L’olio di palma e i rischi per la salute

28 05 2016

     Qualche mese fa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, indicata con la sigla efsa), ha reso pubblico un dossier relativo a varie sostanze potenzialmente tossiche che si sviluppano durante alcune lavorazioni di prodotti alimentari.

Un dossier in inglese di circa 160 pagine che, focalizza l’attenzione sulle sostanze prodotte dalla raffinazione degli oli vegetali, in particolare dell’olio di palma e cioè i glicidil esteri degli acidi grassi (GE), il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD). Queste sostanze si sviluppano, secondo la relazione, dalle lavorazioni ad alte temperature (oltre i 200 °C) non solo con oli vegetali tra cui quello di palma ma anche con margarine utilizzate per la produzione di dolci industriali.

     I tecnici dell’efsa hanno valutato (purtroppo) i glicidil esteri degli acidi grassi genotossici e cancerogeni, cioè negli esperimenti sugli animali hanno evidenziato problemi tossici sul patrimonio genetico e aumento dello sviluppo di tumori a carico di vari tessuti.

     I danni causati all’organismo sono correlati all’età del consumatore (più è giovane e maggiori sono i rischi legati al consumo di questi prodotti) e all’esposizione (maggiore è il consumo e maggiori sono i rischi). In particolare la dott.ssa Knutsen, presidente del gruppo di esperti che hanno affrontato il problema, ha dichiarato che “L’esposizione ai GE dei neonati che consumino esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte il livello considerato a basso rischio per la salute pubblica”.

     Gli studi hanno anche evidenziato che l’olio di palma contribuisce in modo sensibile al 3-MCPD, mentre i dati raccolti sono insufficienti per affermare una cosa analoga per l’esposizione al 2-MCPD (Fonte e approfondimenti: Relazioni Stampa EFSA, 3 maggio 2016). Ma cos’è l’olio di palma? È un olio vegetale saturo, cioè formato da acidi grassi costituiti da una catena di atomi di carbonio uniti unicamente da legami singoli. Anche per il suo costo più basso rispetto ad altri oli vegetali insaturi, l’olio di palma ha progressivamente sostituito gli altri nella produzione di dolci e prodotti alimentari ottenuti su scala industriale.

     Però bisogna segnalare, senza fare allarmismi, che da oltre sessant’anni molti studi di gruppi di ricerca di vari Paesi hanno ottenuti risultati concordanti: il consumo di alimenti con elevate quantità di acidi grassi saturi (salumi, grassi delle carni, derivati grassi del latte, formaggi, alcuni oli vegetali) sono potenzialmente dannosi per la salute. Non solo: l’Organizzazione Mondiale della Sanità e altre organizzazioni sanitarie di vari Paesi hanno stabilito una relazione diretta tra consumo elevato di grassi saturi e malattie cardiovascolari, la principale causa di morte nei Paesi più ricchi del Pianeta.

Cosa fare allora? Controllare le etichette e ridurre il consumo di prodotti contenenti acidi grassi saturi.

Alcuni acidi grassi saturi presenti in grassi animali e vegetali:

a) acido palmitico o acido esadecanoico (IUPAC): CH3(CH2)14COOH

b) acido margarico o acido eptadecanoico: CH3(CH2)15COOH

c) acido stearico o acido ottadecanoico: CH3(CH2)16COOH

d) acido miristico o acido tetradecanoico: CH3(CH2)12COOH .

Video RAI: I grassi alimentari. Crediti immagine olio_di_palma: www.greenstyle.it .

 




I laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

14 05 2016

     I Laboratori del Gran Sasso si occupano di Fisica delle particelle elementari e di astrofisica nucleare e ospitano circa 750 studiosi provenienti da oltre 20 Paesi diversi. La sede del Gran Sasso è uno dei quattro poli di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e rappresenta il laboratorio sotterraneo più grande al mondo, sovrastato da circa 1400 metri di roccia.

     Chi ha percorso il tunnel del Gran Sasso, lungo circa 10 km e a circa 120 km di Roma, a metà tunnel avrà certamente notato la deviazione che porta ai laboratori sotterranei. Vi si può accedere solo prenotando una visita guidata, anche per gruppi e scolaresche.

