Rapporto ISPRA 2016 sui rifiuti speciali

25 09 2016

     Quali materiali sono considerati rifiuti? E quali di essi sono considerati “speciali”? In base all’allegato A del Decreto Legislativo 152/2006, sono rifiuti “qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’Allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. Lo stesso Decreto, all’art. 184 classifica i rifiuti in base alla loro origine in: rifiuti urbani e rifiuti speciali.

In base al comma 3 dell’art. 184, sono definiti rifiuti speciali:

a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo, fermo restando che le terre e rocce da scavo non sono rifiuti ove ricorrano determinate condizioni (dettagliatamente stabilite dall’art. 186);
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, da potabilizzazione ed altri trattamenti delle acque, da depurazione delle acque reflue e delle emissioni in atmosfera;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorate ed obsolete;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e le loro parti;
m) il combustibile derivato da rifiuti (CDR).

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato il Rapporto Rifiuti Speciali del 2016, giunto alla quindicesima edizione. La grande mole di dati raccolti si riferisce all’anno 2014 e riguarda tutt’Europa. Il rapporto approfondisce la situazione europea e italiana della produzione e gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi e costituisce un riferimento importante per studiosi e addetti al settore, oltre ad essere un obbligo per lo stesso ISPRA.

     La pubblicazione è disponibile solo in formato elettronico ed è scaricabile da questo link: Scarica la pubblicazione (pdf – 13 Mb). In alternativa, si può scaricare un estratto: Estratto rapporto rifiuti speciali 2016.

     Il lavoro, dettagliato e approfondito, solo in alcune parti è adatto e può interessare studenti di scuole secondarie. Consultando le pubblicazioni, il lettore si può soffermare sulle parti che che sono di suo interesse.

     Riguardo ai rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi), i maggiori produttori in Europa sono (in ordine crescente, dati in milioni di tonnellate riferiti al 2012, elaborati dall’ISPRA in base a pubblicazioni di Eurostat):

Grafico dell’autore del post, con i dati arrotondati al milione. Gli altri Paesi UE precedono il Belgio con produzioni inferiori di molto ai 50 milioni di tonnellate.




Extreme, mostra sulle particelle elementari

10 09 2016

     Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo Da Vinci” di Milano ha allestito una nuova mostra permanente: Extreme. Una mostra allestita in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e il CERN di Ginevra per avvicinare il grande pubblico al mondo della ricerca delle particelle elementari. Non solo. L’allestimento e i materiali esposti costituiscono anche un valido strumento didattico per integrare l’insegnamento della fisica e della chimica nelle scuole secondarie, facendo “scoprire gli strumenti e il lavoro di chi esplora l’infinitamente piccolo”.

     Inaugurata lo scorso 12 luglio, la mostra curata da Enrico Miotto rimarrà permanente e permette di dare uno sguardo agli strumenti e alle scoperte delle particelle che formano i mattoni dell’intero Universo.      All’inaugurazione hanno partecipato anche il Ministro dell’Istruzione,     Università e Ricerca Stefania Giannini e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. I riferimenti principali sono gli strumenti, i ricercatori e i progetti dei due Enti che hanno collaborato all’allestimento: CERN e INFN.

Per saperne di più: http://www.museoscienza.org/extreme/

Il breve video di INAF TV: https://www.youtube.com/watch?v=_pEkBHNYqbA , con gli interventi di Enrico Miotto, Fabiola Gianotti (Direttrice Generale del CERN) e Fernando Ferroni (presidente INFN).

Crediti immagine: http://www.museoscienza.org/extreme/




International IUPAC Conference on Green Chemistry

3 09 2016

     Inizia domani a Venezia la Conferenza Internazionale della IUPAC ( www.iupac.org ) sulla chimica “verde”. Organizzata dal Consiglio Nazionale dei chimici (www.chimici.it ), si protrarrà fino all’8 settembre. L’evento ha il patrocinio e il supporto di numerosi enti e associazioni scientifiche, italiani e internazionali. Le iscrizioni sono chiuse ormai da un mese e la Conferenza, arrivata alla sesta edizione, si tiene ogni due anni con la partecipazione di scienziati ed esperti di tutto il mondo sulla “chimica sostenibile” o cosiddetta “pulita”.

     Purtroppo la quota di partecipazione (per docenti e post doc) è di 400 euro e include l’accesso agli atti, i pranzi e i coffee break, è escluso tutto il resto, soprattutto l’alloggio. Il programma che sarà sviluppato però è senz’altro interessante, articolato su cinque aree tematiche: Green Materials; Green Bioprocesses; Green Energy; Green Industrial processes and Molecular innovation; Green Policy, Sustainability and Safety. Maggiori informazioni si possono trovare sul sito www.greeniupac2016.eu .

