“Chimica e Industria” e la “Chimica nella Scuola”

22 08 2014

     Si tratta di due significative riviste edite dalla Società Chimica Italiana (SCI). La prima deriva direttamente dal “Giornale di chimica industriale e applicata” fondato nel 1919 ed è la rivista ufficiale della SCI. La Chimica nella Scuola (CnS) invece fu fondata nel 1979 per dare maggiore rilevanza al ruolo della chimica in ambito didattico.

Propongo un link ad un breve articolo di Marco Taddia sul “Convegno di Storia della Chimica 2013” che si è tenuto a Bologna lo scorso anno e pubblicato alcuni mesi fa su “Chimica e Industria” web.

     Dalla rivista La Chimica nella Scuola di gennaio-marzo 2011, propongo un articolo di Francesco Giuliano dal titolo “La didattica della chimica: dal modello macroscopico al modello microscopico”, da pag. 35 a pag. 42.

In generale, l’accesso ai fascicoli degli ultimi due anni delle riviste è consentito solo ai soci della Società Chimica Italiana, tutti gli altri fascicoli sono consultabili liberamente.

Il sito della SCI: https://www.soc.chim.it/it

Credit immagine: www.ccny.cuny.edu

 




L’Adriatico, le trivelle e la fame di energia

13 08 2014

     Da un po’ di tempo in Italia si parla e si scrive di sfruttare di più e meglio le risorse energetiche disponibili in alcune Regioni italiane (Basilicata e Sicilia soprattutto) e nel mar Adriatico.

      Il dibattito sull’opportunità, la necessità e/o la convenienza di sfruttare i giacimenti di idrocarburi individuati sul nostro territorio e in mare è acceso. In varie Regioni sono nati comitati che contestano queste possibilità, preoccupati dell’impatto ambientale e delle ricadute sanitarie sulle popolazioni locali. Per contro, l’attuale governo si è dichiarato favorevole ad un maggiore sfruttamento delle poche risorse nazionali disponibili, che porterebbero ad un incremento dell’occupazione e ad una riduzione della nostra dipendenza energetica da altri Paesi. Le instabilità geopolitiche dell’Ucraina e della Libia e le guerre nelle diverse aree mediorientali spingono in questa direzione.

      Nello specifico, riguardo alle possibili trivellazioni in Adriatico da parte dell’Italia e soprattutto della Croazia che ha deciso per lo sfruttamento ed è già avanti nel progetto, secondo una comunicazione ANSA del 17 luglio scorso la Commissione Europea sta valutando il loro possibile impatto sul fragile ecosistema marino. Interrogazioni sul tema sono state presentate anche da eurodeputati italiani. Per il conflitto di interessi tra Italia e Croazia, ci sono stati e ci saranno incontri tra i vari ministri dei due Paesi.

      Dal punto di vista ambientale e geografico, il mare Adriatico è molto “sensibile” all’impatto delle attività umane perché è poco profondo ed è esteso in lunghezza solo 800 km con una larghezza media di appena 150 km. Sono comprensibili le preoccupazioni delle popolazioni costiere che vivono prevalentemente di turismo e la presenza delle trivelle, anche se in alto mare, certamente non favorisce questo settore economico. Però la richiesta di energia nel mondo non cala e i prezzi salgono di anno in anno. Le instabilità delle aree del pianeta già citate e quelle dell’Africa Equatoriale (soprattutto Nigeria) solo legate in tutto o in parte a interessi energetici ed economici. Senza migliorare l’attuale sistema economico puramente capitalistico che domina gran parte del pianeta, è lecito esportare armi, guerre (per la democrazia?), conflitti che provocano degrado ambientale e sociale nelle altre popolazioni e, nello stesso tempo, ignorare e preservare le nostre risorse?

Credit immagine: weblogs.sun-sentinel.com