     Anche i Laboratori del Gran Sasso organizzano gli Open day, in collaborazione con l’Associazione per l’insegnamento della fisica, il 29 maggio prossimo i laboratori saranno aperti al pubblico dalle 10,00 alle 18,00.

     I principali argomenti di ricerca sono: lo studio dei neutrini in tutti i loro aspetti; le reazioni nucleari prodotte dai corpi celesti (stelle); la materia oscura dell’Universo. Tra i risultati delle ultime ricerche si segnala l’esperimento Borexino, un progetto internazionale che ha permesso di appurare l’origine di gran parte del calore interno della Terra: proviene dal decadimento radioattivo dell’Uranio-238 e del Torio-232 presenti nel mantello del nostro pianeta, uno strato sotto la crosta e spesso circa 2000 Km.

     Un altro progetto da segnalare è XENON1T, una sorta di “trappola” per la materia oscura, per cercare di decifrarne la composizione. La materia oscura è la maggioranza (cinque volta più abbondante della materia ordinaria) della materia che compone in nostro Universo e che finora è sfuggita alle osservazioni dei nostri strumenti, perciò la sua natura è ancora sconosciuta. XENON1T è il risultato della collaborazione di “21 gruppi di ricerca, provenienti da Italia, USA, Germania, Svizzera, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Israele, Svezia e Abu Dhabi. Il gruppo italiano che partecipa all’esperimento XENON1T è costituito, insieme ai Laboratori del Gran Sasso, dalle sezioni INFN e dalle Università di Bologna e Torino” (sito web dei Laboratori).

     Per saperne di più sulle strutture e sui laboratori, si può anche seguire un Tour virtuale oppure visitare il sito https://www.lngs.infn.it/it e selezionare le schede che interessano.

Video RAI: Laboratori Nazionali del Gran Sasso;

Video: Silenzio, parlano i neutrini (2012), da GiovedìScienza;

Video: I Laboratori Nazionali del Gran Sasso (2013), di Sante Martin;

Video RAI Scuola: La materia oscura (Nautilus).

Crediti immagini: (1) https://www.lngs.infn.it/it ; (2) www.taup-conference.to.infn.it .




Da EXPO a Human Technopole

5 05 2016

     È certamente una buona idea trasformare parte degli spazi utilizzati per l’EXPO di Milano in una cittadella della Scienza, con ricadute sull’occupazione di una parte delle eccellenze scientifiche che continuano a rivolgersi ad altri Paesi dopo la laurea o il dottorato. Ma non tutto è ancora chiaro, alcuni scrivono di debiti ancora da ripianare per chiudere la bella esperienza di EXPO.

     Il Progetto Human Technopole Italia 2040 richiede investimenti di circa 145 milioni di euro l’anno, ancora insufficienti per un’inversione di rotta della ricerca italiana, ma almeno qualcosa si muove in quella direzione. Si prevede di assumere circa 1500 persone tra ricercatori e tecnici di vari ambiti scientifici. Nella stessa area si insedierà anche il polo di ricerca e costruzione della IBM che, la scorsa settimana, ha sottoscritto l’impegno durante il viaggio del Primo Ministro Renzi negli USA.

     Per Human Technopole si prevedono sette centri di ricerca suddivisi in tre macro aree: medical genomics, genomica, agricoltura e nutrizione. Il cuore della ricerca sarà rappresentato dallo studio dei meccanismi delle malattie tumorali e di quelle autoimmuni.

     In un suo intervento, Umberto Veronesi, ex ministro della sanità, alcune settimane fa ha dichiarato che il Polo scientifico che sta per nascere “Si occuperà dei dilemmi scientifici che hanno un peso forte sulla nostra vita quotidiana. Il primo: perché ci ammaliamo e come possiamo evitare di ammalarci. Entriamo qui in un dibattito antico fra coloro che sostengono che la salute è determinata principalmente dai nostri geni e quelli che sono invece convinti che sia dovuta all’ambiente in cui viviamo. Non è certo una questione oziosa, perché nella sua soluzione c’è il destino della medicina. In pratica, dobbiamo imparare a riconoscere quanto della nostra salute è scritto nel DNA e quanto invece viene scritto da noi, con le nostre scelte di vita, il cibo che mangiamo, le esperienze che facciamo.