     La partecipazione delle maggiori industrie del settore e di prestigiosi Istituti Accademici, consentirà di focalizzare l’attenzione degli interventi e delle presentazioni sui problemi energetici e sui processi chimici che affiancano le fonti energetiche fossili e rinnovabili per renderle sempre più pulite, riducendo la formazione di prodotti di scarto oppure trovando soluzioni per il loro riutilizzo. Altri temi di grande rilievo sono la produzione e l’uso di batterie sempre più performanti e pulite per macchine elettriche e l’utilizzo della luce per trasformarla sia in energia elettrica che in energia chimica (il sogno di una fotosintesi artificiale conveniente economicamente e diffusa) in modo efficiente.

     Spero nella pubblicazione (almeno in parte) delle novità che emergeranno dalla conferenza, per l’aggiornamento dei docenti e per favorire il coinvolgimento degli studenti nello studio della chimica e nell’acquisizione di competenze legate allo sviluppo sostenibile e al ruolo fondamentale della chimica nella società contemporanea.

Crediti immagini:climateinc.org . Anastas and Warner, 12 Principles: Laura Mc Hugh




Benzine

22 08 2016

     Il petrolio grezzo, formatosi nell’arco di milioni di anni nel sottosuolo dai resti di animali marini, continua a rappresentare la principale fonte energetica nel mondo. La composizione del petrolio varia molto a seconda della zona di provenienza. In generale è costituito da una miscela di sostanze diverse, prevalentemente idrocarburi, centinaia di tipologie differenti.

     Tra i prodotti che si ottengono dal petrolio, i più richiesti dal mercato energetico sono benzine e gasolio. Cosa sono le benzine? Miscele di idrocarburi volatili, a catena aperta o ciclici, con un numero di atomi di carbonio generalmente compreso tra cinque e dieci (dai pentani ai decani). Non esiste una composizione unica per la benzina. Come per la provenienza del petrolio, anche le benzine possono avere differenti composizioni di idrocarburi. Infatti, nell’intervallo compreso tra quattro e dodici atomi di carbonio, esistono oltre 600 alcani possibili e quasi 4000 possibili alcheni. Quindi non ha senso parlare di una sola benzina.

     Per maggiore chiarezza del concetto, propongo i dati pubblicati in “Introduction in Organic Chemistry” nel lontano 1975 da C. H. De Puy e K. L. Rinehart Jr, relativi alle benzine provenienti da Oklahoma, Michigan e Texas. I dati si riferiscono alle percentuali (in volume) dei composti delle benzine di prima distillazione.

 

 

 

 

     Dopo il rifornimento alla pompa, cosa succede alla benzina nell’automobile? Condotta al motore a combustione interna, viene vaporizzata e miscelata con aria e poi immessa nel cilindro attraverso la fase di aspirazione. Qui viene compressa (fase di compressione) e prende fuoco grazie alla scintilla proveniente dalla candela. Bruciando in modo continuo (fase definita scoppio), forza il pistone a compiere i suoi giri che determinano il movimento di altre parti meccaniche e dell’intera automobile.

     A queste tre fasi segue quella di scarico, durante la quale i prodotti incombusti, in parte vengono trattati dai moderni dispositivi presenti nelle marmitte, e poi finiscono nell’atmosfera. Purtroppo, qualunque sia il motore a combustione interna, la combustione della benzina non è mai completa. Perciò le sostanze che vanno a finire in atmosfera e anche nei nostri polmoni sono molte: prevalentemente idrocarburi e i loro ossidi, monossido e biossido di carbonio, ma anche ossidi di azoto che si formano dall’azoto dell’aria alle elevate temperature che si sviluppano nei cilindri durante le combustione.

Nell’immagine: le indicazioni di pericolo e i consigli di prudenza associati alle benzine, con i relativi pittogrammi.

Per approfondimenti sul petrolio: Museo dell’Energia. Per la benzina: https://it.wikipedia.org/wiki/Benzina. Per gli sviluppi futuri, articolo de “La Stampa” di ieri: L’Olanda progetta un futuro senza auto a benzina e diesel.

 




Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche

15 07 2016

     Si tratta di un’Organizzazione Internazionale che svolge un compito importante, delicato e attuativo della Convenzione di Parigi del 13 gennaio 1993 sulla proibizione delle armi chimiche.

