Le scie degli aerei

23 11 2015

     Negli ultimi mesi, in rete e su alcuni giornali, ci sono stati ripetuti riferimenti alle scie degli aerei, definite spesso “scie chimiche”, in senso negativo. Come se tutto ciò che ha attinenza con la chimica fosse dannoso, nocivo. Questo non senza un certo allarmismo e riferimenti a sconosciute sostanze.

     Certamente negli ultimi anni le bianche scie degli aerei sono aumentate di numero, semplicemente perché è aumentato il traffico aereo. E gli aerei hanno motori molto potenti rispetto a quelli delle automobili. Motori che per funzionare e permettere gli spostamenti attraverso le “autostrade del cielo” da una città all’altra, da un continente all’altro, consumano carburante, cioè idrocarburi, sostanze composte da idrogeno e carbonio, come le benzine e il gasolio delle automobili oppure il metano che arriva nelle nostre case.

     Gli idrocarburi non sono puri al 100% ma contengono additivi chimici vari che ne migliorano la combustione con l’ossigeno e le prestazioni energetiche. Anche il metano (CH4) contiene additivi per motivi di sicurezza che, tra le altre cose, ne permettono di avvertire l’odore ed evitare perdite e scoppi accidentali. Senza questi additivi gli incidenti sarebbero molto più frequenti di quelli che già avvengono ogni anno.

     In molti Paesi sono attive alcune centrali a biomassa che utilizzano come combustibile la legna, gli scarti delle lavorazioni agricole e di tutte quelle attività che producono rifiuti a base di cellulosa e lignina. Anche questi materiali per essere utilizzati nei forni delle centrali hanno bisogno di additivi. Perché? Senza opportuni additivi, ancora oggetto di studio, che variano da sostanza a sostanza, i forni andrebbero spenti spesso per procedere alla manutenzione e alla pulitura delle scorie incrostanti. Si pensi alla indispensabile pulizia dei camini e dei tubi di scarico delle stufe a legna di una volta.

     La combustione degli idrocarburi quindi non produce solo energia, calore, vapor acqueo e biossido di carbonio. Tra i prodotti di combustione ci sono anche molte altre sostanze meno note, che cambiano a seconda della purezza del combustibile e delle sostanze aggiunte. Come non è salutare respirare l’aria nelle vicinanze e all’altezza degli scarichi delle automobili, allo stesso modo non si può pensare che le scie degli aerei siano innocue per noi e l’ambiente, ma … “è il progresso bellezza!”. Alla fine del milleottocento e agli inizi del 1900, i migranti che lasciavano l’Italia e si recavano in America o in Australia via mare, impiegavano un mese o più (e i motori delle navi inquinavano più di quelli attuali), oggi in poche ore si può arrivare all’altro capo del pianeta, c’è una mobilità di massa per lavoro e/o per turismo. Non ci si può illudere che questi cambiamenti siano avvenuti a costo zero per l’ambiente e la salute. Ma nel frattempo sono aumentate enormemente anche la capacità di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie, anche di quelle di origine ambientale.

     Chiarito che le scie degli aerei hanno una composizione chimica indefinita, con ossidi di azoto oltre alla presenza prevalente di CO2 e H2O, qual è il meccanismo della loro formazione? Perché hanno una durata diversa da caso a caso?

     I gas caldi che fuoriescono dai motori degli aerei, a contatto con l’aria fredda dell’atmosfera si condensano trasformandosi in minuscoli cristalli di ghiaccio (nel loro insieme ben visibili: le scie) che fondono ed evaporano (dissolvimento delle scie), a seconda delle condizioni, integrandosi con le altre sostanze che compongono l’atmosfera. Dalla relazione tecnica dell’ARPA del Friuli Venezia Giulia (2008), si legge che le scie “si formano quando un volume d’aria si raffredda sino a raggiungere la saturazione del vapore acqueo in esso contenuto con la formazione di numerose goccioline e, se le temperature sono negative, da cristalli di ghiaccio. Le scie di condensazione, in particolare, divengono visibili quando al loro interno la densità dei cristalli di ghiaccio raggiunge o supera il valore di 0.004 g/m3 (Hanson e Hanson, 1995)”. Generalmente per la formazione delle scie sono necessari: altitudine oltre i 7000-8000 metri, temperature sempre inferiori a -10 °C, umidità relativa almeno del 70%. La loro persistenza può variare molto, da pochi secondi a molti minuti, soprattutto in base alle condizioni meteorologiche, presenza o meno di venti d’alta quota, ma anche in base alle sostanze che accompagnano biossido di carbonio e vapor acqueo. Dalla citata relazione, si legge che le scie di condensazione si formano per “miscelamento di volumi d’aria a diversa temperatura. Dal punto di vista del meccanismo di formazione, pertanto, le scie di condensazione possono considerarsi in tutto e per tutto analoghe agli sbuffi di vapore che fuoriescono da una pentola a pressione. Anche se l’intervallo di temperature ambientali nel quale le scie di condensazione si possono formare è relativamente ampio (dai -10 °C ai -60 °C), in generale risultano favorite le temperature inferiori ai -30/-40 °C (Peters, 1993).”

