La scelta del corso di laurea

28 05 2012

     Molti lo hanno già fatto, altri sono ancora indecisi. Certamente la scelta del corso di laurea è una delle decisioni più importanti della vita di una persona. Può condizionare il futuro, il tipo di lavoro, può aprire le porte a numerose o a poche opportunità lavorative. Si sceglie con un occhio a ciò che piace e l’altro ai possibili sbocchi lavorativi che il tipo di laurea offre.

     Ma quali sono state le scelte degli altri giovani e non più giovani negli anni scorsi? Nel rapporto ISTAT 2012, al capitolo “Istruzione e formazione”, ci sono diverse tabelle, una di queste (la n. 35) mostra il numero di immatricolati al primo anno e il numero di laureati anno per anno, per gli ultimi vent’anni. Ho ricavato solo quella relativa all’ultimo anno: i dati per il 2009-2010, selezionando la colonna del numero di immatricolati al primo anno suddivisi per ambito disciplinare. Ho calcolato la percentuale e ho ottenuto un grafico per visualizzare meglio le scelte fatte dai ragazzi due anni fa.

     Sapere cosa hanno scelto gli altri purtroppo ci aiuta poco o niente. Anche sapere quali laureati hanno risentito di più della crisi e hanno avuto difficoltà a trovare lavoro (soprattutto quelle dell’ambito umanistico, politico e sociale, mentre hanno dato buone possibilità le lauree sanitarie) aiuta poco. Perché? Perché riguarda il passato. Nessuno è in grado di prevedere quali saranno le richieste del mercato del lavoro tra 4 o 5 anni. Però lauree magistrali/specialistiche “forti” come ingegneria o anche economia hanno retto abbastanza bene le bordate della crisi. Soprattutto se sono state accompagnate dal valore aggiunto di periodi di studio all’estero e/o da stages in azienda. Sono fondamentali poi le motivazioni che portano a una certa scelta e la volontà di affrontare e concludere nel migliore dei modi l’esperienza universitaria.

     Un aiuto possono fornircelo anche i dati contenuti nel XIV Profilo dei laureati italiani elaborato dal consorzio AlmaLaurea, costituito da 61 atenei. Da alcuni giorni la documentazione è consultabile all’indirizzo http://www.almalaurea.it/universita/profilo/profilo2011/index.shtml . Alla stessa pagina si trovano anche i link per i documenti sui profili dei laureati degli anni precedenti. Dal documento in questione si ricava che nel 2011 i laureati italiani sono stati 215.525, di cui 121.065 con laurea di primo livello, 62.482 con laurea specialistica/magistrale e 19.367 con laurea a ciclo unico.

     Oltre agli incontri di orientamento organizzati dagli atenei, sabato 2 giugno partirà un ciclo di 14 lezioni in trasmissioni televisive volte a favorire la scelta delle facoltà universitarie. Il programma si chiama “Quale sapere? Orientarsi con l’Accademia dei Lincei” e verrà presentato domani in una conferenza stampa alle ore 12. Le trasmissioni saranno sui canali RAI Scuola, TivùSat e Digitale terrestre.

     Un’osservazione sui dati delle immatricolazioni che emergono dal grafico proposto: sommando i dati degli indirizzi Chimico-farmaceutico, Geo-biologico, e Scientifico, si arriva al 14,46%, molto meno della somma delle scelte degli indirizzi Letterario, Linguistico e Politico-sociale! Mi chiedo: sono scelte razionali?

 




Libri scolastici

22 05 2012

Ci risiamo. Come ogni anno, a maggio ci sono le adozioni dei testi per l’anno scolastico successivo. Da qualche decennio assistiamo a modifiche pretestuose di alcuni testi scolastici, fatte solo per impedire o rendere difficoltoso l’uso di testi usati negli anni scolastici precedenti. Nelle varie discipline, in questo caso mi riferisco a quelle scientifiche, in particolare ai testi di chimica, i cambiamenti dovuti alla ricerca e alle nuove scoperte non sono tali da giustificare modifiche dei testi per uso didattico.

     Ma servono a poco le proteste dei genitori e le difficoltà degli insegnanti che spesso non trovano più in catalogo le edizioni degli anni precedenti e, per evitare che gli studenti abbiano diverse edizioni dello stesso testo, con le conseguenti difficoltà organizzative nella gestione delle attività didattiche, degli esercizi e dei compiti, sono costretti a segnalare il codice ISBN delle nuova edizione. I prezzi purtroppo aumentano di anno in anno. Secondo uno studio della McKinsey di alcuni anni fa, i cui dati sono stati riportati da Roger Abravanel e Luca D’agnese in “Regole” pubblicato (fuori commercio) dalla Fondazione Achille e Giulia Boroli nel 2010, la spesa media dei libri di testo nei vari gradi scolastici in Italia è più alta che in tutti gli altri principali Paesi europei. Valgono a poco i tetti di spesa imposti dal ministero: si rispettano ma i prezzi sono sempre alti, soprattutto se rapportati all’attuale periodo di crisi economica. Se prendiamo in considerazione una spesa media annua per una classe di scuola secondaria di II grado di 400,00 euro, negli altri Paesi abbiamo i dati riportati in tabella. A questo si aggiunga il fatto che in alcuni Paesi (la Francia, ad esempio) i libri di testo sono gratuiti fino al termine della scuola superiore.