     Aderiscono alla OPAC (o OPCW) 192 Paesi in rappresentanza del 98% circa della popolazione mondiale. Pur non essendo un’Agenzia delle Nazioni Unite, collabora con essa attivamente come organo tecnico e politico per verificare l’adesione alla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche e eseguire controlli e ispezioni, sia alle industrie produttrici di sostanze chimiche utilizzabili anche come armi sia agli impianti di distruzione delle armi prodotte in passato.

     Per i suoi compiti, “per i suoi ampi sforzi per eliminare le armi chimiche”, spesso svolti nei Paesi delle aree più pericolose del Pianeta, nel 2013 quest’Organizzazione ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Per saperne di più: https://www.opcw.org/ . Video: What is the OPCW? .

La base dell’OPAC è la Convenzione di Parigi sulla proibizione delle armi chimiche, di cui riporto solo i primi due articoli.

Articolo I – Obblighi generali

1. Ciascuno Stato Parte alla presente Convenzione non dovrà mai, in qualunque circostanza:

a. sviluppare, produrre, o diversamente acquisire, immagazzinare o detenere armi chimiche o trasferire, direttamente o indirettamente, armi chimiche a chiunque;

b. fare uso di armi chimiche;

c. intraprendere qualsiasi preparativo militare per l’uso di armi chimiche;

d. assistere, incoraggiare o indurre chiunque in qualsiasi maniera, ad intraprendere qualsiasi attività proibita ad uno Stato Parte in base alla presente Convenzione.

2. Ciascuno Stato Parte s’impegna a distruggere le armi chimiche di sua proprietà o in suo possesso, o che sono ubicate in qualunque luogo sotto la sua giurisdizione o controllo, in conformità con le disposizioni della presente Convenzione.

3. Cascun Stato Parte s’impegna a distruggere tutte le armi chimiche che ha abbandonato sul territorio di un altro Stato Parte, in conformità con le disposizioni della presente Convenzione.

4. Ciascun Stato Parte s’impegna a distruggere qualunque impianto di produzione di armi chimiche di sua proprietà o in suo possesso o ubicato in qualunque località sotto la sua giurisdizione o controllo, in conformità con le disposizioni della presente Convenzione.

5. Ciascun Stato Parte s’impegna a non impiegare agenti chimici di ordine pubblico come strumento di guerra.

Articolo II - Definizioni e criteri. Ai fini della presente Convenzione:

1. Per armi chimiche s’intende quanto segue, insieme, o separatamente:

a. composti chimici e loro precursori, salvo se intesi per scopi non proibiti dalla presente Convenzione, sempre che i tipi ed i quantitativi siano compatibili con tali scopi;

b. munizioni e dispositivi, specificamente designati per causare la morte o altri danni attraverso proprietà tossiche dei composti chimici specificati nel capoverso a), per via della fuoriuscita di questi ultimi a seguito dell’impiego di tali munizioni e dispositivi;

c. qualunque equipaggiamento specificamente previsto per essere impiegato in connessione diretta con l’impiego di munizioni e di dispositivi di cui al capoverso b..

2. Per composti chimici s’intende:

ogni contenuto chimico il quale, attraverso la sua azione chimica sui processi vitali può causare la morte, l’incapacità temporanea o un pregiudizio permanente ad esseri umani o animali. Sono compresi tutti i composti chimici, a prescindere dalla loro origine o metodo di produzione, ed a prescindere se essi sono prodotti in impianti, in munizioni o altrove. (Ai fini dell’attuazione della presente Convenzione, i composti chimici che sono stati individuati ai fini dell’applicazione delle misure di verifica sono elencati nelle Tabelle contenute nell’Annesso sui composti chimici).

3. Per precursore s’intende:

ogni reagente chimico presente in ogni fase della produzione, con qualunque metodo, di un composto chimico tossico. E’ compreso qualunque componente chiave di un sistema chimico binario o di un sistema chimico a componenti multiple.(Ai fini dell’attuazione della presente Convenzione, i precursori che sono stati individuati per l’applicazione dellemisure di verifica sono elencati nelle Tabelle contenute nell’Annesso sui composti chimici).

4. Per componente chiave di sistemi chimici binari o a componenti multipli (d’ora in avanti denominato componente chiave) s’intende:

il precursore che svolge il ruolo pi¨ importante nel determinare le proprietà tossiche del prodotto finale e che reagisce rapidamente con altri composti chimici nel sistema binario o a componenti multiple.

