aggiunta di cromo, molibdeno, vanadio e tungsteno, per la produzione di utensili (coltelli, scalpelli, martelli, bulloni, lame per seghetti, punte per trapani, molle, pistoni, ingranaggi vari) e stampi industriali.

     Un’altra importante categoria è quella degli acciai inossidabili. In tutti gli ambienti hanno un’estrema resistenza alla corrosione (formazione di ruggine) e per ottenere questo risultato viene aggiunto cromo per almeno l’11% in peso. Anche gli acciaiai inossidabili si dividono in tre classi in base alla loro composizione chimica, alle loro proprietà meccaniche e alle applicazioni che ne derivano. Senza entrare in questa classificazione, posso aggiungere che gli acciai inossidabili trovano largo impiego nella produzione di serbatoi, valvole, strutture per i gas di scarico delle auto, apparecchiature e strutture per l’industria alimentare e quella chimico-farmaceutica, parti di motori, cuscinetti, recipienti a pressione, utensili chirurgici, ecc.

     Da questa sintesi sulle principali tipologie di acciai e sull’uso dell’acciaio, ciascuno può avere un’idea dell’importanza strategica di questa produzione per il nostro Paese. È altrettanto chiaro che, se non si vuole aggravare la situazione economica e industriale e pregiudicare ulteriormente le scarse possibilità di crescita che abbiamo, bisogna considerare “strategica” per l’Italia la produzione dell’acciaio. Senza rinunciare alle norme di sicurezza sul lavoro né a quelle sul controllo degli inquinanti emessi dal processo di produzione e lavorazione.

     Facendo riferimento all’articolo 43 della Costituzione: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”, il governo per lo Stato deve pretendere dalla proprietà anche l’avvio delle opere di bonifica, oltre a permettere il ritorno alla produzione.

Nelle immagini: una foto dell’area dell’Ilva e un serbatoio in acciaio.




La sicurezza nel laboratorio di chimica

1 10 2012

     Questo post è rivolto soprattutto ai ragazzi del primo anno degli istituti secondari di secondo grado che si apprestano ad utilizzare il laboratorio di chimica. L’argomento è stato già trattato in classe ma, data l’importanza della sicurezza, vale la pena riproporre anche qui i principali simboli (pittogrammi) che si possono incontrare nel laboratorio o sulle etichette dei prodotti. Le sostanze potenzialmente pericolose saranno maneggiate dal tecnico e/o dal docente, anche con l’utilizzo della cappa aspirante. 

     Le regole di comportamento fondamentali sono quelle suggerite dal buon senso: nella propria postazione muoversi con cautela; non consumare cibi o bevande; prima di utilizzare qualsiasi sostanza, leggere bene l’etichetta e soprattutto chiedere al docente se non è chiara la consegna; non accendere il becco Bunsen, sarà cura del tecnico o del docente, se necessario; i rifiuti vanno smaltiti negli appositi contenitori differenziati; i capelli lunghi vanno tenuti raccolti; attenzione alla vetreria e agli altri strumenti!

     Se uno o più prodotti vengono versati nelle provette, ciascuna di esse deve sempre avere un’etichetta con il nome della sostanza. Sono particolarmente importanti alcuni simboli grafici adottati a livello internazionale che fanno immediatamente comprendere il tipo di pericolo associato alle varie sostanze, al loro uso, trasporto e conservazione.

     Sulle etichette sono riportate, oltre al nome della sostanza in varie lingue e alla formula chimica, anche frasi di rischio (R) o di prudenza (S). Qualche esempio: R7 – può provocare un incendio; R10 – infiammabile; R20 – nocivo per inalazione; S1 – conservare sotto chiave; S18 – manipolare e aprire il recipiente con precauzione. Sia le frasi R che quelle S sono state introdotte dalla normativa europea per l’etichettatura dei prodotti chimici pericolosi. Spesso non è presente l’intera frase ma solo il simbolo R o S e il numero corrispondente alla frase.  Alcune sostanze possono presentare più simboli di pericolo: controlla l’etichetta del bianchetto che hai nell’astuccio oppure quella dei prodotti per la pulizia che hai in casa, ad esempio la candeggina. Nel 2010 è entrata in vigore una nuova normativa europea che ha modificato in parte alcuni pittogrammi (immagine piccola). Nell’immagine grande riporto i principali simboli di pericolo di cui dovresti già conoscere il significato e la descrizione. Se non è così, rivedi i tuoi appunti, il tuo libro e eventuali schede ricevute. Sono importanti i dispositivi di protezione individuali: camice, occhiali di sicurezza e guanti: possono ridurre i rischi dell’utilizzo del laboratorio chimico. Eventuali esperimenti svolti a scuola non devono essere replicati a casa!

Per saperne di più: 

http://www.gastaldi-abba.ge.it/vecchio/sicurezza/informazioni_sicurezza_lab_chimica_triennio.pdf

http://it.wikipedia.org/wiki/Laboratorio_chimico

http://www.itispanella.it/sicurezza%20chimica/index_sicurezza_chimica.htm