L’ora di Chimica a Settimo Torinese

7 10 2017

Il Festival delle Scienze di Settimo Torinese, giunto quest’anno alla quinta edizione, sarà aperto domani sera da uno spettacolo di Elio, quello della celebre band delle storie Tese. I biglietti però sono ormai esauriti.

     Il tratto unificante di quest’anno per i 150 appuntamenti (Conferenze, laboratori, spettacoli, dimostrazioni, caffè scientifici, … ) del Festival è “Ora di Chimica”. La Chimica è un settore molto importante per la città di Settimo: Sono molte infatti le aziende di Settimo che si occupano di gomma, plastica e Chimica. Lo stesso Primo Levi, qualche anno dopo il ritorno dal campo di concentramento, nel 1948, incominciò a lavorare come chimico per la Siva (Società industriale vernici e affini) a Settimo e vi rimase per oltre vent’anni. Video: Siva con breve intervista a Primo Levi. Propongo anche Eugenio Allegri che legge “Carbonio”, l’ultimo capitolo del “Sistema periodico”, di Primo Levi.

     Le manifestazioni del Festival coinvolgono anche Torino e altre città dell’area metropolitana torinese: Rivoli, Moncalieri, Grugliasco, Collegno e Castiglione Torinese. Per le scuole sono particolarmente interessanti i laboratori previsti nella settimana dal 16 al 20 ottobre.

     Video di presentazione del Festival dell’Innovazione e della Scienza, nella Sala “Primo Levi” della Biblioteca Archimede di Settimo, lo scorso 5 ottobre.

     La Chimica quindi è il tema portante del Festival, i cui eventi sono concentrati prevalentemente tra il 15 e il 22 ottobre. Alcuni titoli degli eventi in programma: “La Scienza della carne: la Chimica della bistecca e dell’arrosto”; “Cibo, Chimica e sensi”; “Chimica spettacolare”; “La Chimica verde”; “Molecole Greentose”; “Il Teatro dell’Acqua”; “Perché esplodono gli smartphone?”; “L’importanza dei pneumatici della F1 2017”; Nanomateriali e Ambiente: dall’energia alla rimozione dei contaminanti”; “Le nuove celle solari sostituiranno il silicio?”; “Cioccolato cibo degli dei: scienza e credenze”; “C.S.I. La scena del crimine”; “Luce, reazioni chimiche e nanoparticelle per la diagnosi e la cura dei tumori” e tanto altro ancora.

Consulta il sito Festivaldellinnovazione per i vari appuntamenti e le dirette video di molte manifestazioni. 




Primo Levi e il cerio

2 02 2016

     Durante i vari eventi associati al giorno della memoria, celebrato la settimana scorsa, si è fatto spesso riferimento a Primo Levi, alle sue opere e alla sua prigionia nel Lager di Auschwitz. L’autore di “Se questo è un uomo”, “La tregua”, “Il Sistema periodico”, affronta il periodo della prigionia diverse volte nei suoi testi. Tra l’altro, Primo Levi è stato il primo scrittore italiano le cui opere sono state tutte tradotte in inglese. La traduzione dell’opra omnia ha richiesto quindici anni di lavoro. In questo breve post faccio riferimento solo all’undicesimo capitolo del “Sistema periodico”, dedicato al cerio, l’elemento chimico numero 58, simbolo Ce.

     Si tratta di un metallo che nella Tavola periodica segue il lantanio e precede il praseodimio. Venne scoperto nel 1801 (secondo altri, 1803), in modo indipendente da tre studiosi: in Svezia da Jöns Jacob Berzelius e Wilhelm Hisinger; in Germania, da Martin Heinrich Klaproth. Per la tipica lucentezza metallica assomiglia al ferro ma essendo più tenero, è anche più duttile e malleabile. Viene utilizzato prevalentemente in metallurgia per la produzione di alcune leghe. La sua principale caratteristica è l’elevata reattività: l’elemento puro se graffiato con una punta metallica può facilmente prendere fuoco all’aria.