5. Per armi chimiche obsolete s’intendono:

a. armi chimiche prodotte anteriormente al 1925; oppure b) armi chimiche prodotte nel periodo tra il 1925 ed il 1946 che si sono deteriorate in maniera tale da non poter più essere utilizzate con armi chimiche.

6. Per armi chimiche abbandonate s’intendono:

armi chimiche, incluse le armi chimiche obsolete, abbandonate da uno Stato dopo il 1 gennaio 1925 sul territorio di un altro Stato senza il consenso di quest’ultimo.

7. Per agente per il controllo dell’ordine pubblico s’intende:

ogni composto chimico non elencato in una Tabella che può produrre rapidamente negli esseri umani irritazione sensoria o effetti fisici inabilitanti che scompaiono dopo un breve periodo di tempo a seguito della cessazione dell’esposizione.

8. Per impianto di produzione di armi chimiche s’intende:

a. ogni equipaggiamento, nonché ogni edificio che alloggia tale equipaggiamento e che stato designato, costruito o utilizzato in qualsiasi momento dal 1 gennaio 1946:

I. come parte della fase di produzione dei composti chimici ( fase tecnologica finale ) laddove i flussi di materiali contengano, quando l’equipaggiamento in funzione:

II. ogni composto chimico elencato alla Tabella 1 nell’Annesso sui composti chimici; oppure

III. ogni altro composto chimico – in misura superiore ad 1 tonnellata l’anno sul territorio di uno Stato Parte o in ogni altro luogo sotto la giurisdizione o il controllo di uno Stato Parte – che non può essere utilizzato per scopi non proibiti dalla presente Convenzione, ma che può essere utilizzato a scopo di fabbricazione di armi chimiche; oppure

IV. per caricare armi chimiche, compresa, tra l’altro, la carica dei composti chimici elencati alla Tabella 1 in munizioni, dispositivi o contenitori per l’immagazzinaggio alla rinfusa; la carica di composti chimici in contenitori che sono parti di munizioni e di dispositivi assemblati binari o in sotto-munizioni chimiche che sono parte di munizioni e di dispositivi assemblati unitari, nonché la carica dei contenitori e delle sotto-munizioni chimiche nelle rispettive munizioni e dispositivi;

b. non significa:

I. qualsiasi impianto avente una capacità di produzione per la sintesi di composti chimici specificati nel capoverso a.

II. inferiore ad 1 tonnellata;

III. qualsiasi impianto nel quale un composto chimico specificato nel capoverso a. I (è o) stato prodotto in quanto composto collaterale derivante inevitabilmente da attività per scopi non proibiti in base alla presente Convenzione, a patto che il composto chimico non superi il 3 per cento del prodotto totale e che l’impianto sia sottoposto a dichiarazione e ad ispezione in base l’Annesso sull’Attuazione e la Verifica (d’ora in avanti denominato come Annesso sulla Verifica ); oppure

IV. un impianto singolo su scala ridotta per la produzione dei composti chimici elencati nella Tabella 1 per scopi non proibiti in base alla presente Convenzione come riferito nella Parte VI dell’Annesso sulla Verifica.

9. Per scopi non proibiti in base alla presente Convenzione s’intendono:

a. gli scopi industriali, agricoli, di ricerca, medici, farmaceutici o altri scopi pacifici;

b. gli scopi di protezione, in particolare quegli scopi direttamente collegati alla protezione contro i composti chimici e le armi chimiche;

c. gli scopi militari non connessi con l’uso delle armi chimiche e non dipendenti dall’uso delle proprietà tossiche dei composti chimici come sistema d’arma;

d. attuazione delle leggi anche al fine del controllo dei disordini interni.

10. Per capacità di produzione s’intende:

il quantitativo annuale potenziale previsto per la fabbricazione di uno specifico composto chimico in base ai processi tecnologici attualmente utilizzati o, se un processo non ancora operativo, pianificato per essere utilizzato negli impianti pertinenti. Tale quantitativo deve essere pari alla capacità prefissata oppure, se la capacità prefissata non è disponibile, alla capacità progettata. La capacità prefissata consiste nel prodotto in condizioni ottimali per una quantità massima nell’impianto di produzione, come dimostrato da uno o più periodi di funzionamento di prova. La capacità progettata corrisponde alla produzione del prodotto calcolata in teoria.

