Fisica e chimica: i due punti di forza della ricerca italiana

18 07 2013

     Qualche giorno fa è stato presentato il risultato della valutazione della qualità della ricerca in Italia, riguardante il periodo 2004-2010. Sicuramente un po’ in ritardo, ma in fatto di valutazione della ricerca siamo indietro rispetto ad altri Paesi. L’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) ha analizzato 133 strutture, tra università statali e private, enti di ricerca pubblici e privati. Un gruppo di 450 esperti di vari ambiti disciplinari ha analizzato  circa 185.000 prodotti (brevetti, disegni, mostre, convegni, software, carte tematiche, opere d’arte, …) e pubblicazioni, con risultati disomogenei. Sono state definite di eccellenza o molto buoni i risultati delle ricerche effettuate in fisica e chimica: in una scala da 0 a 1 hanno totalizzato rispettivamente 0,79 e 0,78. Al contrario hanno ottenuto punteggi molto bassi le ricerche in scienze sociali e politiche (0,45) e scienze economiche e statistiche (solo 0,32).

     Le quattordici aree analizzate sono: scienze matematiche e informatiche; scienze fisiche; scienze chimiche; scienze della terra; scienze biologiche; scienze mediche; scienze agrarie e veterinarie; architettura e ingegneria civile; ingegneria industriale e dell’informazione; scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche; scienze storiche, filoso?che e pedagogiche e scienze psicologiche; scienze giuridiche; scienze economiche e statistiche e scienze sociali e politiche. 

     I criteri di valutazione sono stati diversi e basati essenzialmente sul numero di citazioni che hanno ricevuto i prodotti e le pubblicazioni, sull’importanza della rivista che ha pubblicato i risultati e sul controllo da parte di peer review nazionali e internazionali.

     Per le scienze chimiche e le scienze e tecnologie dei materiali, ai primi posti si collocano le università di Padova, Parma, Catanzaro, Torino, Sapienza di Roma e la fondazione E. Mach di San Michele all’Adige (Trento).
Il sito dell’ANVUR: http://www.anvur.org/index.php?lang=it

I risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2004-2010 .

L’immagine nanotubi di carbonio è tratta da: www.sciencedirect.com

 




Chematica, la rete della chimica

8 07 2013

     Si tratta del risultato di una decina d’anni di lavoro di un gruppo di scienziati della Northwestern University di Evanston (Illinois): hanno realizzato un software che comprende tutti gli elementi chimici con milioni di reazioni e altrettanti composti chimici organici. Il programma dovrebbe essere messo in rete a disposizione di tutti e aggiornato continuamente. Un Wikipedia della chimica. Il software si compone di migliaia di algoritmi in grado di analizzare l’archivio del network e fornire risposte velocemente su ogni tipo di reazione e composto chimico conosciuto. I princìpi della ricerca sono quelli utilizzati dal motore Google. Un supporto preziosissimo per chimici professionisti e aziende del settore.

     Il gruppo di ricerca è stato guidato da Bartosz Grzybowski, proprietario dell’azienda polacca ProChimia Surface, secondo il quale l’idea, ormai quasi concretizzata, è stata di mettere in rete tutte le conoscenze chimiche accumulate negli ultimi 250 anni. Almeno qualche azienda ha già acquistato il softaware e lo sta utilizzando. Chematica non è un semplice database perché il motore che interconnette milioni di nodi (i sette milioni di composti e reazioni) permette di navigare in una mappa chimica virtuale.

     Chematica potrebbe facilitare l’individuazione e la produzione di nuove sostanze in generale e nuovi farmaci in particolare. Ma potrebbe anche diventare un pericoloso strumento in mano a terroristi e delinquenti.

     L’annuncio del software venne dato quasi un anno fa. Ho aspettato a darne notizia perché l’idea di renderlo pubblico e gratuito mi è sembrata piuttosto contraddittoria rispetto alla vendita già effettuata a qualche azienda farmaceutica. Considerando anche i potenziali rischi, oltre al senso degli affari di alcuni ricercatori, dubito molto che per i prossimi anni potremo scaricarlo e utilizzarlo liberamente! Sfruttamento commerciale a parte, l’iniziativa è comunque lodevole.