     Primo Levi scrive che di quest’elemento praticamente non sapeva nulla prima del suo internamento ad Auschwitz, però gli ha dedicato un capitolo di uno dei suoi libri perché permise a lui e al suo amico Alberto di sopravvivere negli ultimi mesi di prigionia, prima che il lager venisse liberato dai russi, nel gennaio del 1945. Nel campo, aveva trovato dei cilindretti metallici in un misterioso barattolo senza alcuna etichetta su uno scaffale e non sapeva di che materiale fossero. “Li mostrai al mio amico Alberto. Alberto cavò di tasca un coltellino e provò ad inciderne uno: era duro, resisteva alla lama. Provò a raschiarlo: si udì un piccolo crepitio e scaturì un fascio di scintille gialle. A questo punto la diagnosi era facile: si trattava di ferro-cerio, la lega di cui sono fatte le comuni pietrine per accendisigaro. Perché erano così grandi? Alberto, che per qualche settimana aveva lavorato da manovale insieme con una squadra di saldatori, mi spiegò che vengono montati sulla punta dei cannelli ossiacetilenici, per accendere la fiamma. A questo punto mi sentivo scettico sulle possibilità commerciali della mia refurtiva: poteva magari servire ad accendere il fuoco, ma in Lager i fiammiferi (illegali) non scarseggiavano certo. (…) Mi redarguì: non bisogna scoraggiarsi mai, perché è dannoso, e quindi immorale, quasi indecente. Avevo rubato il cerio: bene, ora si trattava di piazzarlo, di lanciarlo. Ci avrebbe pensato lui, lo avrebbe fatto diventare una novità, un articolo di alto valore commerciale. Prometeo era stato sciocco a donare il fuoco agli uomini invece di venderlo: avrebbe fatto quattrini, placato Giove, ed evitato il guaio dell’avvoltoio.”

     Utilizzarono il cerio per ricavarne pietrine per gli accendini da commercializzare (in nero) con gli altri internati: ogni pietrina era valutata una razione di pane. Era la sopravvivenza, in quei mesi invernali. “In totale, centoventi pietrine, due mesi di vita per me e due per Alberto, e in due mesi i russi sarebbero arrivati e ci avrebbero liberati; e ci avrebbe infine liberati il cerio, elemento di cui non sapevo nulla, salvo quella sua unica applicazione pratica, e che esso appartiene alla equivoca ed eretica famiglia delle Terre Rare, e che il suo nome non ha nulla a che vedere con la cera, e neppure ricorda lo scopritore; ricorda invece (grande modestia dei chimici d’altri tempi!) il pianetino Cerere, essendo stati il metallo e l’astro scoperti nello stesso anno 1801; e forse era questo un affettuoso-ironico omaggio agli accoppiamenti alchimistici: come il Sole era l’oro e Marte il ferro, così Cerere doveva essere il cerio.”

     Come già fatto in occasione di alcuni compiti, ripropongo un link che porta al “Sistema periodico” di Primo Levi. Video di presentazione del capitolo 11 sul cerio, dal “Sistema periodico”, proposto da Franco Rosso dell’Associazione Culturale Chimicare e inventore del “Carnevale della chimica” di cui, nella colonna a lato, si riportano i link ad alcune edizioni.




Il sistema periodico di Primo Levi

29 06 2015

     In questo blog ho fatto riferimento diverse volte al “sistema periodico” e al suo autore Primo Levi (Acqua contaminata da cromo; il mercurio e il cappellaio matto; maturità 2012 ambito tecnico scientifico; i gas nobili; gli elementi del VI gruppo; gli elementi del V gruppo). Questo è un racconto in buona parte autobiografico sugli studi dell’autore, sul suo lavoro e le sue esperienze di chimico. Ma non è solo questo, è anche un riferimento forte al periodo della seconda guerra mondiale, al fascismo e soprattutto alle speranze e alle grandi difficoltà della ripresa nel dopoguerra, e nella ricerca del lavoro. Il filo conduttore del racconto è costituito dagli elementi chimici che hanno caratterizzato le sue esperienze lavorative e i suoi studi.

