Mappa mondiale dell’inquinamento luminoso

28 01 2017

La scorsa estate, una notizia dell’agenzia ANSA segnalava che l’Italia è il Paese dei G20 col più alto inquinamento luminoso. Un inquinamento tanto diffuso da impedire di osservare la Via Lattea (la nostra Galassia) al 77% degli italiani. La notizia è stata riportata e poi ripresa dall’Atlante Mondiale dell’inquinamento luminoso pubblicato sulla rivista specializzata Science Advances e al quale hanno partecipato gruppi di ricerca di vari Stati, compresa l’Italia con l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (ISTIL), un’organizzazione non governativa gestita da volontari e appassionati del settore.

L’ISTILha per scopo lo sviluppo e la promozione della ricerca scientifica sull’inquinamento luminoso nonché lo sviluppo e la diffusione di tecnologie e metodi per limitare l’inquinamento luminoso ed i suoi effetti sull’ambiente”. Inoltre “provvede al raggiungimento dei suoi scopi grazie a contributi di Enti pubblici e di privati, donazioni, lasciti, liberalità e con l’apporto delle quote sociali”. La sede dell’Istil è Thiene, un comune al centro della Provincia di Vicenza.

L’inquinamento luminoso è l’alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno provocata dall’immissione di luce artificiale. Le sorgenti delle immissioni inquinanti sono per lo più gli impianti di illuminazione esterna notturna” (Definizione di Pierantonio Cinzano, Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, e ISTIL, del quale propongo La valutazione dell’impatto ambientale dell’inquinamento luminoso, Milano 2004, Convegno nazionale Immissioni ed Emissioni.)

Ricordo che la luce, a seconda delle situazioni, può comportarsi come onda elettromagnetica (come le onde radio) o come materia, cioè particelle prive di massa: i fotoni. La natura ondulatoria della luce venne definita ed elaborata alla fine del 1800 da James Clerck Maxwell, quella corpuscolare fu ipotizzata per la prima volta nella spiegazione dell’effetto fotoelettrico da Albert Einstein nel 1905.

Sull’inquinamento luminoso propongo anche una serie di video.

Un breve video che mostra l’entità dell’inquinamento luminoso nelle maggiori metropoli del Nord America.

Il più bel video ripreso dalla Stazione Spaziale Internazionale, con l’Italia incredibilmente illuminata durante la notte.

L’Italia vista dallo spazio.

INAF TV: L’Italia maglia nera per l’inquinamento luminoso.

Crediti immagini: ISS e Science Advances




Per tutto l’oro del mondo

19 01 2017

     L’oro, metallo nobile per eccellenza grazie alle sue proprietà che ne determinano il valore, ha accompagnato e condizionato le civiltà umane. Oltre ad essere stabile all’aria e all’acqua, è difficilmente attaccabile dagli agenti chimici: può essere modificato solo da alcuni alogeni (cloro, bromo, …), da acidi, da cianuri e da alcuni alcali allo stato fuso. Tra le altre proprietà più significative: il caratteristico colore giallo, la malleabilità (capacità di essere facilmente ridotto in fogli sottili) e la duttilità (capacità di essere facilmente trasformato in fili).

     Il simbolo chimico Au deriva dal nome latino Aurum e l’oro è uno dei venti elementi circa che in natura si possono trovare allo stato nativo, come anche argento, rame, platino, mercurio, zolfo, grafite e diamante, arsenico, antimonio, bismuto, …

Per altre caratteristiche che consentono di distinguerlo facilmente dalla pirite e per un video sull’elemento, vedi Oro e pirite.

     Considerata la sua importanza economica, per la sua origine e per i problemi connessi alla sua estrazione, segnalo i video: Miniere d’oro; Le 10 miniere d’oro più grandi del mondo; Megacostruzioni – miniere d’oro in Sudafrica. Anche il documentario di Jacques Cousteau: Cercatori d’oro è istruttivo.

