Attualità del Manifesto Russell-Einstein

14 02 2018

Il Manifesto Russell-Eistein, presentato il 9 luglio 1955, dieci anni dopo le bombe su Hiroshima e Nagasaki, costituisce il più importante documento di denuncia del pericolo delle armi nucleari per l’umanità.

     Sul pianeta le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, suddivise in due grandi blocchi, si affrontavano in una competizione al riarmo con bombe atomiche e bombe a idrogeno dagli effetti sempre più devastanti. Gli esperimenti condotti su alcune isole del Pacifico, sott’acqua o nel sottosuolo dei continenti euroasiatico e americano spargevano particelle radioattive per vaste aree della Terra.

     A partire dalla seconda metà dagli anni ottanta del secolo scorso ci si rese conto che gli arsenali nucleari accumulati sarebbero stati in grado di distruggere l’intero Pianeta e, con accordi internazionali, iniziò una progressiva riduzione di tali armamenti.

     Da qualche settimana è stata annunciata un’inversione di rotta: riprendere la costruzione e la sperimentazione di testate nucleari più “agili”, più piccole e penetranti nel sottosuolo, per poterle trasportare e meglio impiegare sui missili e sui normali aerei da combattimento. Ovviamente dalla parte “avversa” è stato risposto che si agirà con provvedimenti che possano bilanciare e “neutralizzare” questo riarmo. Sembra l’inizio di una nuova “guerra fredda” con armi atomiche, che pareva limitata ad incursioni di hackers nel cyberspazio politico-economico-militare dell’uno o dell’altro blocco (o del terzo blocco costituito dalla superpotenza asiatica).

     Dopo oltre sessant’anni è più che mai attuale il Manifesto Russell-Einstein firmato da molti grandi uomini di scienza e rivolto ai loro colleghi e all’umanità tutta a favore del disarmo nucleare e delle scelte pacifiste dell’intera umanità. Propongo il Manifesto, tradotto da Aurelia Martelli.

Nella tragica situazione che l’umanità si trova ad affrontare, riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi per valutare i pericoli sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito del documento che segue.

Non parliamo, in questa occasione, come appartenenti a questa o a quella nazione, continente o credo, bensì come esseri umani, membri del genere umano, la cui stessa sopravvivenza è ora in pericolo. Il mondo è pieno di conflitti, e su tutti i conflitti domina la titanica lotta tra comunismo e anticomunismo. Chiunque sia dotato di una coscienza politica avrà maturato una posizione a riguardo. Tuttavia noi vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e di ragionare semplicemente in quanto membri di una specie biologica la cui evoluzione è stata sorprendente e la cui scomparsa nessuno di noi può desiderare.

Tenteremo di non utilizzare parole che facciano appello soltanto a una categoria di persone e non ad altre. Gli uomini sono tutti in pericolo, e solo se tale pericolo viene compreso vi è speranza che, tutti insieme, lo si possa scongiurare.

Dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo. Dobbiamo imparare a domandarci non già quali misure adottare affinché il gruppo che preferiamo possa conseguire una vittoria militare, poiché tali misure ormai non sono più contemplabili; la domanda che dobbiamo porci è: “Quali misure occorre adottare per impedire un conflitto armato il cui esito sarebbe catastrofico per tutti?”

La gente comune, così come molti uomini al potere, ancora non ha ben compreso quali potrebbero essere le conseguenze di una guerra combattuta con armi nucleari. Si ragiona ancora in termini di città distrutte. Si sa, per esempio, che le nuove bombe sono più potenti delle precedenti e che se una bomba atomica è riuscita a distruggere Hiroshima, una bomba all’idrogeno potrebbe distruggere grandi città come Londra, New York e Mosca.

È fuor di dubbio che in una guerra con bombe all’idrogeno verrebbero distrutte grandi città. Ma questa non sarebbe che una delle tante catastrofi che ci troveremmo a fronteggiare, e nemmeno la peggiore. Se le popolazioni di Londra, New York e Mosca venissero sterminate, nel giro di alcuni secoli il mondo potrebbe comunque riuscire a riprendersi dal colpo. Tuttavia ora sappiamo, soprat­tutto dopo l’esperimento di Bikini, che le bombe atomiche possono portare gradatamente alla distruzione di zone molto più vaste di quanto si fosse creduto.

