Manifesto della SIPS

MANIFESTO DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA ITALIANA

SOCIETA’ ITALIANA PER IL PROGRESSO DELLE SCIENZE (SIPS)

Testo approvato dal Consiglio di Presidenza SIPS nella seduta del
 14 giugno 2011

         La Società Italiana per il Progresso delle Scienze, nella continuità  dei suoi 172 anni di vita e nella ricorrenza del 150° anniversario  dell’Unità d’Italia, intende richiamare l’attenzione della società e delle istituzioni italiane sul ruolo svolto dalla comunità scientifica italiana e dalle sue scuole nella costruzione del Paese e nel suo consolidamento culturale in Europa e nel contesto mondiale.
         Nel segno di questa tradizione è cruciale favorire il processo di internazionalizzazione della ricerca italiana. Ma occorrono opportune politiche per portare in un mondo in trasformazione un fattivo contributo di competenze e di leadership delle eccellenze scientifiche e tecnologiche italiane: altrimenti si registrano solo passive acquiescenze.
         Aderendo all’appello della SIPS noi scienziati italiani riaffermiamo il convincimento che la ricerca scientifica sia la chiave principale per sostenere adeguatamente le sfide della globalizzazione. E anche per questi obiettivi – e non solo per scelta culturale  -  riteniamo che la ricerca scientifica costituisca elemento essenziale per la competitività economica e per consentire all’Europa di sviluppare una civiltà fondata sui valori di libertà e dignità della persona.
         Per questo crediamo che l’azione dell’Unione Europea, in tutte le sue articolazioni, debba porre a suo fondamento la ricerca scientifica di base e interdisciplinare. E’ l’unica che conferisce respiro di medio e lungo termine anche a fondamentali invenzioni e all’innovazione tecnologica. Per cui è indispensabile una intensificazione degli sforzi di collaborazione tra i mondi scientifico, accademico e industriale.  
         Purtroppo si rileva nel nostro Paese una diminuzione dell’attenzione verso la ricerca di base che è fondamentale per lo sviluppo delle conoscenze. Secondo la  vecchia logica della CEE, essa è  sempre stata affidata agli Stati perché non porta risultati trasferibili nell’immediato  al mondo della produzione: oggi è tempo che anche la politica dell’Unione cambi  impostazione. Le grandi conquiste dell’umanità  sono sempre state appannaggio della ricerca di base.
         Gli scienziati italiani auspicano quindi che il mondo politico rivolga la sua attenzione a questo fenomeno che sta ingenerando nel Paese l’involuzione delle conoscenze con la sterilizzazione dei luoghi ove tale ricerca si svolge istituzionalmente.
         I  ”beni immateriali” frutto della ricerca libera  – per loro stessa natura –  hanno, sul profitto,  il vantaggio di produrre lo sviluppo sociale e civile; per questo, sono frutto di un  lavoro con ricadute enormi
         Una protratta negligenza politica e culturale verso la scienza creatrice di “beni immateriali” costituirebbe uno dei peggiori segni di decadenza di un paese, e preludio di sottosviluppo. Se la politica nazionale e quella dell’Unione – concentrando l’attenzione solo sulla crisi economica – continuano a trascurare la crescita dei “beni immateriali”, vuol dire che si tende consapevolmente ad un rovesciamento dei valori:  superate le soglie di irreversibilità, si cadrebbe nel sottosviluppo.
         Occorre reagire a questa sommersa involuzione. Per questo chiediamo ai governanti e agli imprenditori di fare propria questa convinzione – che ha il sostegno di tutta la storia delle scienze, delle invenzioni e delle tecnologie – e di adoperarsi perché il massimo delle risorse materiali e intellettuali, con particolare riguardo ai giovani,  sia messo in condizioni di portare il nostro Paese a traguardi degni di una società storicamente capace di continua evoluzione.
            I fenomeni naturali generano legittimamente perplessità nell’opinione pubblica, ma la loro rilevanza e la loro ricaduta vanno valutate non attraverso l’emozione  ma da uomini che con autorevolezza e competenza riescano a capire, in modo attento, i fenomeni naturali del mondo in cui viviamo.
         Per questo occorre che la scienza italiana venga dotata di una sede di rappresentatività istituzionale, soprattutto a tutela dell’eticità della scienza che in Italia ha avuto tanti illustri storici sostenitori
         Con la  creazione  dello Spazio europeo dell’Istruzione Superiore (SEIS) che va ad affiancare lo Spazio Europeo della Ricerca (SER), il governo dell’Unione sembra abbia iniziato a prendere  atto che occorre provvedere a sostenere con programmi appositi la ricerca non commissionata, cioè la ricerca concepita, programmata e condotta con finalità pubbliche da atenei ed organismi scientifici.
            Noi chiediamo che anche il Parlamento e il Governo italiano pongano mano ad  iniziative legislative ed amministrative volte a costruire –  in piena consapevolezza e competenza scientifica – i grandi obiettivi nazionali di ricerca, sviluppo e innovazione previsti dall’Agenda di Lisbona e dalla Strategia Europa 2020, e a rafforzare la vitalità della ricerca scientifica italiana evitando la perdita di promettenti o già prestigiose personalità.
            Auspichiamo in particolare che il Governo, consapevole che il futuro del Paese è  legato all’ampliamento delle  conoscenze,   provveda a potenziare l’azione delle Università e degli Enti scientifici perché tornino ad essere polo di attrazione per i giovani anche d’oltre confine,  consentendo  di trasferire alle prossime generazioni  un rinnovato patrimonio culturale. 
            Per ottemperare a questa missione riteniamo che atenei ed organismi scientifici italiani non debbano sottrarsi ad una seria e vincolante valutazione rivolta all’eccellenza dei risultati scientifici e didattici. Ma proprio per questo chiediamo un’inversione di tendenza nell’azione legislativa ed amministrativa affinché  anche l’ordinamento giuridico delle università favorisca nel sistema degli atenei la ricerca dell’eccellenza invece di indurlo  ad improprie pratiche di concorrenza.             L’università infatti non è un’impresa: deve restare il terreno di trasmissione nonché di crescita delle conoscenze.
            La scienza è prima di tutto un valore intellettuale che diventa campo di investimenti e condizione di sviluppo attraverso il progresso delle conoscenze.
            Per tutti questi motivi e aspirazioni, gli scienziati italiani chiedono che le istituzioni della Repubblica – ciascuna nel proprio ruolo e nelle singole sedi nazionali, europee e internazionali – esercitino e dimostrino un impegno rinnovato per sostenere le ragioni e il ruolo della ricerca italiana e della scienza come fattore di crescita civile, di sviluppo e di convivenza pacifica tra i popoli.

Roma, 14 giugno 2011

 



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