Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

25 09 2015

     Non si tratta solo di una campagna promozionale. Lo sforzo comunicativo della Sogin sulle reti televisive nazionali, sui principali quotidiani e sulle riviste italiane ha soprattutto lo scopo di sensibilizzare i cittadini su una necessità: la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia negli scorsi decenni. Un problema rinviato da decenni. Il pensiero corre subito ai rifiuti prodotti dalle 4 centrali nucleari dismesse da quasi trent’anni. Ma ci sono anche altri rifiuti, a media e bassa radioattività, prodotti dalla medicina nucleare in ospedali, laboratori e centri di ricerca. Tutti materiali che necessitano di una sistemazione definitiva, come hanno fatto in altri Paesi che ne producono molti più di noi, come la Francia che produce oltre la metà della sua energia dal nucleare.

     Gli studi effettuati prevedono l’utilizzo di un’area di 150 ettari circa, di cui 110 attrezzati a deposito e 40 a Parco tecnologico per attività di ricerca su questi tipi di materiali. Il deposito sarà costituito da più livelli di costruzioni in calcestruzzo armato, contenenti i rifiuti, ricoperti poi da materiali isolanti e aree collinari con manto erboso.

Video informativo: https://www.youtube.com/watch?t=30&v=3lb7FxcPjWE

     Affinché ciascuno abbia le idee più chiare sul pericolo dei materiali radioattivi e sulla necessità di un deposito moderno e sicuro, propongo anche una grande e “scomoda” inchiesta di Report del 2011, “L’eredità (Energia Nucleare in Italia)” , che nel frattempo è stato chiuso e la sua brava conduttrice, Liliana Gabbanelli, non lavora più in RAI.

     Altra necessità è quella di mantenere le conoscenze e le specializzazioni in questo settore, senza dover ricorrere continuamente alle consulenze e ai servizi di società di altri Paesi, con costi rilevanti.

     I maggiori problemi che ostacoleranno la costruzione dell’opera sono rappresentati dai costi e, soprattutto, dalla localizzazione. Le caratteristiche dell’area sono state elaborate dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) secondo gli standard internazionali proposti dall’AIEA (International Atomic Energy Agency). Quando si arriverà ad individuare e al nome dell’area candidata ad ospitare il deposito nazionale con l’annesso Parco tecnologico, tanti dimenticheranno le due necessità elencate sopra e la protesta monterà, sostenuta da interessi particolari senza tener conto di quelli generali.

Per saperne di più: http://www.depositonazionale.it/Pagine/home.aspx .




Notte Europea dei Ricercatori 2015

15 09 2015

     Da una decina d’anni a questa parte, l’Associazione Frascati Scienza organizza gli eventi della Notte dei Ricercatori (promossa dalla Commissione Europea), coordinando anche quelli di alcune altre città italiane. Altre Associazioni scientifiche-culturali sono impegnate negli eventi di altre regioni. Partecipano anche i maggiori centri di ricerca del Paese: dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) all’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), dall’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile) all’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), …

     Durante tutta la settimana della Scienza, dal 20 al 25 settembre 2015, sono previste dimostrazioni, esperimenti e attività didattiche varie per le scuole. Non mancheranno visite guidate ai centri di ricerca e alle Università, spettacoli scientifici attraverso il teatro e le varie forme dell’arte. In relazione all’Anno Internazionale della luce, l’ENEA propone come temi principali “Energia e luce”. Ma le attività organizzate nelle varie città abbracciano tutte le branche della Scienza.

     Lo scopo dell’evento e delle manifestazioni connesse è sempre lo stesso: coinvolgere gli studenti e un pubblico il più vasto possibile, di tutte le età, per avvicinarli al mondo della scienza e della ricerca scientifica, ai suoi problemi e alla sua bellezza, e far capire la sua importanza per la società, per il miglioramento delle condizioni di vita, per la medicina, per il lavoro e le applicazioni industriali.