     Qualche aspetto positivo c’è: le ultime circolari ministeriali impongono l’adozione bloccata per cinque anni e si possono adottare solo testi in forma mista (cartacea + digitale) o interamente digitale che consentirà di scaricare eventuali aggiornamenti ed esercizi dalla rete. In questo modo si viene incontro anche alle esigenze didattiche di docenti e soprattutto studenti in situazione di handicap o con difficoltà d’apprendimento (DSA) che necessitano di appropriati strumenti dispensativi e compensativi. I testi in formato digitale, le mappe e/o le sintesi dei vari capitoli, possono essere letti con una sintesi vocale, la migliore soluzione tecnologica per compensare le difficoltà dei dislessici.

     Anche i testi usati hanno alcuni aspetti negativi. Ad esempio se prevedono esercizi da svolgere sul libri stesso, è chiaro che il testo usato è meno efficace sul piano didattico. I testi di chimica però, in genere prevedono esercizi da svolgere sul quaderno.

     Oggi i vari mezzi di informazione, segnalano che, dai dati Eurostat, l’Italia ha le tasse sul lavoro e sui redditi delle persone fisiche (Irpef) più alte, fra tutti i 27 Paesi dell’UE. Se anche la scuola deve fare la sua parte (oltre a quanto ha già fatto con i blocchi e i tagli di stipendi e risorse per le Nuove Tecnologie e la sicurezza degli edifici) per superare questo periodo di recessione, bisogna mantenere i libri di testo adottati per diversi anni e arrivare alla “cultura del libro usato”, impedendo per gli stessi anni la pubblicazione di nuove edizioni e la fuoriuscita dal catalogo di quelle precedenti. Insomma sacrifici anche per le Case Editrici dei testi scolastici che negli ultimi hanno decisamente approfittato delle possibilità offerte dal libero mercato.

 




Attentato alla Scuola

19 05 2012

     Questo blog e gli studenti che ne sono il riferimento partecipano al cordoglio, all’indignazione e alla grave preoccupazione suscitata dall’esplosione dolosa avvenuta stamattina davanti all’Istituto Statale “Morvillo-Falcone “ di Brindisi.

     Evidentemente la scuola, chi vi lavora e gli studenti che la frequentano, sono visti a ragione come nemici della criminalità, del malaffare e della corruzione in generale. Questo per le finalità che la Scuola persegue: la formazione intellettuale, morale e fisica dei cittadini attraverso i diversi insegnamenti che si impartiscono e i rapporti umani che vi si instaurano. Quest’attacco appare rivolto proprio contro lo sviluppo delle qualità intellettuali e morali delle persone che rifuggono i metodi mafiosi, criminali e clientelari diffusi in molte parti della società e in modo disomogeneo sul territorio italiano. Poiché lo sviluppo di queste qualità determina la diffusione della cultura in generale e una maggiore presa di coscienza dei fenomeni sociali da parte delle persone, l’attentato è stato un attacco all’intera collettività.

Per informazioni: tutte le principali testate nazionali; per i primi video: http://www.brindisireport.it/




Alcoli: generalità

13 05 2012

              Gli alcoli sono composti del carbonio caratterizzati dalla presenza del gruppo ossidrile –OH e hanno perciò formula generale R-OH. Per quanto riguarda l’origine, possiamo considerarli derivati dall’acqua con la sostituzione di un atomo di idrogeno con un radicale alchilico R. Nel caso in cui sia presente un radicale arilico Ar, si ottengono i fenoli.

     I nomi degli alcoli si ottengono facendo seguire la desinenza –olo al nome dell’idrocarburo da cui derivano e usando un numero per indicare la posizione  dell’atomo di carbonio a cui è legato l’ossidrile OH. Il base a queste regole, l’alcol più semplice della serie è il metanolo CH3OH, mentre i termini superiori sono etanolo  CH3CH2OH, 1-propanolo CH3CH2CH2OH, 1-butanolo CH3CH2CH2CH2OH ecc. Gli alcoli che hanno una minore massa molecolare, quindi i primi termini della serie, a temperatura ambiente sono liquidi. Inoltre fino al 1-propanolo (o n-propanolo) sono miscibili con l’acqua in tutte le proporzioni perché il carattere idrofilo del gruppo OH prevale su quello idrofobo del radicale alchilico. All’aumentare del numero di atomi di carbonio invece risulta prevalere il carattere idrofobo e diminuisce la solubilità.

     La più comune classificazione degli alcoli li suddivide in primari, secondari e terziari. L’immagine in alto mostra la struttura generale di queste tre tipologie di alcoli: quello primario ha la funzione ossidrilica legata ad un atomo di carbonio primario; quelli secondari ad un carbonio secondario e gli ultimi ad un carbonio terziario. Ricordiamo che un atomo di carbonio si dice rispettivamente primario, secondario o terziario se è legato ad un altro atomo di C, ad altri due oppure ad altri tre. Tra gli esempi proposti nell’immagine a sinistra è facile verificare che  l’1-propanolo è un alcol primario, il 2-butanolo è un alcol  secondario e il 2-metil-propanolo è un alcol terziario.

