Onde gravitazionali captate anche in Italia

28 09 2017

     Prosegue il cammino verso una maggiore conoscenza dell’Universo. Ieri, all’apertura del G7 della Scienza a Venaria Reale (TO), è stato dato l’annuncio della rilevazione di un nuovo evento di onde gravitazionali. Questa volta le onde, oltre che dagli interferometri gemelli statunitensi di LIGO (uno a Livingstone, in Louisiana, e l’altro a Hanford, Washington), sono state registrate anche in Italia dall’interferometro del progetto europeo Advanced VIRGO, situato a Cascina vicino Pisa e costruito in collaborazione tra l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e il CNRS francese. È la quarta volta che si rilevano onde gravitazionali, ma disporre di tre interferometri che lavorano in parallelo consente una maggiore individuazione della sorgente delle onde ed una migliore raccolta ed elaborazione dei dati.

     I dati statunitensi e quelli italiani sono concordi: l’onda gravitazionale ha attraversato l’intero pianeta Terra ed è stata emessa dalla fusione turbinosa di due buchi neri, dalle dimensioni rispettivamente di 25 e 31 masse solari, lontani dalla Terra circa 1,8 anni luce. Secondo gli studiosi, la massa complessiva del nuovo buco nero sarebbe di 53 masse solari e non 56 perciò la materia equivalente a ben tre masse solari si sarebbe convertita in onde gravitazionali e, forse, in qualche altra cosa.

     Il G7 Scienza è iniziato con un annuncio sensazionale quindi, frutto della collaborazione tra le due grandi infrastrutture tecnologiche statunitensi ed europee che aumentano il potenziale di ricerca per una maggiore comprensione dei fenomeni dell’Universo.

     I dati raccolti consentono anche di orientare opportunamente le parabole dei vari osservatori sparsi in diversi luoghi della Terra, soprattutto quelli sulle Ande sudamericane.

     Le onde gravitazionali sono il frutto delle increspature causate da eventi catastrofici che coinvolgono enormi masse nell’Universo, con effetti su quattro dimensioni: le tre dello spazio e il tempo, quindi si ha un’unica nuova dimensione, lo spazio-tempo, prevista insieme alle onde gravitazionali circa un secolo fa da Albert Einstein nella teoria della relatività generale.

Per approfondire, alcuni video: TeleGalileo dentro l’interferometro Virgo di Cascina. Terza rilevazione di onde gravitazionali per LIGO. Superquark: onde gravitazionali.




Fumetto “Astroparticelle, una materia molto oscura”

23 09 2017

     Alcuni anni fa, in occasione della celebrazione dei 400 anni dalla costruzione ed utilizzo del primo cannocchiale da parte di Galileo Galilei, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), uno dei principali enti internazionali che si occupano di spazio e astronomia, ha prodotto un fumetto destinato a studenti e adulti sulle particelle e gli astri. Il fumetto, divertente e ricco di contenuti, è stato curato da Ettore Perozzi e Anna Parisi ma hanno partecipato scienziati dell’ASI, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e di Telespazio. La prefazione è di Margherita Hack, ormai scomparsa, e le illustrazioni sono di Fabio Magnasciutti. Il risultato è stato un godibilissimo fumetto dal contenuto scientifico chiaro e rigoroso, adatto al pubblico di ogni età e agli studenti di istituti secondari.

     Si parte dal concetto di materia e di atomo nell’antichità e si prosegue con l’evoluzione della teoria atomica e la scoperta delle particelle subatomiche. Si continua con i quark, l’antimateria e le particelle elementari, l’evoluzione delle stelle e gli strumenti dell’astronomia, i buchi neri, l’energia, il CERN, la materia oscura, le galassie e altro ancora. Le pagine finali contengono un po’ di enigmistica e un’utile sitografia.

     Per i curiosi, gli interessati di ogni età e per chi vuole avere una carta in più durante verifiche ed interrogazioni delle materie scientifiche: Astroparticelle: una materia molto oscura.




Rischio chimico: vecchi e nuovi pittogrammi

11 09 2017

 

 

      Questo breve post, lungi dall’essere esaustivo sull’argomento, si prefigge di informare gli studenti che in questo inizio d’anno scolastico affronteranno per la prima volta il corso di chimica. Il tema è il rischio delle sostanze e miscele chimiche pericolose. Per approfondimenti si possono cercare in rete i Regolamenti REACH, CLP, UE n. 453/2010 e i riferimenti al Titolo IX, Capo I, del D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, Istituti scolastici compresi.

     L’immagine in basso mostra un confronto fra i vecchi e i nuovi simboli (pittogrammi) che devono essere presenti sulle etichette delle sostanze chimiche prodotte, importate o commercializzate in Europa.

     In un precedente post ho fatto riferimento alle vecchie frasi di Rischio R e Consigli di Prudenza S, sostituiti rispettivamente dalle nuove Indicazioni di Pericolo (Frasi H) e Consigli di Prudenza (Frasi P).

     Segnalo che le sostanze chimiche alle quali si riferiscono i vecchi e nuovi pittogrammi sono presenti in molti prodotti di uso comune, oltre che nei vari settori industriali: chimica, costruzioni, tessile, agricoltura, alimentazione, informatica, lavorazione dei metalli, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti ecc. Tra i materiali di uso quotidiano che necessitano delle indicazioni di rischio, alcuni anche a scuola, ci sono: detersivi, materiali per le pulizie in generale, alcuni materiali di cancelleria, materiali utilizzati nel laboratorio di chimica e biologia, smalti per metallo e legno, colori utilizzati per i tatuaggi, sostanze emanate dai mobili soprattutto se nuovi, idrocarburi, cosmetici, ecc.

