Fipronil nelle uova

1 09 2017

     Anche l’Italia è stata toccata dalla psicosi delle uova al Fipronil (formula bruta o molecolare: C12H4Cl2F6N4OS). Lo scandalo è partito da Olanda e Belgio dove sono state trovate grosse quantità di uova e prodotti derivati contaminati da questo insetticida utilizzato contro un acaro (pidocchio rosso) in alcuni allevamenti di galline ovaiole. Poi il problema si è allargato a ben quindici Paesi europei che hanno importato questi prodotti.

     La situazione, amplificata dai mezzi di informazione, ha allarmato anche le autorità e i consumatori italiani. Un allarme giustificato? L’allarme forse sì, la psicosi e la rinuncia al consumo moderato di uova no.

     Il motivo è nella sostanza stessa: il Fipronil è il nome commerciale del fluocianobenpirazolo, un blando insetticida a lenta azione utilizzato contro i parassiti degli animali domestici. Il prodotto in Europa però è vietato negli allevamenti animali della catena alimentare: non avrebbe dovuto essere usato, volontariamente o accidentalmente, negli allevamenti delle galline ovaiole, né dovrebbe essere utilizzato negli allevamenti avicoli da carne.

     I residui trovati nelle uova sono motivo di preoccupazione perché l’effetto tossico di questa sostanza chimica, come spesso accade, è legato alla quantità. Consumare un elevato numero giornaliero di uova o derivati può essere dannoso per l’organismo, ma non solo per gli effetti del Fipronil in caso di contaminazione, anche perché ciò non corrisponde ad una corretta alimentazione.

     Accertato ormai che non si tratta di un problema di contaminazione generale delle uova ma di casi particolari che hanno interessato anche l’Italia, come si legge nel fascicolo della FAO, il Fipronil è moderatamente tossico in piccole quantità, perciò bisogna certamente intervenire dove ci sono stati errori nell’utilizzo del prodotto ma non ingigantire i possibili effetti nocivi del consumo di uova che, comunque, non sono superiori a quelli del consumo elevato di carni che a loro volta possono non essere esenti da sostanze chimiche per la prevenzione di malattie, utilizzate in certi allevamenti. Come al solito la differenza la fa la quantità di sostanza, in genere proporzionale alla quantità di prodotto consumato.

     Le Istituzioni preposte alla tutela dei prodotti alimentari e alla salute umana, in Italia soprattutto, sono abbastanza vigili quindi si può avere fiducia nei comunicati informativi che sono stati diramati nelle scorse settimane.

     Ritornando all’aspetto chimico, il fluocianobenpirazolo ha un nome IUPAC lunghissimo e quasi impronunciabile: 5 ammino-1-fenil-2,6-dicloro-4-(trifluorometil)-4(trifluorometilsulfinil)-1H-pirazolo-3-carbonitrile. I simboli di rischio chimico o pittogrammi di pericolo, codificati dall’European Chemicals Bureau, per questa sostanza, sono abbastanza severi: tossico a lungo termine, tossico acuto, pericoloso per l’ambiente. Per questo non dovrebbe mai essere utilizzato nella catena alimentare.

Brevi video informativi: Rainews; Huffingtonpost. Crediti immagine: wikipedia.