     Intanto siamo ancora alle fasi di progettazione e agli annunci, qualcosa di concreto si dovrebbe vedere tra la fine di questa primavera e l’estate. Lo Human Technopole vede in prima fila diversi protagonisti: innanzitutto l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, ma anche l’Università Statale e il Politecnico di Milano e l’Institute for International Interchange di Torino e la Edmund Mach Foundation di Trento. Non solo, c’è stato anche l’interesse di diverse multinazionali dell’alimentazione. Bisogna aspettare e vedere poi come queste manifestazioni di interesse si concretizzeranno e quali saranno i progetto sostenuti e gli scopi perseguiti. Qualche settimana fa, durante la visita del nostro Capo del Governo negli USA, anche la IBM ha mostrato interesse per il Progetto di riutilizzo dell’area ex EXPO e si è impegnata a partecipare con un investimento di 150 milioni di euro per lo sviluppo e la produzione di apparecchiature elettroniche per il settore sanitario.

Video di presentazione dello Human Technopole Italia 2040 di Roberto Cingolani (Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova).

La notizia e i diversi commenti dei mesi scorsi sulla stampa: Elena Cattaneo su Repubblica; Daria Gorodiski sul Corriere della Sera; Redazione ANSA di Milano; Giovanna Mancini su Ilsole24ore; Renzo Rosso su Il Fatto Quotidiano.




Seralmente: L’era dei big data nelle Scienze Biologiche

25 04 2016

     Sarà ancora l’Aula Magna del Dipartimento di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Torino, in Largo Braccini 2 (già Via Leonardo Da Vinci 44) a Grugliasco, ad ospitare la conferenza conclusiva di Seralmente per quest’anno scolastico/accademico.

     La prossima conferenza riguarda “L’era dei Big Data nelle Scienze Biologiche” e si terrà il 10 maggio prossimo, sempre alle ore 21,00. Ulteriori informazioni  su: Seralmente oppure Grupposeralmente. All’atto della prenotazione gratuita e obbligatoria, gli interessati possono chiedere il rilascio dell’attestato di partecipazione.

     Ma cosa sono i big data? Da sempre la ricerca, in ogni campo scientifico ha avuto la necessità di archiviare, controllare e interpretare enormi quantità di dati ottenuti da osservazioni dirette dei fenomeni studiati o dai risultati degli esperimenti di laboratorio. Ma lo sviluppo dei computer degli ultimi decenni e l’evoluzione delle reti hanno portato un diluvio di dati, soprattutto filmati, da gestire correttamente per ottenere risultati utili per il progresso delle scienze e dell’umanità. Ad esempio i dati degli esperimenti che si effettuano al CERN di Ginevra, nel 2013 sono stati tanti che, opportunamente selezionati, è stato possibile vagliarne, selezionarne e archiviarne solo lo 0,00001%! (Walter Fraccaro, “Un diluvio di dati”, Le Scienze, dicembre 2015). L’altro campo che la fa da padrone come quantità di dati da elaborare, selezionare e immagazzinare è l’astronomia. I telescopi del deserto andino di Atacama in Cile (Alma Telescope) stanno scaricando quantità di dati impressionanti. Molti di più sono i dati del Telescopio SKA (Square Kilometre Array), una rete di telescopi situati in Sudafrica e Australia: oggi 2 terabyte al secondo, per il 2020 sono previsti 22 miliardi di TB all’anno. Impossibili da analizzare tutti senza opportuni software-filtro e computer di nuova generazione.

     Ma anche in biologia ormai i dati che si sviluppano ogni anno sono impressionanti. Basti pensare a quelli del “vecchio” Progetto Genoma Umano, oppure a quelli del Progetto ENCODE (Encyclopedia of DNA Elements) iniziato nel 2012, o anche ai due ambiziosi progetti sul cervello: lo statunitense BRAIN Initiative e l’europeo Human Brain Project che sta vivendo un periodo di crisi e ristrutturazione per cattiva gestione e forse anche per errori proprio nello sviluppo e nell’analisi dei big data.