     Chi ne ha la possibilità, può partecipare agli eventi della propria città, consultando date e orari in rete. Per saperne di più: http://www.frascatiscienza.it/ ; Agorà Scienza Torino ; in generale per le varie città: http://www.nottedeiricercatori.it/ .

Crediti immagine: INAF.




Elettrolisi in soluzione acquosa

7 09 2015

     L’elettrolisi è una reazione chimica di decomposizione che interessa sostanze a carattere ionico: acidi, basi e sali, in grado di dissociarsi in ioni negativi e ioni positivi. La reazione di decomposizione dell’elettrolisi è operata dalla corrente elettrica ed ha come conseguenza la trasformazione di energia elettrica in energia chimica.

     Per ottenere il processo di elettrolisi è necessaria una cella elettrolitica, cioè un sistema costituito dal contenitore, da un generatore di corrente elettrica (ad esempio una pila) collegato con due conduttori (elettrodi), uno a carica negativa (anodo) e l’altro a carica positiva (catodo). L’anodo si comporta come un accettore di elettroni e il catodo come un donatore. Per effetto del campo elettrico che si crea tra i due elettrodi al passaggio della corrente, gli ioni della soluzione contenuta nel recipiente migrano verso gli elettrodi di segno opposto. Qui gli ioni perdono la carica attraverso un processo di ossido-riduzione, originando atomi neutri o molecole.

     Il caso più semplice di elettrolisi è quello dei sali allo stato fuso, ad esempio il cloruro di sodio. Quando ci sarò passaggio di corrente nel sale fuso, gli ioni Na+migreranno verso il catodo (negativo) e gli ioni Cl-migreranno verso l’anodo (positivo). Ai due elettrodi il processo redox complessivo sarà: 2Na++ 2Cl-— > 2Na + Cl2 . L’unica condizione (oltre al passaggio di corrente) è quella di mantenere la temperatura della cella elettrolitica almeno alla temperatura di fusione del sale.

     Se il processo elettrolitico riguarda invece una soluzione acquosa, il processo si complica perché bisogna considerare anche la presenza in soluzione degli ioni H+ (o H3O+per essere più precisi) e OH- . Considerando una soluzione acquosa del solito e comunissimo NaCl, al passaggio di corrente elettrica si avrà:

NaCl < — > Na++ Cl-e, nello stesso tempo, H2O < — > H+ (oppure H3O+) + OH-. Dopo le migrazioni già segnalate in precedenza, al catodo potranno a vvenire le riduzioni: Na++ 1e- — > Na ; e anche 2H++ 2e-— > H2. All’anodo invece le ossidazioni possibili sono: 2Cl-— > Cl2+ 2e-; ma anche 4OH-— >2H2O + O2+ 4e-.

Nella realtà, tra i due possibili processi sia all’anodo che al catodo avverrà solo quello che richiede minore energia: 2H++ 2e- — > H2 (al catodo); 2Cl-— > Cl2+ 2e- (all’anodo). Col passare del tempo la concentrazione degli ioni OH- in soluzione aumenta, perciò la loro “scarica” può portare alla produzione di ossigeno gassoso.

     Il processo di decomposizione elettrolitica segue le due leggi di Faraday (Michael Faraday, 1791-1867) . La prima legge esprime la proporzionalità tra la quantità di elettricità che passa nella cella elettrolitica e la massa di elettrolita che si decompone agli elettrodi. La seconda legge afferma che in una serie di celle elettrolitiche contenenti soluzioni differenti, le masse dei diversi elementi che si decompongono ai rispettivi elettrodi sono equivalenti. Ad esempio, se una quantità X di elettricità nella cella elettrolitica libera 8,0 g di ossigeno (un grammoequivalente), allora la stessa quantità X di elettricità in un’altra cella potrà liberare 1,008 g di idrogeno (un grammoequivalente).

Crediti immagine: www.bestprodukt.tk .