Fonti autorevoli hanno dichiarato che oggi è possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Se fatta esplodere a terra o in mare, tale bomba disperde nell’atmosfera particelle radioattive che poi ridiscendono gradualmente sulla superficie sotto forma di pioggia o pulviscolo letale. È stato questo pulviscolo a contaminare i pescatori giapponesi e il loro pescato.

Nessuno sa con esattezza quanto si possono diffondere le particelle radioattive, ma tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che una guerra con bombe all’idrogeno avrebbe un’alta probabilità di portare alla distruzione della razza umana. Si teme che l’impiego di molte bombe all’idrogeno possa portare alla morte universale – morte che sarebbe immediata solo per una minoranza, mentre alla maggior parte degli uomini toccherebbe una lenta agonia dovuta a malattie e disfacimento.

In più occasioni eminenti uomini di scienza ed esperti di strategia militare hanno lanciato l’allarme. Nessuno di loro afferma che il peggio avverrà per certo. Ciò che dicono è che il peggio può accadere e che nessuno può escluderlo. Non ci risulta, per ora, che le opinioni degli esperti in questo campo dipendano in alcuna misura dal loro orientamento politico e dai loro preconcetti. Dipendono, a quanto emerso dalle nostre ricerche, dalla misura delle loro competenze. E abbiamo riscontrato che i più esperti sono anche i più pessimisti.

Questo dunque è il problema che vi poniamo, un problema grave, terrificante, da cui non si può sfuggire: metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra? È una scelta con la quale la gente non vuole confrontarsi, poiché abolire la guerra è oltremodo difficile.

Abolire la guerra richiede sgradite limitazioni alla sovranità nazionale. Ma forse ciò che maggior­mente ci impedisce di comprendere pienamente la situazione è che la parola “umanità” suona vaga e astratta. Gli individui faticano a immaginare che a essere in pericolo sono loro stessi, i loro figli e nipoti e non solo una generica umanità. Faticano a comprendere che per essi stessi e per i loro cari esiste il pericolo immediato di una mortale agonia. E così credono che le guerre potranno continuare a esserci, a patto che vengano vietate le armi moderne.

Ma non è che un’illusione. Gli accordi conclusi in tempo di pace di non utilizzare bombe all’idrogeno non verrebbero più considerati vincolanti in tempo di guerra. Con lo scoppio di un conflitto armato entrambe le parti si metterebbero a fabbricare bombe all’idrogeno, poiché se una parte costruisse bombe e l’altra no, la parte che ha fabbricato le bombe risulterebbe inevitabilmente vittoriosa.

Tuttavia, anche se un accordo alla rinuncia all’armamento nucleare nel quadro di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe la soluzione definitiva del problema, avrebbe nondimeno una sua utilità. In primo luogo, ogni accordo tra Oriente e Occidente è comunque positivo poiché contribuisce a diminuire la tensione internazionale. In secondo luogo, l’abolizione delle armi termonucleari, nel momento in cui ciascuna parte fosse convinta della buona fede dell’altra, diminuirebbe il timore di un attacco improvviso come quello di Pearl Harbour, timore che al momento genera in entrambe le parti uno stato di agitazione. Dunque un tale accordo andrebbe accolto con sollievo, quanto meno come un primo passo.

La maggior parte di noi non è neutrale, ma in quanto esseri umani dobbiamo tenere ben presente che affinché i contrasti tra Oriente e Occidente si risolvano in modo da dare una qualche soddisfa­zione a tutte le parti in causa, comunisti e anticomunisti, asiatici, europei e americani, bianchi e neri, tali contrasti non devono essere risolti mediante una guerra. È questo che vorremmo far capire, tanto all’Oriente quanto all’Occidente.

Ci attende, se lo vogliamo, un futuro di continuo progresso in termini di felicità, conoscenza e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte solo perché non siamo capaci di dimenticare le nostre contese? Ci appelliamo, in quanto esseri umani, ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità, e dimenticate il resto. Se ci riuscirete, si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; altrimenti, vi troverete davanti al rischio di un’estinzione totale.

Invitiamo questo congresso, e per suo tramite gli scienziati di tutto il mondo e la gente comune, a sottoscrivere la seguente mozione:

In considerazione del fatto che in una futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi sono una minaccia alla sopravvivenza del genere umano, ci appelliamo con forza a tutti i governi del mondo affinché prendano atto e riconoscano pubblicamente che i loro obbiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e di conseguenza li invitiamo a trovare mezzi pacifici per la risoluzione di tutte le loro controversie.”