     La conferenza del prossimo 10 maggio ci aiuterà nell’orientamento in questo mondo di dati che il nostro cervello e i nostri strumenti non sono in grado di analizzare in modo proficuo.

     Abstract dell’intervento del Prof. Provero: “Negli ultimi due decenni le scienze biologiche hanno subito una trasformazione radicale grazie a nuove tecniche sperimentali che consentono di produrre grandi quantità di dati. L’esempio più noto è la determinazione, nel 2001 della sequenza completa del genoma umano. Mentre la biologia e la genetica “classiche” studiavano, di solito, un seme alla volta, indagandone la sua struttura e funzione con esperimenti condotti in laboratori di piccole dimensioni, ora possiamo affiancare a questo tipo di ricerca un modello nuovo, in cui l’oggetto di studio è l’intero genoma e i dati sono prodotti e analizzati da grandi collaborazioni internazionali. Sulla scia del genoma sono stati definiti e studiati molti altri oggetti che hanno in comune la desinenza -oma e che rappresentano varie entità biologiche analizzate nella loro globalità: dal trascrittoma (l’insieme completo dell’RNA espresso dalla cellula) al proteoma (l’insieme delle proteine) fino a oggetti più esotici come l’interattoma e il fenoma.”

     Abstract della relazione del Dr. Pagnani: “Lo sviluppo delle tecniche di sequenziamento genomico occorso negli ultimi anni ha prodotto un’autentica esplosione nella quantità di sequenze biologiche contenute nelle basi dati pubbliche. In questa presentazione mi concentrerò su uno specifico tipo di sequenze biologiche particolarmente importanti per la comprensione dei sistemi viventi: il cosiddetto proteoma. Quali laboratori di ricerca hanno contribuito a produrre questi dati, come sono utilizzati, quali prospettive una così dettagliata conoscenza dei sistemi biologici apra nel prossimo futuro, sono alcune delle domande alle quali cercheremo di dare risposta.”

Per saperne di più sui big data: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_data ; I big data della biologia a Milano-Bicocca; Big data domati dalla topologia quantistica.

Interviste: Big data e reti neurali 1 e 2 .

Crediti immagine Big_data: http://www.mathisintheair.org/ .




La ricerca ha bisogno di tutti e tutti hanno bisogno della ricerca

12 04 2016

     Ho già segnalato l’appello per la ricerca che in Italia, purtroppo, diventa sempre più debole, langue. Vedi: Appello per la difesa della ricerca.

     Stefano Parisi, il promotore dell’Appello, ha segnalato che “Il mitico Altan nella sua generosità ci ha regalato un disegno dicendo testualmente “sperando che possa essere utile alla causa”. Prendete esempio da Altan! Fate anche voi qualcosa di utile per la causa: trovate almeno un’altra firma per la petizione!!! Il disegno originale sta su https://www.facebook.com/groups/475598132648344/ oppure anche a https://www.dropbox.com/s/q4qqjcd17sx8bu7/altanRicerca.jpg?dl=0

     Chi ha a cuore la ricerca scientifica e sanitaria con i suoi risultati economici e sociali che salvano la vita a migliaia di persone all’anno o ne migliorano la vita, è invitato a firmare l’Appello sottoscritto da oltre 71.000 sostenitori. Siamo tutti grati ad Altan per la sua sensibilità e il suo contributo che sarà certamente “utile per la causa”.

     Per firmare la petizione diretta al Parlamento Europeo e al Governo Italiano e aumentare così la forza dell’Appello: https://www.change.org/p/salviamo-la-ricerca-italiana . Grazie.