Per saperne di più, consultare la già citata relazione tecnica a carattere divulgativo presente in rete e predisposta per l’ARPA del Friuli, dai dott. Fulvio Stel e Renato Villalta: Relazione sulle scie di condensazione. Tanti altri articoli presenti sul web con il nome di “scie chimiche”, a volte hanno solo carattere allarmistico e scarsa scientificità.

Comunque ribadisco che oltre al vapor acqueo e al biossido di carbonio, le scie contengono numerose altre sostanze che certamente non fanno bene alla salute e all’ambiente, ma per i voli di massa non abbiamo motori e combustibili alternativi.




Olimpiadi di Astronomia 2015-2016

13 11 2015

      Per partecipare alla preselezione ci sono ancora una dozzina di giorni di tempo: la scadenza per l’invio degli elaborati è prevista per il prossimo 27 novembre. Questa manifestazione è collegata con le Olimpiadi Internazionali di Astronomia (http://www.issp.ac.ru/iao/ ) e, in Italia, è organizzata dalla Società Astronomica Italiana(S.A.It.) e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica(INAF), in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca(MIUR).

     La competizione formativa è rivolta agli studenti delle scuole secondarie di primo grado e a quelle delle scuole secondarie di secondo grado ed è riconosciuta tra le iniziative di valorizzazione delle eccellenze scolastiche. “Scopo dell’iniziativa è quello di stimolare l’interesse per lo studio delle discipline scientifiche in generale e dell’Astronomia e dell’Astrofisica in particolare, offrendo agli studenti delle scuole italiane un’occasione di incontro e di confronto fra le diverse realtà scolastiche e fra scuola e mondo della ricerca scientifica. … In accordo con i vigenti regolamenti internazionali, sono ammessi a partecipare all’edizione 2016 le studentesse e gli studenti delle scuole italiane nate/i negli anni 2001 e 2002 (categoria Junior) e negli anni 1999 e 2000 (categoria Senior), senza distinzione di nazionalità e cittadinanza.” (dal bando).

     La partecipazione è strettamente individuale e si svolge in tre fasi successive: Preselezione, Gara Interregionale e Finale Nazionale. Una bella occasione per mettersi alla prova e per manifestare il proprio interesse per l’Astronomia e le Scienze in generale. Per la preselezione, ciascun partecipante dovrà svolgere un elaborato originale sul seguente tema:

Le uniche forme di vita attualmente conosciute nel Cosmo sono quelle presenti sulla Terra. Negli ultimi decenni, però, numerose missioni spaziali (Spirit & Opportuniy, Rosetta, Cassini-Huygens, New Horizons, solo per fare qualche esempio) ci hanno mostrato che diversi altri corpi del Sistema Solare potrebbero aver ospitato la vita in passato o costituire ambienti favorevoli al suo sviluppo. Soffermatevi su uno o due esempi che conoscete e che vi sembrano particolarmente interessanti.”

I candidati possono usufruire di un dossier elaborato dal Comitato Organizzatore per aiutare i partecipanti alla fase di preselezione: http://olimpiadi.oact.inaf.it/olimpiadiastronomia/dossier-vita/

Questo blog propone il videoVite aliene” (durata 43 min.) di Stephen Hawking: https://www.youtube.com/watch?v=lDAJkN7kyjY .

Per prendere visione del bando completo e delle modalità di registrazione e partecipazione: http://olimpiadi.oact.inaf.it/olimpiadiastronomia/edizione-2016/ .

Per il Piemonte e la Val D’Aosta, la finale della fase interregionale si terrà presso l’I.I.S. “G. Peano” di Torino. Un caloroso “in bocca al lupo” a quanti hanno deciso o decideranno di partecipare.





Seralmente: il gatto di Schroedinger

10 11 2015

     È la seconda conferenza della stagione. Relatore il prof. Lorenzo Maccone, partecipano il dr. Orlando Perera, giornalista culturale e il prof. Alessandro Vercelli, Direttore del Neuroscience Institute of the Cavalieri-Ottolenghi Foundation. Considerato l’assoluto rilievo nazionale delle conferenze e la loro importanza culturale, didattica e scientifica, gli organizzatori sollecitano caldamente la prenotazione. In caso contrario, per la probabile elevata affluenza di appassionati, non è garantito l’ingresso all’auditorium.

Riporto l’abstract contenuto nella brochure della conferenza del prof. Maccone:

Tutti noi abbiamo una precisa concezione della realtà: esiste un mondo “là fuori” che ha proprietà oggettive e indipendenti da noi. Questo e’ errato: la fisica moderna ci insegna che molte delle proprietà di un oggetto sono create dall’atto stesso di osservazione, e non esistevano (o, meglio, non avevano un valore definito) prima che l’oggetto fosse osservato. L’esperimento del gatto fu proposto come provocazione da Schroedinger per evidenziare questo aspetto paradossale della meccanica quantistica, quando in molti ancora pensavano che tale teoria fosse incompleta oppure sbagliata.