     I problemi sociali e ambientali legati alla ricerca e allo sfruttamento di questo minerale prezioso sono numerosi e gravi: disboscamenti selvaggi in varie parti del pianeta, fiumi avvelenati a causa dei processi di estrazione, lavoro minorile, criminalità, commercio illegale e corruzione, soprattutto nei Stati più poveri o in via di sviluppo. A questo si aggiunge l’avvelenamento da mercurio degli ecosistemi circostanti, perché a temperatura ambiente questo metallo tossico si combina facilmente con l’oro formando un amalgama che consente di estrarre l’oro dai minerali che lo contengono (vedi: Focus: Cosa accade unendo oro e mercurio; Il Fatto Quotidiano: Ambiente e veleni; Greenreport: il mercurio delle piccole miniere d’oro avvelena l’Indonesia; Inferno al mercurio nelle miniere d’oro in Indonesia). Tutto per portare ricchezza alle grandi multinazionali che raffinano e commercializzano l’oro e alle marche internazionali dell’oreficeria e della gioielleria, concentrate nei Paesi più ricchi di America, Europa e in alcuni Stati arabi, soprattutto quelli del Golfo, ricchi di risorse energetiche fossili.

Nella foto aerea: Miniera del Canyon di Bingham nello Utah (USA), crediti: www.pinterest.com ; Cercatore d’oro in Ghana, crediti: https://fenjus.files.wordpress.com . Il grafico in basso invece evidenzia gli otto maggiori produttori mondiali di quest’elemento, costruito con i dati pubblicati dalla Reuters (http://it.reuters.com/ ). 




Smog: emergenza senza fine?

4 01 2017

    

    

     Il problema dell’inquinamento atmosferico nei grandi centri urbani, nelle megalopoli (un insieme di sistemi urbani fittamente collegati tra loro) e nelle aree dove le megalopoli si stanno formando, come nella Pianura Padana (vedi anche “Studi sulla qualità dell’aria: PM10 e PM2,5”), sta assumendo proporzioni gigantesche. Questo nonostante gli interventi delle varie amministrazioni e quelli delle aziende produttrici di autoveicoli per ridurre le emissioni e, nei centri delle città, il numero di autoveicoli circolanti. Sono diverse le città italiane dove la circolazione è stata ridotta, soprattutto quella dei veicoli diesel, fino a qualche anno fa ritenuti eco-sostenibili, oggi invece i più inquinanti.

     Ma è un problema europeo e mondiale. In Europa riguarda la regione renana che si estende dalla Ruhr tedesca fino alle coste del Mare del Nord, comprendendo anche Belgio, Olanda e Lussemburgo. Le altre due vaste zone europee ad alta densità abitativa e maggiormente inquinate sono quella inglese, con gli agglomerati che vanno da Londra a Birmingham, Liverpool, Manchester, e quella francese dell’Île de France che si è sviluppata intorno a Parigi che, come Mosca e Istanbul (solo per citare due altre città europee) supera i dieci milioni di abitanti.

     Non stanno meglio nelle grandi città di altri continenti: sul sito de La Stampa è stato pubblicato un brevissimo video che condensa in dieci secondi un arco di tempo di 20 minuti, durante i quali si vedono scomparire inghiottiti dallo smog i palazzi e le strade di Pechino.

     La capitale cinese, nei periodi di assenza di pioggia e vento sembra presentare lo stesso fenomeno che interessò Londra nella prima settimana di dicembre del 1952: “The Great Smog of London”, un inquinamento da smog denso e nebbioso causato dall’elevato consumo di carbone per riscaldamento in seguito ad un periodo particolarmente freddo. In effetti il termine smog deriva dalla fusione di due termini: smoke (fumo) e fog (nebbia). Le cronache dell’epoca segnalano che gli automezzi anche in pieno giorno dovevano procedere a passo d’uomo a causa della scarsissima visibilità. In quella nefasta settimana a causa dello smog morirono circa 4000 persone.