11. Per “Organizzazione” s’intende l’Organizzazione per la proibizione delle Armi chimiche istituita in conformità con l’Articolo VIII della presente Convenzione. Ai fini dell’Articolo VI:

a. per “produzione” di un composto chimico, s’intende la sua formazione attraverso una reazione chimica;

b. per “lavorazione” di un composto chimico s’intende un processo fisico, come formulazione, estrazione e purificazione, in cui un composto chimico non Å trasformato in un altro composto chimico;

c. per “consumo” di un composto chimico s’intende la sua trasformazione in un altro composto chimico attraverso una reazione chimica.”

Vedi anche: Le armi chimiche; Commissione d’inchiesta sulle morti a causa dell’uranio impoverito. Crediti immagine: abcnews.go.com .

 

 




Le sostanze che hanno dato origine alla vita

3 07 2016

     Più si torna indietro nella storia della vita sulla Terra e nella storia della Terra stessa, maggiori sono le incertezze a cui si va incontro. Se si vuole affrontare il tema dell’origine della vita sul nostro pianeta, le ipotesi sono diverse e il grado di incertezza è massimo. Quali sostanze chimiche hanno permesso di “confezionare” le macromolecole biologiche (proteine, carboidrati, lipidi e acidi nucleici) invece è abbastanza chiaro. Tutte queste biomolecole sono costituite da carbonio, ossigeno, azoto, idrogeno, zolfo e fosforo, perciò possono derivare quasi completamente da molecole semplici che contengono questi elementi, cioè metano (CH4), ammoniaca (NH3), acqua (H2O), biossido di carbonio (CO2), monossido di carbonio (CO), acido solfidrico (H2S) e fosfati (PO43-).

     I primi a proporre un’ipotesi scientifica sull’origine della vita dalla combinazione, in particolari condizioni (quella dell’atmosfera primitiva) di queste molecole inorganiche furono il sovietico Alexander Oparin (1894-1980) e l’inglese J.B.S. Haldane (1892-1964) intorno al 1920, ciascuno in modo indipendente dall’altro. L’ipotesi è conosciuta col nome di “zuppa (o brodo) primordiale”, una soluzione gassosa/acquosa di queste sostanze che in presenza di fulmini e radiazioni ultraviolette avrebbe innescato la formazione di macromolecole a base di carbonio. Da queste, in qualche modo non conosciuto, nel corso di milioni di anni devono esserci state particolari combinazioni che hanno prodotto organuli che, opportunamente assemblati, hanno prodotto prima cellule procariotiche e poi quelle eucariotiche.

     Una tappa ben più importante fu l’esperimento proposto da Stanley Miller (1930 – vivente) nel 1953 presso l’Università di Chicago. Riprendendo le idee di Oparin e Haldane sulla composizione dell’atmosfera primordiale, basata sui composti indicati sopra, Miller si fece costruire una struttura in vetro nella quale introdurre la soluzione liquida e gassosa definita zuppa primordiale. Con opportuni elettrodi riprodusse scintille che potevano simulare i lampi dei fulmini e il calore dei fenomeni vulcanici, allora molto più frequenti di oggi. Dopo una settimana circa notò la presenza sulla soluzione di una sottile patina che, analizzata, rivelò la presenza degli amminoacidi più semplici: glicina (formula bruta C2H5NO2) e alanina (formula bruta C3H7NO2). Potrebbe essere un piccolo tassello del grande e sconosciuto puzzle sull’origine della vita. Poi, come attraverso reazioni chimiche non ripetibili più sulla Terra si siano potuti formare gli organuli cellulari e le cellule stesse è ancora un mistero.

     Sulle molecole presenti nell’atmosfera primitiva invece non ci sono dubbi. Le ricerche sulle molecole prebiotiche continuano anche fuori dalla Terra, su altri pianeti, sui satelliti dei grandi pianeti gassosi, nelle nebulose stellari (vedi: Fosforo e ossigeno tra stelle informazione, rivista Focus) e soprattutto sulle comete (vedi: Ingredienti della vita sulla cometa di Rosetta, di Anna Lisa Bonfranceschi; video: Molecole organiche sulla cometa Churyumov-Gerasimenko, di orsobYanco).

Per saperne di più: Origini della vita – Cronologia.

Video: Origine della vita sulla Terra.

Conferenza-lezione di Renato Fani: L’alba dei Geni: L’origine e l’evoluzione della Vita sulla Terra (Caffè-Scienza Firenze, 2016).

Crediti MillerApparatus: www.smithlifescience.com ; primitive_atmosphere: study.com .