     Si tratta di un testo che ho anche dato da leggere ad alcune classi per il periodo estivo, allegandolo al registro elettronico. C’è la possibilità, grazie all’Editore Einaudi, e al blog https://giuliovaracca.files.wordpress.com/2010/10/il-sistema-periodico.pdf di scaricarlo dalla rete in pdf. Per rendere più agevole la lettura, consiglio di aumentare lo zoom del dispositivo che si utilizza.

Nell’immagine: la copertina del racconto tradotto in francese.




Acqua contaminata da cromo

24 04 2014

     In provincia di Alessandria, a Spinetta Marengo, è successo ciò che non dovrebbe mai accadere: le falde acquifere sotto al polo chimico sono state contaminate per anni da sostanze tossiche. Nella zona si sono avvicendate nel tempo due società, i cui dirigenti risultano imputati nel processo iniziato poche settimane fa. Molti dei cittadini, che erano orgogliosi della loro fabbrica ma che cucinavano e bevevano l’acqua del paese, si sono ammalati o sono deceduti per varie patologie.

     Le analisi del sangue di alcuni ammalati hanno evidenziato valori oltre la norma per: cromo, arsenico, nichel, piombo, antimonio. Il problema emerse con alcune analisi effettuate nel 2008 i cui risultati furono riportati dagli  organi di stampa, ma già negli anni precedenti altre analisi collegate a ispezioni dell’ASL e dell’ARPA avevano messo in allarme i cittadini meglio informati. Le sostanze chimiche citate sono solo una parte di quelle riscontrate e possono provocare danni acuti o cronici alla salute umana. Sono elementi chimici che fanno parte di quella “regione” della tavola periodica che in altre occasioni ho definito “molto pericolosa”. I loro danni possono derivare innanzitutto dall’accumulo nell’organismo, per via digestiva o epidermica come nel caso dell’acqua inquinata (cromo, arsenico, piombo, antimonio), ma anche da una esposizione prolungata, se si tratta di sostanze anche  inalabili come cromo esavalente, tricloroetilene, tetracloroetilene.

     In qualche pozzo interno alla fabbrica, a fronte di un limite di legge di 5 microgrammi/litro (consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel lontano 1958) di cromo esavalente (nello stato di ossidazione +6), sono stati registrati valori di 8203 microgrammi/litro, 1640 volte superiore. Eppure alcuni lavoratori sopravvissuti hanno dichiarato che bevevano normalmente l’acqua di quei pozzi.

     Ricordo che il cromo è uno dei metalli di transizione nella tavola periodica, numero atomico 24, scoperto da Nicolas-Louis Vauquelin nel 1798 (l’anno precedente aveva scoperto anche il berillio) da un minerale da cui ricavò il triossido di cromo (CrO3). In natura esistono diversi isotopi del cromo, i più stabili sono  52Cr, 53Cr e 54Cr; il cromo-52 è il più abbondante raggiungendo l’83,8% del totale. In ambito industriale il cromo si usa come costituente di molte leghe per conferirgli resistenza al calore, ad esempio nell’acciaio inox, oppure nella cromatura di manufatti (si pensi alle rubinetterie, agli utensili meccanici, alle componenti cromate di moto e auto) o nella produzione di alluminio anodizzato. In passato quest’elemento è stato utilizzato molto nella concia e nelle lavorazioni delle pelli. Un altro utilizzo abbastanza diffuso del cromo si ha nella produzione di smalti e vernici. Dal 2006, la Direttiva 2002/95/CE della Comunità Europea vieta l’utilizzo di cromo esavalente come componente dei rivestimenti anticorrosione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

     Nel suo “Sistema Periodico”, Primo Levi dedica al cromo uno dei capitoli centrali del libro, di cui riporto un breve brano: “… Raccontò dunque che, quando era laggiù responsabile del reparto Vernici Sintetiche, gli era capitata per mano una formulazione di un’antiruggine ai cromati che conteneva un componente assurdo: nulla meno del cloruro d’ammonio, il vecchio ed alchimistico Sale Ammoniaco del tempio di Ammone, assai propenso a corrodere il ferro piuttosto che a preservarlo dalla ruggine. …” . 

Video sul triossido di cromo (in inglese).