Scoperto un nuovo stato della materia: il liquido di spin

6 04 2016

     Solido, liquido e gassoso? Non solo, si dovranno aggiornare tutti i testi di fisica e chimica. Ormai sembra accertato un quarto stato della materia: liquido di spin quantistico. Insieme alla scoperta è venuto definitivamente meno anche un altro totem della Scienza: l’idea di elettrone come particella indivisibile.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Materials, è stata realizzata da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dagli Oak Ridge National Laboratory (Tennessee) degli Stati Uniti. In questo stato fisico sembra che la materia sia caratterizzata dalla rottura degli elettroni in frammenti ed abbia una nuova struttura magnetica. L’esistenza degli “elettroni frammentati” era stata dimostrata da un gruppo di ricerca dell’Università di Cambridge. Questo nuovo stato della materia aprirebbe scenari applicativi ancora da definire che, tra l’altro, potrebbero portare alla realizzazione di computer quantistici, macchine con velocità e prestazioni enormemente più elevate dei computer attuali. Ma non è possibile fare una stima del tempo necessario per arrivarci.

Questo nuovo stato venne previsto oltre quarant’anni fa, nel 1973, dal fisico premio Nobel Philip Warren Anderson e, come nel caso del Bosone di Higgs o recentemente per le onde gravitazionali, è stato realmente e sperimentalmente osservato solo da poco. Lo stato liquido di spin in particolare è stato osservato nel cloruro di rutenio (RuCl3) per certi aspetti simile alla struttura del grafene, in uno strato sottilissimo di materiale praticamente a sole due dimensioni! Anche se raffreddato ad una temperatura prossima allo zero assoluto (zero Kelvin o -273,15 °C), i ricercatori hanno verificato che le sue componenti, una specie di “bastoncini magnetici” non si dispongono in modo ordinato ma mantengono una struttura caotica. Il caos dei gas sembra poca cosa rispetto a quello che regnerebbe nel liquido di spin.

La caratteristica che più colpisce di questo liquido di spin è proprio il frazionamento dei singoli elettroni, che alcuni fanno corrispondere ai fermioni di Majorana. Ad oltre un secolo dalla scoperta degli elettroni (vedi l’esperienza di Crookes del 1860, quella di Goldstein del 1876, quella di J.J. Thomson, che nel 1896 ne stimò in modo preciso massa e carica elettrica) bisognerà rivedere anche il concetto di unità di carica negativa?

Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Elettrone ;

Liquido di spin quantistico: Corriere della Sera; Media INAF;

Immagine: rappresentazione grafica del nuovo stato proposta da Genevieve Martin, degli Oak Ridge National Laboratory.




Seralmente: Limiti fisici ed Economici alla crescita

1 04 2016

     Aumentano ancora i consensi e i riconoscimenti per le conferenze scientifiche di Seralmente. Le manifestazioni sono patrocinate da decine di prestigiosi Enti territoriali (Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Città di Grugliasco, …), Università (Torino, Università e Politecnico, Milano, Bari, Pavia, … ) e Associazioni e Enti scientifici (ENEA, Agenzia Spaziale Italiana, Agenzia Spaziale Europea, Città delle Scienza di Napoli, ITT di Genova, Torino Scienza, La Stampa, …).

     Di pari passo sono aumentate la partecipazione dei cittadini e la connotazione scientifica, etica e culturale degli eventi programmati. Per rispondere meglio alle esigenze del maggior numero di partecipanti, è cambiata la sede: non più l’Aula Magna dell’ITIS Majorana ma quella del Dipartimento di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Torino, con una capienza di 500 posti in Largo Braccini 2 (già Via Leonardo Da Vinci 44) a Grugliasco.

     La prossima conferenza riguarda i “Limiti Fisici ed Economici alla Crescita”, con l’intervento del Dott. Diego Fusaro dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e del Prof. Luca Mercalli, divulgatore di RAI 3. Come negli altri casi, l’attività di moderatore è svolta dal Dott. Michele Caponigro. La successiva conferenza si terrà il 10 maggio, sempre alle ore 21,00 e riguarderà “L’era dei Big Data nelle Scienze Biologiche”.

     Ulteriori informazioni su: http://grupposeralmente.blogspot.it/ ; http://www.seralmente.com/index.html . Ai tanti ringraziamenti, si aggiunge anche il mio per tutto il gruppo di lavoro “Seralmente” e la sua importante opera di divulgazione scientifica ed educativa. Anche per questo, le conferenze di Seralmente rappresentano un fondamentale riferimento per gli studenti che, all’atto della prenotazione gratuita, possono richiedere il rilascio dell’attestato di partecipazione.