I nomi proposti per i quattro nuovi elementi chimici

14 06 2016

     Alla fine del 2015, la IUPAC confermava la scoperta di quattro nuovi elementi chimici con i numeri atomici e nomi provvisori 113 (ununtrium, simbolo Uut), 115 (ununpentium, simbolo Uup), 117 (ununseptium, simbolo Uus) e 118 (ununoctium, simbolo Uuo). A questo proposito vedi: La IUPAC conferma quattro nuovi elementi chimici.

     Qualche giorno fa sono stati proposti i nomi definitivi di questi elementi del settimo periodo del Sistema periodico:

1. Nihonium, simbolo Nh, per l’elemento 113

2. Moscovium, simbolo Mc, per l’elemento 115

3. Tennessine, simbolo TS, per l’elemento 117

4. Oganesson, simbolo Og, per l’elemento 118.

     In generale i nomi della Tavola sono riferiti a scienziati, scopritori, minerali da cui è stato ricavato l’elemento, nomi di luoghi o regioni geografiche, stati, personaggi mitologici, corpi celesti, proprietà dell’elemento

     Quali sono le motivazioni che hanno portato alle proposte di questi quattro nomi? Il nihonium è in onore del Giappone, infatti Nihon significa “terra del Sol levante” ed è uno dei modi per definire questo Paese. L’elemento è dedicato al Giappone perché fu scoperto nel centro di ricerca giapponese “Riken Nishina Center for Accelerator-Based Science”.

Il moscovium, come si intuisce facilmente, è dedicato alla capitale russa perché gli scopritori appartengono al “Joint Institute for Nuclear Research” di Dubna, una città a un centinaio di Km a nord ovest Mosca e caratterizzata dalla ricerca nucleare. Qui venne sintetizzato per la prima volta, nel 1964, anche l’elemento transuranico numero 104, il rufherfordio (chiamato dai russi kurchatovio per alcuni decenni) altamente radioattivo.

Anche il tennessine, come gli altri due, è dedicato ad un luogo geografico: allo Stato USA del Tennesse, tra il Kentuky e l’Alabama, la cui capitale è Nashville. I laboratori che lo hanno scoperto e proposto sono l’ Oak Ridge National Laboratory , la Vanderbilt University e il Lawrence Livermore National Laboratory.

     Il quarto elemento, l’oganesson, invece è dedicato ad una persona: il fisico nucleare russo Yuri Oganessian (ancora vivente), pioniere della ricerca sugli elementi attinidi, oggi definiti attinoidi. Gli attinoidi sono i quindici elementi chimici compresi tra l’attinio (numero atomico 89) e il laurenzio (numero atomico 103) compresi. Se la proposta sarà accettata, sarà il secondo elemento chimico ad essere dedicato ad un vivente. Il primo fu il seaborgio (numero atomico 106) che, dopo una lunga disputa tra sovietici e statunitensi su chi lo avesse scoperto per primo, venne dedicato a Glenn Theodore Seaborg, chimico americano. Ma i crediti della scoperta dal 1992, secondo la IUPAC, vanno condivisi tra i laboratori di Berkeley e quelli di Dubna.

Se le proposte saranno accettate, nomi e relativi simboli compariranno nelle nuove Tavole periodiche. Crediti, anche per le immagini: http://iupac.org/ . Comunicazione della IUPAC dell’8 giugno 2016.




L’uso del glifosato in agricoltura

2 06 2016

     Cos’è il glifosato? È l’erbicida più utilizzato al mondo e da alcuni anni è oggetto di pareri controversi da parte della comunità scientifica. La Comunità Europea ha incaricato l’Istituto tedesco BfR di eseguire un’indagine tossicologica su questa sostanza e sui possibili effetti sulla salute umana. Le conclusioni sono state abbastanza tranquillizzanti: si ritiene improbabile che il glifosato possa costituire un pericolo per la salute umana. Ma l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il glifosato tra i prodotti rischiosi, soprattutto per coloro che lo utilizzano nelle pratiche agricole, ritenendolo un probabile cancerogeno e un prodotto genotossico.

     Da punto di vista chimico, il glifosato è un erbicida non selettivo, cioè tossico per tutte le piante, che agisce inibendo alcuni enzimi cellulari responsabili della produzione delle proteine vitali per le piante. Si utilizza anche il nome N-(fosfonometil)glicina e la sua formula chimica grezza è C3H8NO5P. La molecola pare sia stata scoperta prima da Henry Martin nel 1950 per conto di un’azienda svizzera, senza che fosse pubblicata. Successivamente, nel 1970, fu la volta di John Franz che lavorava per la Monsanto Company e da allora la molecola è stata brevettata e inserita come principio attivo negli erbicidi. Dal 2001, anno di scadenza del brevetto, la produzione è diventata libera.

