Giulio Natta e l’anno della chimica

7 01 2011

simbologia plastiche01A Natta quel che è di Natta. Non possiamo iniziare, almeno in Italia, l’anno internazionale della chimica, proclamato dall’Unesco nell’ambito del decennio 2005-2014 dedicato all’educazione allo sviluppo sostenibile, senza fare un riferimento a Giulio Natta (1903-1979). Dal 1901, anno di istituzione dei premi Nobel, è stato l’unico italiano insignito di questo premio per la chimica. L’iniziativa dell’Unesco vuole stimolare l’attenzione e l’interesse dell’opinione pubblica mondiale sulle conquiste della chimica e sui notevoli contributi che da essa sono venuti per lo sviluppo economico e sociale dell’umanità. Chi è interessato ad avere più notizie su queste celebrazioni e sulle manifestazioni connesse nelle varie parti del mondo e in Italia, può trovarle su Chemistry 2011 , oppure sul sito di Federchimica o ancora su Chimica2011. Una di queste è il carnevale della chimica di cui abbiamo scritto nel post precedente. Ma qual è stato il ruolo di Natta nello sviluppo della chimica?

Le scoperte di Natta hanno riguardato soprattutto la struttura e la tecnologia delle macromolecole (polimeri) che hanno aperto la strada alla realizzazione di molte materie plastiche utilizzate comunemente e identificate con numerose sigle: le principali Giulio_Natta01sono indicate nella figura a sinistra. Natta nel 1932 ha realizzato la sintesi della formaldeide ottenendo anche la sua polimerizzazione. Durante la seconda grande guerra, con un’industria italiana oggi leader nella produzione di pneumatici,  mise a punto la produzione del butadiene (la formula condensata dell’1,3-butadiene è CH2= CH – CH= CH2). Nel 1954 scopre  il polipropilene isotattico, ottenuto con il metodo della polimerizzazione stereospecifica utilizzando opportuni catalizzatori (ad esempio alluminio-trietile e tetracloruro di titanio), con caratteristiche migliori del polietilene utilizzato precedentemente. Il polipropilene venne prodotto su larga scala da industrie chimiche italiane, qualche anno dopo, con un nome commerciale famoso negli anni ’60 e ’70, sotto forma di vari articoli in plastica. Chi non è giovanissimo, ricorda un celebre carosello (riportato in parte anche nel video che segue) su questo prodotto. Si tratta di un polimero con buona resistenza a medio-alte temperature (circa 165 °C), all’abrasione e alla rottura. Fu proprio quest’ultima scoperta sui materiali plastici sintetici con le sue implicazioni sui futuri sviluppi a consentirgli di ottenere il premio Nobel nel 1963, insieme al tedesco Karl Ziegler (1898-1973), anch’egli per ricerche fondamentali nella sintesi dei polimeri. Tra i vari prodotti a base di polipropilene, l’azienda italiana produsse anche una fibra tessile.

L’immagine sulle principali sigle delle plastiche riciclabili è tratta dall’indirizzo http://www.luciodefusco.altervista.org/fileprogetticoncorsi/riciclaggioPlastica.pdf dove si trova la relazione di un progetto di due studenti vincitori di un concorso sul “Riciclaggio della plastica”. La fonte dell’immagine di Giulio Natta, invece, è  TorinoScienza. All’indirizzo http://www.torinoscienza.it/personaggi/giulio_natta_20207 è presente anche una breve biografia dello studioso. Il link in basso conduce a un video di RAIscienze, di Piero Angela e Lorenzo Pinna su Giulio Natta, uno scienziato da riscoprire. Durata: 7’50”.

http://www.youtube.com/embed/VOCnlowKwQA


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