Abstract dell’intervento del Dott. Fusaro: “Viviamo nel primo sistema della storia umano che santifica la crescita infinita come sommo valore. E’ questa l’essenza dell’odierno fanatismo economico, con tutte le patologie che lo contraddistinguono: dal classismo alla distruzione dell’ecosistema, dalla reificazione alla mercificazione integrale dell’essente. La filosofia ha oggi l’arduo compito di denunciare la logica illogica di questo sistema e proporre forme di ristabilimento del giusto limite.” Abstract della relazione del Prof. Mercalli: “Le risorse naturali sono limitate e la capacità della biosfera di metabolizzare gli inquinanti non sono infinite. Il cambiamento climatico è l’indice più evidente del superamento della capacità di carico del pianeta, ma vi sono altri limiti fisici planetari che sono già stati superati o sono in via di superamento. Per questo una qualche forma di decrescita ci sarà imposta dalle leggi fisiche, a cui conviene adattarsi con intelligenza e creatività invece di subirne le conseguenze.”




Tavole periodiche utili e curiose

16 03 2016

     In rete esistono varie tipologie di tavole periodiche. Alcune sono interattive, concepite per la didattica e propongono una navigazione casuale o sequenziale seguendo il numero atomico degli elementi, come ad esempio la Tavola periodica degli elementi 4 kids della Zanichelli. Questa tavola, dispone anche di importanti approfondimenti (selezionando il segno “+” dopo l’apertura della scheda dell’elemento) per ogni elemento, con collegamenti alla Biologia, alle Scienze della Terra, all’Astronomia, Storia, l’utilizzo dell’elemento stesso nelle attività umane.

     Un’altra Tavola interattiva si trova su Learners TV, nella sezione di chimica. Il sito statunitense è molto interessante perché propone anche decine di migliaia di videoletture di vari ambiti disciplinari, oltre a centinaia di animazioni e presentazioni Powerpoint. Tutto assolutamente gratuito ma solo in inglese. Purtroppo.

     Sul sito http://i.imgur.com/AKp3r.jpg si trova una curiosa tavola periodica (statica) con icone su ciascuna casella dell’elemento che ne connotano una caratteristica. Adatta soprattutto per le scuole primarie e secondarie di primo grado. Della stessa tipologia è la Tavola presente sul sito http://www.sciencegeek.net/tables/DeltaBio.pdf .

     Il giovane dott. Jamie Gallagher propone invece una Tavola periodica con le bandierine dei Paesi dove sono stati scoperti i singoli elementi, inserite nelle caselle con il simbolo e il numero atomico.

     Sulla rivista Focus.it, Elisabetta Intini lo scorso mese ha proposto “Le Tavole Periodiche che non vi hanno fatto vedere a scuola”. C’è da sfogliare e scegliere la più bizzarra, come quella associata alle scarpe.

La Tavola proposta sul sito ufficiale della IUPAC invece è semplice e statica, utile per la stampa.

     Tra quelle interattive, la più completa si trova su http://www.ptable.com/?lang=it# con schede (sempre interattive) con le notizie riportate su Wikipedia, le proprietà, gli orbitali, gli isotopi e i composti per ciascun elemento. Provare!




Appello per la difesa della ricerca scientifica italiana

4 03 2016

     Nell’Unione Europea le priorità sono sempre altre: le banche e i mercati, il controllo dei bilanci nazionali. Al primo posto ci sono sempre il mondo finanziario e l’economia. Le persone, l’istruzione e la formazione, la ricerca scientifica sono considerati sempre meno importanti.

     Decine di migliaia di scienziati e ricercatori, ma anche semplici cittadini, stanno chiedendo all’Unione Europea di pretendere dai singoli Stati nazionali anche adeguati fondi per la ricerca. Una soglia minima che sia valida per tutti, in modo da non avere le differenze attuali: da una parte alcuni Paesi come Danimarca, Svezia, Finlandia, Austria, Germania, che investono per la ricerca circa il 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL) e altri come l’Italia che per lo stesso scopo investono solo l’1%. Senza considerare che altri Paesi fuori dalla UE e nostri concorrenti investono molto di più in ricerca: Israele (4,2%), Giappone (3,5%), Corea (4,1%). In queste condizioni, dovremo abituarci ai 100.000 giovani (per lo più i migliori laureati e dottorandi) che solo nel 2015 hanno abbandonato l’Italia: sarà la normalità anche per i prossimi anni!