     Poiché la manodopera in agricoltura si è ridotta moltissimo negli ultimi decenni a vantaggio di una meccanizzazione crescente, pare non si riesca più a fare a meno dei diserbanti, soprattutto del glifosato. Anche per questo, sostenuta dalle conclusioni della BfR, la Commissione Europea ne ha consentito l’uso fino al 30 giugno prossimo, in attesa di una decisione definitiva che per adesso non è arrivata. Anzi dalle ultime notizie d’agenzia riferite ad ieri, i Commissari competenti sul tema sono orientati per una proroga delle autorizzazioni all’utilizzo del glifosato. Insomma, ci sono molti interessi in gioco e il problema viene rinviato. Nei frutteti e in altre colture si potrà continuare ad usare questo potente diserbante e potrà essere utilizzato anche lungo le siepi dei binari ferroviari e ai bordi delle strade.

     E la salute pubblica? Di solito in Europa prevale il “principio di precauzione”: in caso di sostanze sospettate di provocare danni alla salute umana, il loro uso viene vietato o quantomeno sospeso in attesa di ulteriori indagini. In questo caso avviene il contrario e sembra che l’Europa si stia allineando alle normative statunitensi: tutto ciò che non è dimostrato essere certamente nocivo, viene permesso.

     Anche l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), la cui sede è a Parma, ritiene che non ci siano prove degli effetti cancerogeni del glifosato.

     La Commissione Europea ieri ha comunicato, per il prossimo 6 giugno, la riunione del comitato di esperti dei 28 Paesi che compongono l’UE, per discutere il controverso dossier sul glifosato, proponendo la proroga dell’autorizzazione all’utilizzo dell’erbicida per diciotto mesi al massimo. Si propone anche di minimizzarne l’uso prima del raccolto, nei parchi e nei giardini pubblici. Vedremo cosa decideranno gli esperti, ma si conosce già la netta contrarietà della Gran Bretagna (alle prese anche con un referendum sull’uscita dalla UE): oltre la Manica il glifosato è utilizzato massicciamente.

Video RAI: glifosato, (Geo ospita Fabio Taffetani, professore ordinario di Botanica sistematica al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche).

Per approfondire: Manifesto Stop al Glisofato, di Legambiente. La valutazione del rischio da glifosato, dell’EFSA, per conto della Comunità Europea; La Stampa Salute: glifosato.

Diretta La7: Glifosato testimonianze.

Nelle immagini: 1. Struttura della molecola di glifosato; 2. Irrorazione di una coltura con un diserbante selettivo; 3. Particolare di un campo di frumento trattato con glifosato e privo di erbe infestanti.




L’olio di palma e i rischi per la salute

28 05 2016

     Qualche mese fa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, indicata con la sigla efsa), ha reso pubblico un dossier relativo a varie sostanze potenzialmente tossiche che si sviluppano durante alcune lavorazioni di prodotti alimentari.

Un dossier in inglese di circa 160 pagine che, focalizza l’attenzione sulle sostanze prodotte dalla raffinazione degli oli vegetali, in particolare dell’olio di palma e cioè i glicidil esteri degli acidi grassi (GE), il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e il 2-monocloropropandiolo (2-MCPD). Queste sostanze si sviluppano, secondo la relazione, dalle lavorazioni ad alte temperature (oltre i 200 °C) non solo con oli vegetali tra cui quello di palma ma anche con margarine utilizzate per la produzione di dolci industriali.

     I tecnici dell’efsa hanno valutato (purtroppo) i glicidil esteri degli acidi grassi genotossici e cancerogeni, cioè negli esperimenti sugli animali hanno evidenziato problemi tossici sul patrimonio genetico e aumento dello sviluppo di tumori a carico di vari tessuti.

     I danni causati all’organismo sono correlati all’età del consumatore (più è giovane e maggiori sono i rischi legati al consumo di questi prodotti) e all’esposizione (maggiore è il consumo e maggiori sono i rischi). In particolare la dott.ssa Knutsen, presidente del gruppo di esperti che hanno affrontato il problema, ha dichiarato che “L’esposizione ai GE dei neonati che consumino esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte il livello considerato a basso rischio per la salute pubblica”.

