L’olio di palma e i rischi per la salute

28 05 2016

     Qualche mese fa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, indicata con la sigla efsa), ha reso pubblico un dossier relativo a varie sostanze potenzialmente tossiche che si sviluppano durante alcune lavorazioni di prodotti alimentari.

Un dossier in inglese di circa 160 pagine che, focalizza l’attenzione sulle sostanze prodotte dalla raffinazione degli oli vegetali, in particolare dell’olio di palma e cioè i glicidil esteri degli acidi grassi (GE), il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD). Queste sostanze si sviluppano, secondo la relazione, dalle lavorazioni ad alte temperature (oltre i 200 °C) non solo con oli vegetali tra cui quello di palma ma anche con margarine utilizzate per la produzione di dolci industriali.

     I tecnici dell’efsa hanno valutato (purtroppo) i glicidil esteri degli acidi grassi genotossici e cancerogeni, cioè negli esperimenti sugli animali hanno evidenziato problemi tossici sul patrimonio genetico e aumento dello sviluppo di tumori a carico di vari tessuti.

     I danni causati all’organismo sono correlati all’età del consumatore (più è giovane e maggiori sono i rischi legati al consumo di questi prodotti) e all’esposizione (maggiore è il consumo e maggiori sono i rischi). In particolare la dott.ssa Knutsen, presidente del gruppo di esperti che hanno affrontato il problema, ha dichiarato che “L’esposizione ai GE dei neonati che consumino esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte il livello considerato a basso rischio per la salute pubblica”.

     Gli studi hanno anche evidenziato che l’olio di palma contribuisce in modo sensibile al 3-MCPD, mentre i dati raccolti sono insufficienti per affermare una cosa analoga per l’esposizione al 2-MCPD (Fonte e approfondimenti: Relazioni Stampa EFSA, 3 maggio 2016). Ma cos’è l’olio di palma? È un olio vegetale saturo, cioè formato da acidi grassi costituiti da una catena di atomi di carbonio uniti unicamente da legami singoli. Anche per il suo costo più basso rispetto ad altri oli vegetali insaturi, l’olio di palma ha progressivamente sostituito gli altri nella produzione di dolci e prodotti alimentari ottenuti su scala industriale.

     Però bisogna segnalare, senza fare allarmismi, che da oltre sessant’anni molti studi di gruppi di ricerca di vari Paesi hanno ottenuto risultati concordanti: il consumo di alimenti con elevate quantità di acidi grassi saturi (salumi, grassi delle carni, derivati grassi del latte, formaggi, alcuni oli vegetali) sono potenzialmente dannosi per la salute. Non solo: l’Organizzazione Mondiale della Sanità e altre organizzazioni sanitarie di vari Paesi hanno stabilito una relazione diretta tra consumo elevato di grassi saturi e malattie cardiovascolari, la principale causa di morte nei Paesi più ricchi del Pianeta.

Cosa fare allora? Controllare le etichette e ridurre il consumo di prodotti contenenti acidi grassi saturi.

Alcuni acidi grassi saturi presenti in grassi animali e vegetali:

a) acido palmitico o acido esadecanoico (IUPAC): CH3(CH2)14COOH

b) acido margarico o acido eptadecanoico: CH3(CH2)15COOH

c) acido stearico o acido ottadecanoico: CH3(CH2)16COOH

d) acido miristico o acido tetradecanoico: CH3(CH2)12COOH .

Video RAI: I grassi alimentari. Crediti immagine olio_di_palma: www.greenstyle.it .

 




I laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

14 05 2016

     I Laboratori del Gran Sasso si occupano di Fisica delle particelle elementari e di astrofisica nucleare e ospitano circa 750 studiosi provenienti da oltre 20 Paesi diversi. La sede del Gran Sasso è uno dei quattro poli di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e rappresenta il laboratorio sotterraneo più grande al mondo, sovrastato da circa 1400 metri di roccia.

     Chi ha percorso il tunnel del Gran Sasso, lungo circa 10 km e a circa 120 km di Roma, a metà tunnel avrà certamente notato la deviazione che porta ai laboratori sotterranei. Vi si può accedere solo prenotando una visita guidata, anche per gruppi e scolaresche.

     Anche i Laboratori del Gran Sasso organizzano gli Open day, in collaborazione con l’Associazione per l’insegnamento della fisica, il 29 maggio prossimo i laboratori saranno aperti al pubblico dalle 10,00 alle 18,00.

     I principali argomenti di ricerca sono: lo studio dei neutrini in tutti i loro aspetti; le reazioni nucleari prodotte dai corpi celesti (stelle); la materia oscura dell’Universo. Tra i risultati delle ultime ricerche si segnala l’esperimento Borexino, un progetto internazionale che ha permesso di appurare l’origine di gran parte del calore interno della Terra: proviene dal decadimento radioattivo dell’Uranio-238 e del Torio-232 presenti nel mantello del nostro pianeta, uno strato sotto la crosta e spesso circa 2000 Km.