Oggi i fisici sperimentali sono sempre piu’ vicini alla realizzazione pratica della proposta di Schroedinger, ma i fisici teorici non sono ancora riusciti a conciliare la meccanica quantistica con il senso comune. Che questa sia un’impresa impossibile?”

Chi vuole farsi un’idea del paradosso “il gatto di Schroedinger”: Wikipedia; Riflessioni (di Alberto Viotto).

Crediti: http://old.itismajo.it/serale/seralmenteV3/index.html




Il più grande giacimento di gas del Mediterraneo

9 11 2015

     La scoperta del giacimento di gas presentata circa due mesi fa, ha visto come primi attori l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), il Ministero Egiziano del Petrolio e la Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS). Una scoperta che fa assumere un ruolo ancora più importante all’ENI nel settore energetico e che, secondo gli analisti del settore, può modificare lo scenario energetico dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

     L’individuazione del giacimento è stata possibile grazie all’accordo siglato quasi due anni fa, dopo un bando internazionale, tra l’ENI e il Governo egiziano per l’esplorazione del tratto di mare antistante il grande Paese africano. Il pozzo (denominato Zohr 1X) che ha reso possibile la scoperta è stato trivellato su un fondale a 1450 m di profondità, di fronte alla foce del Nilo, e ha consentito una stima di circa 850 miliardi di metri cubi di gas, superiore di almeno 200 miliardi di mc al giacimento presente al largo delle coste israeliane. Una vera miniera d’oro per l’Egitto ma anche un grande affare per l’ENI, se non ci saranno intoppi negli accordi operativi per lo sfruttamento del giacimento.

     La presentazione della scoperta ha avuto l’attenzione dei mass media e di tutte le maggiori aziende energetiche mondiali. Si prevede che per i prossimi decenni questo giacimento renderà l’Egitto autosufficiente per il bisogno di gas, con possibili benefici sull’economia e sulla delicata situazione sociale del Paese, anch’esso sotto attacco terroristico, come dimostrato dall’ultimo grave disastro aereo nella penisola del Sinai.

Per saperne di più sui vari idrocarburi, seleziona il link relativo al “Museo dell’energia” nella colonna di destra.

Il comunicato stampa dell’ENI del 30 agosto scorso.




Dichiarazione dei Diritti in Internet

4 11 2015

     La mozione per promuovere la dichiarazione dei diritti in Internet è stata approvata ieri dalla Camera dei Deputati, senza voti contrari. La Commissione di studio che l’ha elaborata e approvata il 28 luglio scorso è stata presieduta da Stefano Rodotà, giurista e già Garante della Privacy.

Una dichiarazione le cui finalità sono contenute in 14 articoli, i cui titoli sono:

1. Riconoscimento dei diritti

2. Diritto di accesso

3. Diritto alla conoscenza e all’educazione in rete

4. Neutralità della rete

5. Tutela dei dati personali

6. Diritto all’autodeterminazione informativa

7. Diritto all’inviolabilità dei sistemi, dei dispositivi e domicili informatici

8. Trattamenti automatizzati

9. Diritto all’identità

10. Protezione dell’anonimato

11. Diritto all’oblio

12. Diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme

13. Sicurezza in rete

14. Governo della rete

Si tratta di un passo avanti che rafforza anche la partecipazione italiana all’Internet Governance Forum che si terrà in Brasile nei prossimi giorni, dal 9 al 13 novembre.  È anche un tentativo di affermare i diritti/doveri delle persone che operano in digitale. Può anche rappresentare un buon punto di partenza per l’elaborazione di una carta internazionale su questo tema al Forum Internazionale su Internet. La dichiarazione è uno strumento utile per contribuire alla costruzione di una “cittadinanza digitale” nell’era di Internet.

Il testo definitivo della Dichiarazione dei diritti in Internet .

Riporto l’articolo 3, sul diritto alla conoscenza e all’educazione in rete:

1. Le istituzioni pubbliche assicurano la creazione, l’uso e la diffusione della conoscenza in rete intesa come bene accessibile e fruibile da parte di ogni soggetto.

2. Debbono essere presi in considerazione i diritti derivanti dal riconoscimento degli interessi morali e materiali legati alla produzione di conoscenze.

3. Ogni persona ha diritto ad essere posta in condizione di acquisire e di aggiornare le capacità necessarie ad utilizzare Internet in modo consapevole per l’esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà fondamentali.

4. Le Istituzioni pubbliche promuovono, in particolare attraverso il sistema dell’istruzione e della formazione, l’educazione all’uso consapevole di Internet e intervengono per rimuovere ogni forma di ritardo culturale che precluda o limiti l’utilizzo di Internet da parte delle persone.

5. L’uso consapevole di Internet è fondamentale garanzia per lo sviluppo di uguali possibilità di crescita individuale e collettiva, il riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, Istituzioni e cittadini, la prevenzione delle discriminazioni e dei comportamenti a rischio e di quelli lesivi delle libertà altrui.”