     L’Unione Europea, negli ultimi anni, oltre ad emanare il Regolamento REACH che stabilisce regole comuni su registrazione, importazione e commercio di sostanze, ha costituito anche l’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA, sito in italiano) che ha sede nella capitale della Finlandia, Helsinki. L’ECHA coordina e controlla che i Paesi membri attuino i nuovi regolamenti sulle sostanze chimiche. Per aumentare il livello di protezione della salute umana, degli altri viventi e dell’ambiente, è stato emanato anche il Regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging), entrato in vigore nel 2009. In Italia la legislazione in materia di sicurezza è stata armonizzata con il Decreto legislativo 81/2008.

Crediti immagine: Tecna Parma (Ambiente, Sicurezza, Qualità, Medicina). Video: Regolamento CLP e nuovi pittogrammi, di Marina Feriotti. Un video più dettagliato: L’etichettatura GHS-CLP, di Graziano Pitis.




La produzione chimica in Europa e nel mondo

7 09 2017

     Il settore dell’industria chimica per molti decenni in Europa è stato all’avanguardia nel mondo. La produzione chimica europea era circa un terzo di quella mondiale.

     Nell’ultimo decennio, anche a causa della crisi economica e finanziaria che ha colpito soprattutto i Paesi occidentali e dalla quale l’Europa sta uscendo solo adesso, la produzione del settore chimico in Europa è calata al 15% circa. Di pari passo i Paesi Emergenti (BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), anche grazie alle regole di produzione meno rigorose, alla minore attenzione dell’impatto produttivo sull’ambiente e al basso costo della manodopera, hanno aumentato di molto la produzione, sia per i consumi interni sia per le esportazioni. La Cina in particolare, da 2007 al 2016 ha aumentato la sua produzione di materiali chimici dal 12% al 40% circa della quota mondiale.

     Anche in questo settore, purtroppo, l’Europa ha perso il suo ruolo di leadership. Nel vecchio continente rimangono i maggiori centri di ricerca chimica specialistica, mentre per la chimica di base ormai, per quantità di produzione la fanno da padrone i Paesi emergenti.

     Nel settore della petrolchimica poi l’Europa, e l’Italia in particolare, non investono da un paio di decenni, né nel settore pubblico con ENI né in quello privato.

Riferimenti: Ilsole24ore; Federchimica




Fipronil nelle uova

1 09 2017

     Anche l’Italia è stata toccata dalla psicosi delle uova al Fipronil (formula bruta o molecolare: C12H4Cl2F6N4OS). Lo scandalo è partito da Olanda e Belgio dove sono state trovate grosse quantità di uova e prodotti derivati contaminati da questo insetticida utilizzato contro un acaro (pidocchio rosso) in alcuni allevamenti di galline ovaiole. Poi il problema si è allargato a ben quindici Paesi europei che hanno importato questi prodotti.

     La situazione, amplificata dai mezzi di informazione, ha allarmato anche le autorità e i consumatori italiani. Un allarme giustificato? L’allarme forse sì, la psicosi e la rinuncia al consumo moderato di uova no.

     Il motivo è nella sostanza stessa: il Fipronil è il nome commerciale del fluocianobenpirazolo, un blando insetticida a lenta azione utilizzato contro i parassiti degli animali domestici. Il prodotto in Europa però è vietato negli allevamenti animali della catena alimentare: non avrebbe dovuto essere usato, volontariamente o accidentalmente, negli allevamenti delle galline ovaiole, né dovrebbe essere utilizzato negli allevamenti avicoli da carne.

     I residui trovati nelle uova sono motivo di preoccupazione perché l’effetto tossico di questa sostanza chimica, come spesso accade, è legato alla quantità. Consumare un elevato numero giornaliero di uova o derivati può essere dannoso per l’organismo, ma non solo per gli effetti del Fipronil in caso di contaminazione, anche perché ciò non corrisponde ad una corretta alimentazione.

     Accertato ormai che non si tratta di un problema di contaminazione generale delle uova ma di casi particolari che hanno interessato anche l’Italia, come si legge nel fascicolo della FAO, il Fipronil è moderatamente tossico in piccole quantità, perciò bisogna certamente intervenire dove ci sono stati errori nell’utilizzo del prodotto ma non ingigantire i possibili effetti nocivi del consumo di uova che, comunque, non sono superiori a quelli del consumo elevato di carni che a loro volta possono non essere esenti da sostanze chimiche per la prevenzione di malattie, utilizzate in certi allevamenti. Come al solito la differenza la fa la quantità di sostanza, in genere proporzionale alla quantità di prodotto consumato.

     Le Istituzioni preposte alla tutela dei prodotti alimentari e alla salute umana, in Italia soprattutto, sono abbastanza vigili quindi si può avere fiducia nei comunicati informativi che sono stati diramati nelle scorse settimane.

     Ritornando all’aspetto chimico, il fluocianobenpirazolo ha un nome IUPAC lunghissimo e quasi impronunciabile: 5 ammino-1-fenil-2,6-dicloro-4-(trifluorometil)-4(trifluorometilsulfinil)-1H-pirazolo-3-carbonitrile. I simboli di rischio chimico o pittogrammi di pericolo, codificati dall’European Chemicals Bureau, per questa sostanza, sono abbastanza severi: tossico a lungo termine, tossico acuto, pericoloso per l’ambiente. Per questo non dovrebbe mai essere utilizzato nella catena alimentare.

Brevi video informativi: Rainews; Huffingtonpost. Crediti immagine: wikipedia.