     Le principali sostanze chimiche che compongono lo smog sono ossidi di azoto, ossidi di zolfo e composti organici volatici che, a loro volta, attraverso complessi sistemi di reazioni fotochimiche determinano la formazione di centinaia di altri composti tossici. Tra questi composti organici, individuati in alcune città statunitensi alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, segnalo: acetaldeide, acetilene, n-butano, trans-2-butene, ciclopentano, etano, etilbenzene, etilene, isobutano, isopentano, metano, pentene, pentano, propene, n-propilbenzene, toluene, xylene (fonte: Lonneman W.A., Seila R.L., Bufalini J.J. “Sci.Technol.” 12, 459-463, anno 1978). Le classi di idrocarburi più abbondanti nello smog perciò sono alcani, alcheni e, ancora più pericolosi, gli aromatici. Tutti rilasciati direttamente in atmosfera dai motori a combustione interna e dai sistemi di riscaldamento che utilizzano fonti energetiche fossili. Certamente oggi i motori e le caldaie per riscaldamento sono meno inquinanti rispetto al 1978, ma non si possono ignorare i tentativi di “truccare” i dati sulle emissioni (vedi “Ambiente gasato e cittadini gabbati”), né l’aumento di decine di volte degli automezzi circolanti. Altri composti, quelli ossigenati, vi si formano per reazioni fotochimiche soprattutto dagli alcheni, il cui doppio legame C=C li rende, a parità di condizioni, molto più reattivi dei corrispondenti alcani.

La tabella in alto mostra alcune reazioni di composti inorganici che avvengono in atmosfera con le relative energie di attivazione necessarie.

Crediti immagine in basso: IlGiornaledellaProtezionecivile.it .

Per approfondire: Swissinfo.ch: Esperti svizzeri a caccia dello smog in Cina; Chimica ed inquinamento della troposfera; Video: Green Style, cosa provoca lo smog; RAI-Scienze, malati di smog; Euronews, Cina: inquinamento record




RAI Storia: l’era atomica

2 01 2017

     Durante il 2016 c’è stata la visita del Presidente USA Obama ad Hiroshyma, il primo presidente in carica ad aver visitato la prima città martire dell’atomica, seguita la settimana scorsa dalla visita del Premier giapponese Shinzo Abe alle isole Hawaii per commemorare le vittime dell’attacco a Pearl Harbor di 75 anni fa. L’attacco spinse gli USA a scendere in guerra contro il Giappone e i nazifascisti.

Due brevi video: Shinzo Abe alle isole Hawaii; Obama ad Hiroshyma.

     Una delle puntate de “Il tempo e la Storia” della RAI si è occupata dell’inizio dell’era atomica: dall’esplosione della prima bomba atomica (trinity test), nel deserto americano del New Mexico il 16 luglio 1945, passando poi per le due bombe sganciate sulle città giapponesi, venti giorni dopo. Da allora possiamo dividere l’umanità in pre-atomica e postatomica. Non solo la bomba atomica, perché il 1° novembre 1952 gli USA, nell’atollo di Eniwetok delle isole Marshall nell’Oceano Pacifico, sperimentarono la bomba all’idrogeno (bomba H), circa settecento volte più potente dell’atomica che devastò Hiroshyma. Ma meno di un anno dopo, nel 1953 anche l’Unione Sovietica oltre all’atomica, sperimentò la sua prima bomba H, dando inizio all’equilibrio del terrore: la guerra fredda. Il giornalista Massimo Bernardini ne discute per 45 minuti circa con il prof. Giuseppe Conti, storico militare dell’Università “La Sapienza” di Roma.

     Il video della RAI prosegue affrontando la crisi di Cuba dell’inizio degli anni ’60, con la prova di forza tra i due presidenti, Kennedy e Krushov, durante la quale prevalse il buon senso e la crisi si risolse col ritiro delle navi sovietiche e l’assicurazione USA sull’indipendenza di Cuba. Oggi ai trattati di non proliferazione nucleare aderiscono circa 190 Paesi, ma secondo le stime degli studiosi e del prof. Conti, dopo la riduzione delle testate nucleari di USA e Unione Sovietica, ne rimangono almeno diciassettemila sul pianeta.

     La puntata integra discussioni in studio e video storici, un ammonimento per quanti non hanno conosciuto le devastazioni della guerra e dell’uso distorto dell’energia nucleare. Un insegnamento storico e scientifico importante per tutti, in particolare per gli studenti.

L’era atomica – Il Tempo e la storia.