     Il metanolo è tossico e può determinare intossicazioni gravi anche se assunto in piccole dosi. Si può ricavare industrialmente con reazioni di sintesi allo stato gassoso, tra ossidi di carbonio e idrogeno.

     Molto più conosciuto e utilizzato è il secondo termine della serie: l’alcol etilico o etanolo. È il componente utilizzato in tutte le bevande alcoliche: dal vino alla birra fino ai superalcolici. La forma denaturata viene utilizzata comunemente nelle abitazioni come disinfettante. I prodotti alimentari contenenti etanolo sono stati utilizzati fin dall’antichità e l’etanolo si ottiene attraverso un processo di fermentazione di molti prodotti naturali contenenti zuccheri: uva, luppolo, mele …    Nei Paesi della Comunità Europea, per uso alimentare si può utilizzare e commercializzare solo alcol ottenuto dalla fermentazione batterica. Invece a livello industriale, l’etanolo si ottiene partendo dall’etene attraverso una reazione di addizione: C2H4 + H2O –> CH3CH2OH.

 




Aspartame: dolcificante controverso

2 05 2012

     Cos’è l’aspartame? Un dolcificante scoperto per caso. James M. Schlatter, il chimico che lo scoprì, stava sperimentando un farmaco contro l’ulcera, notando il suo potere dolcificante, nella sua azienda si pensò di sperimentarlo per farlo utilizzare ai diabetici. La prima autorizzazione venne concessa proprio per questa finalità. Poi intravedendo il possibile successo commerciale come dolcificante dietetico in generale, agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso ci fu un lancio commerciale facendolo arrivare gratuitamente per posta, nelle gomme da masticare, a due milioni di americani. Venne commercializzato a partire dal 1981, dopo alcuni anni di polemiche per atti amministrativi incompleti e risultati delle ricerche controversi. In Italia venne autorizzato nel 1982.

     Il programma “Report” in prima serata su RAI3 di Milena Gabanelli, due giorni fa ha portato il problema all’attenzione del grande pubblico. Si tratta di uno dei pochi programmi televisivi che mi rendono orgoglioso di pagare il canone RAI. La conduttrice è una giornalista attenta a selezionare argomenti di interesse generale, coraggiosa e scrupolosa nelle ricerche. Il programma ha segnalato irregolarità gravi nelle sperimentazioni e ancora più gravi conflitti di interesse tra gli amministratori della società che lo ha messo in commercio e i vertici politici americani dell’epoca. Non sono mancati numerosi passaggi sospetti di funzionari e “scienziati” tra l’Ente di controllo americano dei prodotti alimentari e la società proprietaria del “brevetto aspartame”.

     Anche in Europa le polemiche non mancano. Ciclicamente riprendono,  l’ultima volta dopo sperimentazioni e analisi su animali effettuate nel laboratorio dell’Istituto Ramazzini di Bologna. Se ingerito in piccole quantità, le autorità sanitarie di quasi tutti i Paesi sono concordi: non sono evidenti danni per la salute umana. La quantità giornaliera ammissibile è di 40 mg/kg di massa corporea. Ma l’aspartame si trova in moltissimi prodotti: dolci, farmaci, bevande gassate, caramelle. In tutto sono centinaia e in nessuno di essi è indicata la quantità di aspartame contenuto. Quindi è difficile regolarsi. Cosa fare? Premesso che quando è necessario prendere un farmaco, con o senza aspartame, bisogna farlo senza indugio. Per gli altri prodotti invece possiamo ricorrere al sacrosanto “principio di precauzione”: nell’incertezza cerchiamo di evitarlo, riducendo drasticamente dolci, caramelle e soprattutto bibite che contengono aspartame.

     Ma qual è la composizione dell’aspartame? Due amminoacidi: la fenilalanina e l’acido aspartico e il metanolo. La prima, nel corpo umano arriva direttamente nell’encefalo, non essendo associata ad altri amminoacidi che la possono bloccare, come avviene in molti alimenti naturali. I sospetti più gravi per questo dolcificante riguardano proprio possibili danni al sistema nervoso. Il metanolo, come l’etanolo, viene assunto così com’è dall’intestino e trasferito al fegato che lo trasforma in formaldeide (considerata cancerogena).

     Mi permetto di collegare a quest’argomento e alle controverse ricerche associate, la protesta effettuata da attivisti della lega antivivisezione, qualche giorno fa, contro un allevamento italiano di animali, per i laboratori di ricerca, della Green Hill. Credo che a nessuno faccia piacere sapere che per la ricerca farmaceutica e cosmetica si utilizzano animali. Certo per i cosmetici se ne potrebbe fare a meno, perché molti di essi non sono necessari. Per i farmaci invece dobbiamo convincerci che non si può ancora fare a meno delle cavie, purtroppo.