Albert Einstein

Bertrand Russell

Max Born (Premio Nobel per la fisica)

Percy W. Bridgman (Premio Nobel per la fisica)

Leopold Infeld (Professore di fisica teorica)

Frédéric Joliot-Curie (Premio Nobel per la chimica)

Herman J. Muller (Premio Nobel per la fisiologia e medicina)

Linus Pauling (Premio Nobel per la chimica)

Cecil F. Powell (Premio Nobel per la fisica)

Józef Rotblat (Professore di fisica)

Hideki Yukawa (Premio Nobel per la fisica)

Ascolta anche: Einstein-Russell Manifesto Press Conference.




L’Infinita curiosità all’Accademia delle Scienze

4 02 2018

L’infinita curiosità. Un viaggio nell’Universo in compagnia di Tullio Regge”, visitabile gratuitamente presso l’Accademia delle Scienze di Torino fino al prossimo 18 marzo rappresenta un’importante occasione di formazione scientifica per le classi.

La mostra è articolata in sei sezioni:

1. Messaggeri del cosmo. Come esplorare i confini dell’Universo in base ai messaggi che ci arrivano dallo spazio profondo: raggi cosmici, neutrini, onde gravitazionali.

2. Spazio, tempo, relatività. Si entra nel campo seminato da Einstein, nella teoria della relatività e ci viene spiegato come lo spazio-tempo avvolge tutte le cose e come riguardi anche i comuni navigatori satellitari.

3. Quanti e particelle. Con questa sezione si passa all’estremamente piccolo, alla meccanica quantistica e alla fisica subnucleare, con riferimenti anche al dualismo onda-particella tipico della luce.

4. Forme nella materia. Sono presentate le forme più comuni della materia, il mondo della simmetria e il campo di ricerca dei nanomateriali, dal fullerene ai nanotubi di carbonio.

5. Visioni del tutto. Una sezione dove si prospetta l’incontro tra l’immensamente grande e l’estremamante piccolo, con una ricostruzione della “Biblioteca di Babele” descritta nel racconto (pubblicato nel 1941, genere Fantasy) di Jorge Luis Borges.

6. Ritorno a casa. La sezione finale della mostra è dedicata al ruolo degli scienziati nella società e al loro impegno culturale e civile.

Sotto: Foto di gruppo della 5a Conferenza Solvay del 1927, con i maggiori scienziati del XX secolo per la Fisica e la Chimica. Tra i partecipanti: Einstein, Bohr, Marie Curie, Pauli, Heisenberg, Lorentz, Piccard, Schrodinger, Brillouin, Bragg, Dirac, Compton, Planck, De Broglie, e altri. Si veda anche: L’incredibile cena dei fisici quantistici (Salani editore, 272 pagine) di Gabriella Greison. 




Stazione ARPA di Torino-Rebaudengo

25 01 2018

Le maggiori città italiane, ma anche molte di quelle minori, hanno stazioni di rilevamento degli inquinanti atmosferici. Sono stazioni che contengono avanzati strumenti di misura che consentono di rilevare la concentrazione di determinati inquinanti. I dati vengono trasmessi in automatico ai Centri Operativi Provinciali che provvedono ad elaborarli e renderli disponibili come informazioni ambientali per gli amministratori e per il pubblico.

     Oltre alle stazioni presenti su territori urbani, ce ne sono anche in zone suburbane e rurali. Considerando Torino, una città che nel periodo invernale per la scarsità di precipitazioni, l’assenza di vento e la posizione geografica ha l’aria tra le più inquinate d’Italia, si possono individuare diverse stazioni di rilevamento urbane. Tra queste, quella che registra valori di inquinamento molto elevati è situata in Piazza Rebaudengo 23.

     In funzione fin dal 1973, rileva la presenza nell’aria delle seguenti sostanze inquinanti con diversi strumenti:

CO (Carbon monoxide); Strumento: TEI 48; Metodo: infrared absorption.

NO (Nitrogen monoxide); Strumento: TEI 42; Metodo: chemiluminescence.

NO2 (Nitrogen dioxide); Strumento: TEI 42; Metodo: chemiluminescence.

SO2 (Sulphur dioxide); Strumento: ENVIRONNEMENT AF21; Metodo: fluorescence.

TSP (Total suspended particulates); Strumento: TECORA SENTINEL PTS; Metodo: gravimetric method.

Altri inquinanti monitorati sono: C6H6 (Benzene); PM10 beta; B(a)P; Metalli (As, Cd, Ni, Pb).