     Gli studi hanno anche evidenziato che l’olio di palma contribuisce in modo sensibile al 3-MCPD, mentre i dati raccolti sono insufficienti per affermare una cosa analoga per l’esposizione al 2-MCPD (Fonte e approfondimenti: Relazioni Stampa EFSA, 3 maggio 2016). Ma cos’è l’olio di palma? È un olio vegetale saturo, cioè formato da acidi grassi costituiti da una catena di atomi di carbonio uniti unicamente da legami singoli. Anche per il suo costo più basso rispetto ad altri oli vegetali insaturi, l’olio di palma ha progressivamente sostituito gli altri nella produzione di dolci e prodotti alimentari ottenuti su scala industriale.

     Però bisogna segnalare, senza fare allarmismi, che da oltre sessant’anni molti studi di gruppi di ricerca di vari Paesi hanno ottenuto risultati concordanti: il consumo di alimenti con elevate quantità di acidi grassi saturi (salumi, grassi delle carni, derivati grassi del latte, formaggi, alcuni oli vegetali) sono potenzialmente dannosi per la salute. Non solo: l’Organizzazione Mondiale della Sanità e altre organizzazioni sanitarie di vari Paesi hanno stabilito una relazione diretta tra consumo elevato di grassi saturi e malattie cardiovascolari, la principale causa di morte nei Paesi più ricchi del Pianeta.

Cosa fare allora? Controllare le etichette e ridurre il consumo di prodotti contenenti acidi grassi saturi.

Alcuni acidi grassi saturi presenti in grassi animali e vegetali:

a) acido palmitico o acido esadecanoico (IUPAC): CH3(CH2)14COOH

b) acido margarico o acido eptadecanoico: CH3(CH2)15COOH

c) acido stearico o acido ottadecanoico: CH3(CH2)16COOH

d) acido miristico o acido tetradecanoico: CH3(CH2)12COOH .

Video RAI: I grassi alimentari. Crediti immagine olio_di_palma: www.greenstyle.it .

 




I laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

14 05 2016

     I Laboratori del Gran Sasso si occupano di Fisica delle particelle elementari e di astrofisica nucleare e ospitano circa 750 studiosi provenienti da oltre 20 Paesi diversi. La sede del Gran Sasso è uno dei quattro poli di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e rappresenta il laboratorio sotterraneo più grande al mondo, sovrastato da circa 1400 metri di roccia.

     Chi ha percorso il tunnel del Gran Sasso, lungo circa 10 km e a circa 120 km di Roma, a metà tunnel avrà certamente notato la deviazione che porta ai laboratori sotterranei. Vi si può accedere solo prenotando una visita guidata, anche per gruppi e scolaresche.

     Anche i Laboratori del Gran Sasso organizzano gli Open day, in collaborazione con l’Associazione per l’insegnamento della fisica, il 29 maggio prossimo i laboratori saranno aperti al pubblico dalle 10,00 alle 18,00.

     I principali argomenti di ricerca sono: lo studio dei neutrini in tutti i loro aspetti; le reazioni nucleari prodotte dai corpi celesti (stelle); la materia oscura dell’Universo. Tra i risultati delle ultime ricerche si segnala l’esperimento Borexino, un progetto internazionale che ha permesso di appurare l’origine di gran parte del calore interno della Terra: proviene dal decadimento radioattivo dell’Uranio-238 e del Torio-232 presenti nel mantello del nostro pianeta, uno strato sotto la crosta e spesso circa 2000 Km.

     Un altro progetto da segnalare è XENON1T, una sorta di “trappola” per la materia oscura, per cercare di decifrarne la composizione. La materia oscura è la maggioranza (cinque volta più abbondante della materia ordinaria) della materia che compone in nostro Universo e che finora è sfuggita alle osservazioni dei nostri strumenti, perciò la sua natura è ancora sconosciuta. XENON1T è il risultato della collaborazione di “21 gruppi di ricerca, provenienti da Italia, USA, Germania, Svizzera, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Israele, Svezia e Abu Dhabi. Il gruppo italiano che partecipa all’esperimento XENON1T è costituito, insieme ai Laboratori del Gran Sasso, dalle sezioni INFN e dalle Università di Bologna e Torino” (sito web dei Laboratori).

     Per saperne di più sulle strutture e sui laboratori, si può anche seguire un Tour virtuale oppure visitare il sito https://www.lngs.infn.it/it e selezionare le schede che interessano.

Video RAI: Laboratori Nazionali del Gran Sasso;

Video: Silenzio, parlano i neutrini (2012), da GiovedìScienza;

Video: I Laboratori Nazionali del Gran Sasso (2013), di Sante Martin;

Video RAI Scuola: La materia oscura (Nautilus).

Crediti immagini: (1) https://www.lngs.infn.it/it ; (2) www.taup-conference.to.infn.it .







echo '';