      TESTO IN ITALIANO della lettera pubblicata su Nature il 4 febbraio scorso.

Chiediamo all’Unione Europea di spingere i governi nazionali a mantenere i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza. Questo permetterebbe a tutti gli scienziati europei – e non solo a quelli britannici, tedeschi e scandinavi – di concorrere per i fondi di ricerca Horizon 2020.

In Europa i fondi di ricerca pubblici sono erogati sia dalla Commissione Europea che dai governi nazionali. La Commissione finanzia principalmente grandi progetti di collaborazione internazionali, spesso in aree di ricerca applicata, e i  governi nazionali finanziano invece  - oltre che i propri progetti strategici – programmi scientifici su scala più piccola, e operati “dal basso”.

Ma non tutti gli Stati membri fanno la loro parte. Per esempio l’Italia trascura gravemente la ricerca di base. Oramai da decenni il CNR non riesce a finanziare la ricerca di base,  operando in un regime di perenne carenza di risorse. I fondi per la ricerca sono stati ridotti al lumicino. I PRIN (progetti di ricerca di interesse nazionale) sono rimasti inattivi dal 2012, fatta eccezione per alcune piccole iniziative destinate a giovani ricercatori.

I fondi di quest’anno per i PRIN, 92 milioni di Euro per coprire tutte la aree di ricerca, sono troppo pochi e arrivano troppo tardi, specialmente se paragonati per esempio al bilancio annuale dell’Agenzia della Ricerca Scientifica Francese (corrispondente ai PRIN italiani) che si attesta su un miliardo di Euro l’anno. Nel periodo 2007-2013 l’Italia ha contribuito al settimo “Programma Quadro” europeo per la ricerca scientifica per un ammontare di 900 milioni l’anno, con un ritorno di soli 600 milioni. Insomma l’incapacità del Governo Italiano di alimentare  la ricerca di base ha causato una perdita di 300 milioni l’anno per la scienza italiana e  quindi per l’Italia.

Se si vuole evitare che la ricerca si sviluppi in modo distorto nei vari Paesi europei, le politiche nazionali devono essere coerenti tra di loro e garantire  una ripartizione equilibrata delle risorse.”

     La lettera è stata firmata da circa 58.000 persone. Chi vuole firmare può farlo a questo link: https://www.change.org/p/salviamo-la-ricerca-italiana .

     Si può anche ascoltare l’appello di Piero Angela a sostegno della ricerca scientifica italiana ed europea che in alcuni Stati è a livello di pura sussistenza, oppure l’appello di Giorgio Parisi dello scorso 25 febbraio: Salviamo la ricerca.

Crediti immagine: www.sciencedaily.com .




Lo zolfo e alcuni suoi composti

24 02 2016

     Lo zolfo è uno degli elementi che sono presenti in natura anche allo stato elementare, cioè come minerali formati da un solo elemento, oltre che nei composti. Le caratteristiche del gruppo di appartenenza, il sedicesimo, lo stesso dell’ossigeno sono state descritte in un altro post anni fa (Gli elementi del VI gruppo). Nello stesso post ho fatto riferimento ai principali composti dello zolfo e al capitolo che Primo Levi gli ha dedicato nel “Sistema Periodico”. Oggi mi propongo di fare qualche aggiunta, con riferimenti anche alle Scienze della Terra e alla biologia.

     La presenza di zolfo, in particolare dello ione solfato (SO42-) con una struttura tetraedrica, permette di aggiungere nella classificazione dei minerali l’importante gruppo dei solfati. I più comuni sono l’anidrite (CaSO4), la barite (BaSO4) e il gesso (CaSO4 * 2H2O) un solfato idrato. Molti solfati sono prodotti dall’industria chimica per ottenere sali e varie altre applicazioni. Un altro loro importante utilizzo si ha nella produzione di fertilizzanti di sintesi. Purtroppo la combustione di combustibili fossili, da alcuni secoli ha prodotto anche solfati presenti in atmosfera sotto forma di aerosol che contribuisce all’inquinamento e all’aumento dell’acidità delle piogge che un tempo era dovuta solo al biossido di carbonio.