     La Piazza è un crocevia di diverse strade a forte traffico, con molti semafori, perciò la stazione rilava emissioni di tipo veicolare urbano, residenziale e industriale.

     In qualche caso i dati rilevati sono archiviati e disponibili da oltre vent’anni (CO dal 1996), in altri casi da meno tempo: NOx dal 2008; SO2 dal 2010; C6H6 e PM10 beta dal 2011; B(a)P e metalli (As, Cd, Ni, Pb) dal 2012.

     Riferimenti: Città metropolitana di Torino, Area Risorse Idriche e Qualità dell’Aria, Servizio Qualità dell’Aria e Risorse Energetiche, Corso Inghilterra, 7 – 10138 Torino e ARPA Piemonte.

Video di Repubblica: Inquinamento atmosferico. Sky-TG24: Emergenza smog.




L’infinita curiosità e Tullio Regge

20 01 2018

     Ancora per poche settimane all’Accademia delle Scienze di Torino è visitabile gratuitamente una speciale mostra scientifica a carattere divulgativo e didattico: “L’infinità curiosità, un viaggio nell’Universo in compagnia di Tullio Regge”. La mostra propone un viaggio ideale nell’Universo, dall’immensamente grande all’infinitamente piccolo, con riferimenti alle meraviglie della fisica contemporanea: dalle onde gravitazionali ai buchi neri, alle particelle elementari. relatività, teoria quantistica. 

     La mostra, suddivisa in sei sezioni e iniziata il 22 settembre scorso, sarà visitabile fino al 18 marzo prossimo dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Una mostra indicata non solo per appassionati di fisica, astronomia e scienza in generale, ma per persone curiose. Una mostra composta da exibit, esperimenti, documenti, realtà virtuale, video. In questi mesi è stata accompagnata anche da molti eventi collaterali.

Video di presentazione della mostra.




Mappa sui metalli alcalini

4 01 2018

 

Selezionare la mappa per ingrandirla!

     Per motivi didattici, è opportuno che ritorni sulle caratteristiche del metalli alcalini, già trattate in “Caccia al litio”, “Caratteristiche degli elementi del I gruppo”, “Serie di attività chimica”.

     Gli elementi del I gruppo sono tutti metalli, definiti alcalini (termine che deriva dall’arabo e significa “ceneri di piante”) perché le ceneri ottenute dalla combustione delle piante ne sono ricche. Soprattutto di sodio e di potassio. Lo sanno bene i contadini che conservano le ceneri dei camini e delle stufe a legna per utilizzarle poi come fertilizzante nell’orto. Non solo: la potassa (carbonato di potassio) si otteneva dalle ceneri delle piante.

     I metalli alcalini in natura, per la loro elevata reattività, non si trovano mai allo stato elementare ma solo come ioni con una carica positiva, nei composti oppure in soluzioni acquose. I più diffusi sul pianeta sono il sodio e il potassio, rispettivamente sesto e ottavo per abbondanza sulla crosta terrestre. D’altra parte il cloruro di sodio (NaCl) è il sale più abbondante nelle acque marine e oceaniche. Altri composti importanti dei metalli alcalini sono: l’idrossido di sodio o soda caustica (NaOH); il carbonato di sodio (Na2CO3); il cloruro di potassio (KCl); l’idrossido di potassio (KOH); il carbonato di potassio (K2CO3).

     La mappa rappresentata in alto riassume le principali caratteristiche dei metalli alcalini nel loro insieme e singolarmente: selezionarla per ingrandirla e renderla leggibile!

     Un breve video sui metalli alcalini proposto dall’ITIS Majorana di Grugliasco. Un altro sulla reattività dei metalli alcalini proposto dall’Istituto Corinaldesi.




Esercizi di bilanciamento: risposte

16 12 2017

     Ecco le equazioni bilanciate degli esercizi proposti la scorsa settimana:

Al(OH)3 + 3Hbr — > AlBr3 + 3H2O

4Al + 3O2 — > 2Al2O3

N2 + 3H2 — > 2NH3

3NaOH + H3PO4 — > Na3PO4 + 3H2O

H2S + 2HNO3 — > H2SO3 + 2NO + H2O

2NaOH + H2S — > Na2S + 2H2O

2KOH + SO3 — > K2SO4 + H2O

2NaOH + H2SO4 — > Na2SO4 + 2H2O

2NiS + 3O2 — > 2NiO + 2SO2

C2H4 + 3O2 — > 2CO2 + 2H2O

C5H12 + 8O2 — > 5CO2 + 6H2O

C2H5OH + 3O2 — > 2CO2 + 3H2O

C6H12O6 + 6O2 — > 6CO2 + 6H2O

2MnO + 5PbO2 + 10HNO3 — > 2HMnO4 + 5Pb(NO3)2 + 4H2O

Equazioni di ossido-riduzione bilanciate:

H2S + 2HNO3 — > 2NO2 + S + 2H2O

2KMnO4 + 8H2SO4 + 10KI — > 2MnSO4 + 6K2SO4 + 5I2 + 8H2O

CuS + 8HNO3 — > Cu(NO3)2 + 6NO2 + SO2 + 4H2O




Avvelenamento da tallio

8 12 2017

     Nel post “Una regione molto pericolosa” ho già accennato al pericolo di alcuni elementi chimici, tra cui il tallio. Ma il recentissimo, grave fatto di cronaca che ha interessato la Brianza mi induce a ritornare su quest’elemento.

Di questo episodio colpiscono la lunga premeditazione per gli omicidi aggravati dal vincolo di parentela, la spregiudicatezza, le conoscenze sulla pericolosità del tallio e la facilità con cui è stato acquistato.

     Come ho già scritto alcuni anni fa, la pericolosità del tallio (simbolo Tl, scoperto da William Crookes nel 1865, famoso soprattutto per il suo “tubo”) è ancora più elevata rispetto a quella del cadmio. Il tallio infatti si può presentare come ione monovalente (Tl+) o trivalente (Tl3+). Nel primo caso, nel nostro organismo viene confuso facilmente con il potassio (K+), nel secondo caso con altri cationi ed entra facilmente nei processi biochimici cellulari. Ad esempio il tallio interferisce pesantemente, creando gravi danni, con la “pompa sodio-potassio” e con i legami tra gli amminoacidi che formano le strutture secondarie, terziarie e quaternarie delle proteine. Contrariamente al cadmio che esercita la sua azione prevalentemente sulle ossa, il tallio agisce sull’intero organismo, senza alcuna predilezione tra i vari sistemi di organi. Per i loro effetti mortali anche in piccole quantità e per la difficoltà nel diagnosticarli, tallio e polonio sono considerati i “veleni delle spie”. Gli usi prevalenti del tallio riguardano il settore degli insetticidi e quello dei fuochi d’artificio ed essendo tossico non deve essere ingerito. Fino agli anni ’70 e ’80 del secolo scorso è stato utilizzato come veleno nelle esche per i roditori, poi vietato, prima negli Stati Uniti e successivamente in altri Paesi per diversi incidenti mortali per ingestione accidentale. Però esiste un antidoto per avvelenamenti non gravi, individuati per tempo: decontaminazione intestinale anche con lavanda gastrica e somministrazione del ferrocianuro ferrico (formula bruta: K4Fe(CN)6·3H2O) detto anche Blu di Prussia. (N.B.: Queste informazioni sono puramente didattiche e divulgative, pertanto non hanno alcun valore medico o farmacologico!

Per approfondire: Tavola periodica:Tallio. Da Messaggero Veneto: Veleno tallio.




Esercizi di bilanciamento di equazioni chimiche

4 12 2017

     Nelle equazioni chimiche l’operazione di bilanciamento è molto importante, non solo perché bisogna rispettare la legge di conservazione della massa di Lavoisier, ma perché una volta bilanciata l’equazione fornisce informazioni fondamentali sulle quantità di reagenti iniziali e di prodotti che si formano.

     Vedi anche: Bilanciamento di equazioni chimiche; Ossidi acidi: equazioni da bilanciare; Ossidi acidi: equazioni bilanciate; Ossidi basici e idrossidi: equazioni bilanciate; Equazioni chimiche bilanciate.