     Un altro progetto da segnalare è XENON1T, una sorta di “trappola” per la materia oscura, per cercare di decifrarne la composizione. La materia oscura è la maggioranza (cinque volta più abbondante della materia ordinaria) della materia che compone in nostro Universo e che finora è sfuggita alle osservazioni dei nostri strumenti, perciò la sua natura è ancora sconosciuta. XENON1T è il risultato della collaborazione di “21 gruppi di ricerca, provenienti da Italia, USA, Germania, Svizzera, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Israele, Svezia e Abu Dhabi. Il gruppo italiano che partecipa all’esperimento XENON1T è costituito, insieme ai Laboratori del Gran Sasso, dalle sezioni INFN e dalle Università di Bologna e Torino” (sito web dei Laboratori).

     Per saperne di più sulle strutture e sui laboratori, si può anche seguire un Tour virtuale oppure visitare il sito https://www.lngs.infn.it/it e selezionare le schede che interessano.

Video RAI: Laboratori Nazionali del Gran Sasso;

Video: Silenzio, parlano i neutrini (2012), da GiovedìScienza;

Video: I Laboratori Nazionali del Gran Sasso (2013), di Sante Martin;

Video RAI Scuola: La materia oscura (Nautilus).

Crediti immagini: (1) https://www.lngs.infn.it/it ; (2) www.taup-conference.to.infn.it .




Da EXPO a Human Technopole

5 05 2016

     È certamente una buona idea trasformare parte degli spazi utilizzati per l’EXPO di Milano in una cittadella della Scienza, con ricadute sull’occupazione di una parte delle eccellenze scientifiche che continuano a rivolgersi ad altri Paesi dopo la laurea o il dottorato. Ma non tutto è ancora chiaro, alcuni scrivono di debiti ancora da ripianare per chiudere la bella esperienza di EXPO.

     Il Progetto Human Technopole Italia 2040 richiede investimenti di circa 145 milioni di euro l’anno, ancora insufficienti per un’inversione di rotta della ricerca italiana, ma almeno qualcosa si muove in quella direzione. Si prevede di assumere circa 1500 persone tra ricercatori e tecnici di vari ambiti scientifici. Nella stessa area si insedierà anche il polo di ricerca e costruzione della IBM che, la scorsa settimana, ha sottoscritto l’impegno durante il viaggio del Primo Ministro Renzi negli USA.

     Per Human Technopole si prevedono sette centri di ricerca suddivisi in tre macro aree: medical genomics, genomica, agricoltura e nutrizione. Il cuore della ricerca sarà rappresentato dallo studio dei meccanismi delle malattie tumorali e di quelle autoimmuni.

     In un suo intervento, Umberto Veronesi, ex ministro della sanità, alcune settimane fa ha dichiarato che il Polo scientifico che sta per nascere “Si occuperà dei dilemmi scientifici che hanno un peso forte sulla nostra vita quotidiana. Il primo: perché ci ammaliamo e come possiamo evitare di ammalarci. Entriamo qui in un dibattito antico fra coloro che sostengono che la salute è determinata principalmente dai nostri geni e quelli che sono invece convinti che sia dovuta all’ambiente in cui viviamo. Non è certo una questione oziosa, perché nella sua soluzione c’è il destino della medicina. In pratica, dobbiamo imparare a riconoscere quanto della nostra salute è scritto nel DNA e quanto invece viene scritto da noi, con le nostre scelte di vita, il cibo che mangiamo, le esperienze che facciamo.

     Intanto siamo ancora alle fasi di progettazione e agli annunci, qualcosa di concreto si dovrebbe vedere tra la fine di questa primavera e l’estate. Lo Human Technopole vede in prima fila diversi protagonisti: innanzitutto l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ma anche l’Università Statale e il Politecnico di Milano e l’Institute for International Interchange di Torino e la Edmund Mach Foundation di Trento. Non solo, c’è stato anche l’interesse di diverse multinazionali dell’alimentazione. Bisogna aspettare e vedere poi come queste manifestazioni di interesse si concretizzeranno e quali saranno i progetto sostenuti e gli scopi perseguiti. Qualche settimana fa, durante la visita del nostro Capo del Governo negli USA, anche la IBM ha mostrato interesse per il Progetto di riutilizzo dell’area ex EXPO e si è impegnata a partecipare con un investimento di 150 milioni di euro per lo sviluppo e la produzione di apparecchiature elettroniche per il settore sanitario.

Video di presentazione dello Human Technopole Italia 2040 di Roberto Cingolani (Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova).

La notizia e i diversi commenti dei mesi scorsi sulla stampa: Elena Cattaneo su Repubblica; Daria Gorodiski sul Corriere della Sera; Redazione ANSA di Milano; Giovanna Mancini su Ilsole24ore; Renzo Rosso su Il Fatto Quotidiano.