     Tra i minerali non silicati, oltre ai solfati, lo zolfo si combina direttamente con molti metalli per formare solfuri, molto importanti in campo minerario proprio per l’estrazione di certi metalli. Tra i solfuri più comuni: la pirite (o oro degli sciocchi, FeS2), la galena (PbS), il cinabro (HgS), la calcopirite (CuFS2), la sfalerite (ZnS), l’antimonite (o stibnite, Sb2S3). Chi vuole saperne di più sull’oro degli sciocchi: Oro e pirite.

Molti solfuri e polisolfuri sintetici, soprattutto di sodio, sono utilizzati nelle miscele di prodotti fungicidi e insetticidi, nei coloranti e nell’industria conciaria

     Importanti emissioni di composti dello zolfo si hanno anche nei fenomeni vulcanici secondari, soprattutto nelle solfatare, dove vapori e gas hanno un’elevata concentrazione di zolfo. Chi ha avuto modo di visitare l’isola Vulcano nelle Eolie, certamente ha avvertito il forte odore di zolfo e acido solfidrico (H2S) ancor prima di sbarcare e ha notato il colore marcatamente giallo della sommità del vulcano. Il colore giallo è dovuto allo zolfo cristallizzato in prossimità dell’emissione di biossido di carbonio e acido solfidrico che ha reagito con l’ossigeno dell’aria. Ma la località italiana dove questo fenomeno è più evidente è Pozzuoli con i suoi Campi Flegrei e la famosa solfatara, testimonianza di un antico vulcano che ormai non erutta da almeno 35.000 anni.

     Lo zolfo è fondamentale anche per i viventi: è un componente essenziale di due amminoacidi (i venti “mattoni” con cui sono costruite la proteine), la cisteina e la metionina, ma è presente anche in alcuni enzimi. Anche alcuni tipi di batteri che vivono in ambienti estremi (fondali oceanici e marini, prossimità delle emissioni vulcaniche) utilizzano il solfuro di idrogeno o acido solfidrico in un processo chemiosintetico (al posto della fotosintesi) per ottenere la poca energia di cui hanno bisogno.

     Su quest’argomento riporto un breve stralcio dal capitolo “I prodotti delle regioni” del volume di Peter Atkins “Il Regno periodico”, un viaggio nel mondo degli elementi chimici: “Anche la regione dello zolfo è stata esplorata dalla natura – nel suo solito modo casuale e privo di finalità, ma efficiente – in un’indagine preliminare sulle possibilità di far sorgere la vita. La natura ha scoperto infatti che per certi versi il solfuro di idrogeno (H2S) – analogo dell’acqua (H2O)può essere usato dagli organismi come fonte di idrogeno, più o meno come il processo di fotosintesi usa l’acqua. La grande differenza è che quando una pianta verde sottrae l’idrogeno a una molecola d’acqua il prodotto di scarto è ossigeno gassoso, che va poi a mescolarsi ad un’atmosfera distribuita globalmente. Invece quando all’interno di un batterio l’idrogeno è sottratto al solfuro d’idrogeno il prodotto di scarto è zolfo solido, che non vola via: perciò la colonia di microrganismi deve evolvere un modo per sopravvivere su un mucchio crescente dei suoi rifiuti.

Alcuni video di approfondimento:

https://www.youtube.com/watch?v=mGMR72X8V-U

https://www.youtube.com/watch?v=6Fv69ildQlc

https://www.youtube.com/watch?v=BJSttgIsuBQ

RAI Scuola: zolfo e alcune reazioni.

Sito ufficiale dalla Solfatara di Pozzuoli: http://www.solfatara.it/

Nelle immagini: 1. Cristalli di zolfo e aragonite associati (crediti: www.catalogomultimediale.unina.it ). 2. Solfatara di Pozzuoli. 3. Sorgente idrotermale sottomarina (crediti: it.wikipedia.org )







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