     Esercizi di bilanciamento (la correttezza delle risposte potrà essere verificata in classe o consultando il prossimo post, tra una settimana):

Al(OH)3 + Hbr —> AlBr3 + H2O

Al + O2 —> Al2O3

N2 + H2 — > NH3

NaOH + H3PO4 — > Na3PO4 + H2O

H2S + HNO3 — > H2SO3 + NO + H2O

NaOH + H2S — > Na2S + H2O

KOH + SO3 — > K2SO4 + H2O

NaOH + H2SO4 — > Na2SO4 + H2O

NiS + O2 — > NiO + SO2

C2H4 + O2 — > CO2 + H2O

C5H12 + O2 — > CO2 + H2O

C2H5OH + O2 — > CO2 + H2O

C6H12O6 + O2 — > CO2 + H2O

MnO + PbO2 + HNO3 — > HMnO4 + Pb(NO3)2 + H2O

Equazioni di ossido-riduzione da bilanciare:

H2S + HNO3 — > NO2 + S + H2O

KMnO4 + H2SO4 + KI — > MnSO4 + K2SO4 + I2 + H2O

CuS + HNO3 — > Cu(NO3)2 + NO2 + SO2 + H2O




Segnalazione di Mnemochimica

2 12 2017

     Ho ricevuto la segnalazione di un nuovo sito web con interessanti indicazioni e materiali didattici gratuiti di chimica organica, senza le fastidiose interferenze pubblicitarie. Il sito è curato da Matteo Icaro, un giovane laureato in Farmacia e, col tempo e la perseveranza, potrebbe diventare un ricco archivio di utili materiali per gli studenti liceali e per molti studenti universitari dei dipartimenti scientifici.

     Tra tanti siti e blog che si occupano del nulla, noto con piacere che in rete si trovano anche materiali utili per la didattica scientifica e affidabili nei contenuti.

     I primi post inseriti su http://www.mnemochimica.it/ sono suddivisi nelle schede: Nomenclatura, Stereochimica, Reazioni e Come studiare. Il sito può essere utile anche per quanti incominciano a prepararsi per i test dei corsi di laurea ad accesso programmato del prossimo anno accademico ed è stato inserito nella sezione “Link preferiti”. Ricordo però che nessun sito o blog, neanche quello su cui sto scrivendo, può sostituire il libro di testo o i manuali cartacei, ma possono essere utilissime integrazioni per attività di recupero, consolidamento o approfondimento. Crediti immagine: www.mnemochimica.it .




Pericolosità del gas radon

25 11 2017

     L’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, da qualche anno ha mappato le aree della regione a rischio radon. Sono state definite “aree a rischio quelle in cui almeno il 10% delle abitazioni è stimato superare il livello di riferimento di 200 Bq/m3 “. Nella cartina a lato sono considerate aree a rischio quelle con i colori rosso scuro e marrone.

     Il radon (Rn) è un gas nobile e radioattivo, numero atomico 86, scoperto nel 1898 da Pierre e Marie Curie. Generalmente proviene dal decadimento radioattivo del radio, che a sua volta è generato dal decadimento dell’uranio. Essendo esso stesso radioattivo, i vari isotopi del radon (i più “stabili” sono almeno sette) decadono trasformandosi in polonio e bismuto. L’isotopo più stabile è il radon-222 ed è utilizzato anche in radioterapia.

     Il numero atomico 86 e il numero di massa di 222 dalton indicano che si tratta di un gas molto pesante che tende ad accumularsi nei locali bassi degli edifici: cantine, box, tavernette, seminterrati. Se inalato, il radon è un gas pericoloso per la salute umana e nelle zone a rischio può essere una delle principali cause di tumori ai polmoni, a parte il rischio ancora più elevato dovuto al fumo di tabacco. Alcuni studi hanno anche evidenziato una preoccupante sinergia tra le due cause. Un metodo di prevenzione nei confronti di questo gas consiste nell’aerazione degli ambienti, soprattutto nei casi in cui questi siano interrati o a contatto diretto col terreno. Nella costruzione di nuove abitazioni nelle aree a rischio radon moderato e elevato si possono utilizzare basamenti con materiali impermeabili al radon, oltre a prevedere sempre opportuni sistemi di aerazione.

     Per informazioni sulle precauzioni da adottare per difendersi da questo gas, scarica l’opuscolo dell’Arpa-Veneto (1,2 Mb) oppure vedi anche come si bonifica e domande e risposte sul radon.

     Il trattato per l’energia atomica (Euratom) dell’Unione Europea, firmato nel 1957 a Roma, è stato seguito da diverse direttive che per le nuove abitazioni raccomandano un valore massimo di concentrazione di radon all’interno delle abitazioni private di 200 Bq/m3 , per quelle già esistenti il valore sale a 400 Bq/m3 . Per approfondire: Cosa dice la normativa . Crediti immagini 1 e 3: ARPA.Veneto.

Video sulla pericolosità del gas radon di Triveneta Network.